Quivi si raccontano storie che insegnino
Con fare serio o faceto
Come altri vedano il mondo
Diversamente da noi
Lacrime amare
A volte quando sono in classe scoppio in lacrime.
Me ne sto zitto e buono finché non ci si mette lui, il prof. di
matematica, che con il solito modo brusco mi umilia davanti alla classe.
Ad un tratto mi sale un groppo alla gola e le lacrime mi inondano gli
occhi, tutto per colpa sua, solo perché ce l’ha con me.
Quando accade che non riesco più a trattenermi, allora
lui cerca sempre di sdrammatizzare con le sue battute sarcastiche
o, ancora peggio, spesso mi intima di smetterla, mandandomi
successivamente in bagno con tono sbrigativo.
Subito dopo arriva il compagno di turno a consolarmi e io, più
arrabbiato che triste, sfogo la mia rabbia contro il prof.
Quando torno in classe lui è ancora lì con quel suo
sorriso beffardo stampato sulla faccia, come se niente fosse e io,
pieno di odio, lo guardo parlare e penso a quando succederà di
nuovo.
Francesco Galesso
Dove ho sbagliato?
A volte qualcuno dei miei compagni scoppia in lacrime. Il professore se
ne sta seduto dietro la cattedra oppure circola tra i banchi, insomma
fa il suo lavoro. Poi, a volte, si comporta in modo sbagliato. Per
esempio, comincia ad anticipare un argomento a lui caro con tanta
enfasi che alla prima domanda che rivolge ad un alunno, il poveretto ha
così paura di sbagliare che le lacrime sgorgano per i fatti
loro; oppure si crede tanto divertente e spiritoso che comincia a
sparare battutine e freddure degli anni Settanta che nessuno capisce
- e infatti ride solo lui; o ancora, quando un ragazzo parla un
po’ col vicino di banco e il prof si è alzato con la luna
storta, emette un suono spaventoso rivolto ai due malcapitati, che
rintrona per tutti i corridoi… Poi, i più sensibili si mettono a
frignare anche quando il prof. li appella con piccoli soprannomi
“AMICHEVOLI” che vogliono tendere a sottolineare quei fastidiosi
difettucci che dispiacciono tanto ai professori. O magari, uno
non ha studiato bene la lezione del giorno e di conseguenza non sa
rispondere alla domanda che gli hanno fatto, e quella belva del prof lo
assale letteralmente con mille domande e spiegazioni e, nei casi
peggiori, gli appioppa pure una nota.
Ma allora è quasi certo che l’ alunno si metta a piangere, non
crede, Prof.?
Anch’io mi sentirei una schifezza se qualcuno mi criticasse e mi
prendesse in giro, per di più davanti ad altre venti persone..!
Ed è completamente inutile cercare poi di rimediare il pasticcio
con false moine e consolazioni: tanto la nota rimane dov’è e i
due sberloni a casa ce li becchiamo lo stesso! L’unico modo per evitare
queste tragedie è avere l’accortezza di essere più
delicati nel modo di rivolgersi agli alunni, cercare di non pretendere
troppo oltre le loro capacità e capire che non esiste solamente
la propria materia, ma anche altre sei o sette ugualmente da studiare e
che a casa non c'è poi tutto questo tempo, perché un
ragazzo della nostra età non può stare tutto il
pomeriggio con la testa piegata sui libri, ma deve pur uscire con gli
amici a prendere un po' d'aria... Inoltre credo che dopo quei dieci o
vent'anni di servizio, un prof. veterano debba aver capito cosa
dire o non dire agli alunni sensibili davanti a tutta la classe per
evitare la tragedia... invece queste cose continuano a succedere come
niente fosse! Ma perché, ad ogni neo-prof, non danno
subito, appena entra in servizio, un manuale sull'atteggiamento da
tenere con i bambini??? Sarebbe più giusto, nooo?!? Sarebbe
più equo: gