UN’EREDITA’ CHE COSTA TROPPI CADAVERI

by Andrea


Joe, Billy e Michael sono tre gemelli. I primi due, residenti a Detroit, sono rispettivamente un medico, primario in un ospedale, e un biologo ricercatore. Michael, invece, è missionario in Africa, in una missione vicino al deserto.
Joe e Billy hanno deciso di diventare soci, fondano una clinica privata e incaricano George, un loro parente notaio, di redigere il contratto della nuova fondazione.

Venerdì 17 luglio, giorno dell’inaugurazione della nuova clinica, George si reca prima a prendere Joe e insieme vanno da Billy. George suona ripetutamente il campanello ma invano. Joe decide allora di entrare; apre la porta e... la sala è buia; accende la luce e, davanti a sé, rinviene il cadavere di Billy: il suo cuore è perforato da una freccia, la cui punta è tutta intrisa di sangue, sangue che scorre anche lungo il petto del cadavere.

Sopraggiunta la polizia, George e Joe spiegano la situazione; Joe mostra la sua carta d’identità ai due medici legali per dimostrare che egli è veramente il fratello gemello del defunto e segue con la sua automobile l’ambulanza col fratello, diretta all’obitorio.

Ad un tratto, lungo il tragitto, questa ha un incidente e cade rovinosamente in una scarpata prendendo fuoco.
Il pomeriggio anche Joe viene trovato morto in casa sua, trafitto anch’egli da una freccia.La situazione si complica e la polizia di Detroit decide d’ingaggiare Edward, un prete noto per essere il più bravo investigatore della zona.

Edward è un uomo alto e possente, ha penetranti occhi marroni e capelli corti, che coprono leggermente le asticciole dei suoi piccoli occhiali blu. Di solito indossa una giacca scozzese e dei jeans verde scuro.Lo stesso giorno dell’assassinio, arrivano a Detroit Mattew e sua moglie; questi è il cugino dei due gemelli morti: un uomo piccolo e grasso, dal viso inespressivo, che non dimostra molta intelligenza, con lunghi capelli castani, spesso appiccicosi e sudaticci. Dell’arrivo di questo cugino ne è a conoscenza solo George, il quale lo invita a cena per raccontargli nei dettagli l’accaduto.
Dopo un breve antipasto a base di salumi, Mattew avverte un malore; George allora si allontana per prendere un bicchiere d’acqua, ma, al suo ritorno in sala da pranzo, lo trova morto, riverso sul divano di pelle nera.
La mattina seguente George trova nella cassetta delle lettere un biglietto che suona così:

SALVE, MI CHIAMO EDWARD E SONO UN INVESTIGATORE CHE COLLABORA CON LA POLIZIA. LA INVITO A VENIRE ALLE 12.45 AL DISTRETTO DI CRIMINALY STREET. EDWARD

George si avvia verso il luogo convenuto, incontra Edward e, insieme, si dirigono in un ufficio tranquillo. A quel punto Edward chiede a George:
"Cosa pensa sia accaduto al povero Mattew?"
"Mattew soffriva di cuore, - risponde George - infatti era già stato operato tempo addietro in seguito a un infarto."
"Credo che il cuore non c’entri niente in questo caso. Mattew è stato avvelenato!
Mi racconti bene e con ordine che cosa è accaduto quella sera."
"Non ero solo con la vittima, - continua a quel punto il notaio - c’era anche sua moglie Caroline; abbiamo iniziato a cenare con un antipasto a base di salumi e, a quel punto, Mattew si è sentito male. Io sono corso a prendere un bicchiere d’acqua, ma sono arrivato troppo tardi: al mio ritorno era già morto."
L’investigatore a questo punto esclama:
"Arrestate quest’uomo per triplice omicidio! Movente: eredità. Mente. Per quale motivo è corso a prendere un bicchiere d’acqua quando l’acqua era sul tavolo? Stavate cenando."
Detto fatto. Il povero George viene arrestato. Non c’è nessuna prova a suo favore. È vero, l’acqua era sul tavolo e non c’era motivo d’allontanarsi; inoltre non ci sono dubbi che Mattew sia stato avvelenato. Egli, inoltre, era il notaio di famiglia ed era a conoscenza del contenuto del testamento dei fratelli e di chi fosse il destinatario dell’eredità., quindi....
Il giorno seguente Edward va al funerale di Mattew con il compito di portarvici anche George, sotto la sua tutela.
Alla cerimonia funebre, è presente anche Caroline e George lo comunica all’investigatore; parlando con lei, Edward scopre che tutto ciò che l’imputato ha raccontato corrisponde a verità. Ciò non toglie che George e Caroline possano essere complici.
La mattina seguente Edward decide di non perdere tempo e di indagare sulla famiglia di Caroline.
Le ricerche all’ufficio anagrafe danno frutto ed egli scopre che la moglie di Mattew non ha più parenti al di fuori di una sorella minore, Jane, che risiede a Lansing, una città poco distante da Detroit.

Alle quattro del pomeriggio, Edward trova la casa di Jane e, dopo essersi presentato, viene accolto da questa ragazza dai lunghi capelli biondi, dagli occhi azzurri e dal trucco molto evidente, come se fosse appena tornata da una festa. Parlandole, scopre che Caroline ha un negozio di cosmetici, che Mattew era disoccupato e che la loro situazione economica non era florida. Per questo motivo tra i due a volte scoppiavano litigi, perché Mattew sosteneva che si dovesse vendere il negozio per ricavarne del denaro, mentre Caroline era contraria.
Il giorno successivo Edward si reca in chiesa, in veste di prete, per svolgere il suo ministero e per confessare. La mattina è fredda e buia, il vento soffia dalle porte semiaperte e produce suoni tenebrosi e sinistri. La chiesa è molto silenziosa, quando, ad un tratto, si sentono dei passi: una strana persona entra, si avvicina al confessionale e dice al prete:
"Ho commesso un omicidio!" Poi se ne va misteriosamente.

Edward esce di corsa, cerca di fermare il misterioso individuo, ma non lo trova più; si sente solo l’odore nauseante di un profumo da uomo. La sera invita a cena Caroline e, durante la conversazione, ad un tratto a questa cade la borsa: il suo contenuto si rovescia a terra. Caroline raccoglie tutto frettolosamente, come se volesse nascondere qualcosa, quindi si allontana, lasciando lo stesso odore che era stato avvertito nel confessionale.
Edward nota che ha dimenticato il rossetto, lo raccoglie e se ne va proponendosi di renderglielo alla prima occasione.
Tornato a casa, va a letto. Dorme da più di un’ora, quando si sveglia di soprassalto in preda a un incubo. Calmatosi, comincia a meditare sul sogno appena fatto: forse il rossetto trovato era proprio quell’oggetto misterioso che Caroline voleva nascondere. Decide allora di prelevarne un piccolo campione, prima di renderlo alla proprietaria.
La mattina si reca alla sezione scientifica della polizia e fa analizzare ciò che ha prelevato. In breve riceve il referto: contiene tracce di veleno, un veleno che fa effetto solo quindici minuti dopo essere stato ingerito. Edward allora ha un’illuminazione: tutto gli è chiaro e, senza esitare, manda Caroline agli arresti domiciliari. Non dà spiegazioni a nessuno tranne che al sergente e, deciso a risolvere questo giallo, si reca in Africa, alla missione di Michael, per raccogliere ulteriori informazioni.

Raggiunge la missione a notte inoltrata, viene scortato da una guardia indigena e, dopo aver spiegato chi era e come mai si trovava lì, viene ospitato per la notte. Dopo un sonno ristoratore, incontra e conosce padre Gino, un missionario italiano che gli spiega che da più di un mese Michael è sparito; lo descrive sommariamente, ma in modo sufficiente perché Edward comprenda come egli sia un suo ex compagno di seminario; se avesse visto i cadaveri!!! Avrebbe capito prima!! Nel frattempo si fa ora di pranzo e padre Gino recita la preghiera consueta:

"Preghiamo insieme; Signore noi vi ringraziamo per questo cibo e vi saremo sempre fedeli."

Edward, non avendo più nulla da scoprire e non avendo trovato Michael, torna a Detroit. Dopo una settimana di calma, nella cassetta delle lettere trova un telegramma che dice:

ALLE 12.30 ALL’AEREOPORTO. STOP. AFRICA.

Guarda l’orologio e nota che manca poco all’appuntamento; sale in macchina e si reca all’aeroporto. Lì vede un uomo con un cartello sul quale spicca la scritta "AFRICA",gli si avvicina e scopre che è Michael!
A quel punto lo ospita in casa sua e Michael gli racconta che, da più di un mese, era andato nel deserto a meditare, perché la sua fede era traballante, quando, un giorno, ha avuto la sensazione che in missione fosse accaduto qualcosa di brutto. Tornato e venuto a conoscenza dei fatti, aveva deciso di recarsi a Detroit per capire meglio l’accaduto.
Accetta di buon grado la cena e, prima d’iniziare, recita la solita preghiera:

"Signore noi ti ringraziamo di questo cibo e ti saremo sempre fedeli."

Stanchi della giornata trascorsa, si ritirano nelle loro camere da letto, ma a notte inoltrata Edward ha un’altra intuizione e ne è così felice tanto da non poter trattenere un urlo di gioia.
La mattina seguente, dopo aver fatto una telefonata, accompagna Michael nel suo ufficio al distretto di polizia, dove si trovano già George e un cagnolino bianco. Entrati nella stanza, il cagnolino salta addosso a Michael ed Edward esclama:
"Billy, ti arresto per omicidio!"
Billy, messo alle strette, confessa.
"E’ vero, sono io l’assassino. Il giorno dell’inaugurazione della nuova fondazione ho ucciso mio fratello e, poi, facendo finta di niente, sono andato con George a casa di Joe. Con la mia macchina, ho seguito l’ambulanza e, in aperta campagna, l’ho fatta accostare, ho ucciso i passeggeri, ho prelevato il cadavere di Joe e ho fatto precipitare l’ambulanza in una scarpata, sapendo che, cadendo, si sarebbe incendiata.
Successivamente ho portato il cadavere di Joe a casa mia per fingere che io fossi morto, dopo di che sono scappato in Africa, ho ucciso anche Michael, dopo averlo rintracciato, e ho preso il suo posto. In questo modo sarei rimasto l’unico erede. Ma lei, Edward, come ha fatto a scoprirmi?".
Edward risponde:
"Inizialmente sospettavo di George, perché seguivo una falsa pista. Ho poi capito che l’omicidio di Mattew è stato commesso da Caroline: si è tradita con quel profumo particolare. Inoltre mi è venuto il dubbio che il rossetto fosse avvelenato e la scientifica ha confermato i miei sospetti. Quindi Caroline, con un innocuo bacio, ha ucciso il marito.

Questa parte del mistero era risolta. L’altra sera, a cena a casa mia, durante la preghiera, hai dato del ‘tu’ al Signore anziché del ‘voi’ e questo mi ha fatto sorgere un dubbio. Mi sono poi ricordato che Michael era allergico al velluto e, quando eravamo in seminario, ogni volta che eravamo sull’altare, non smetteva di starnutire; tu, invece, non hai avuto nessuna reazione quando sei venuto a contatto con i sedili in velluto della mia automobile.

Il caso è risolto, ora tutta l’eredità andrà a George, che la dividerà equamente tra sé e la missione in Africa.


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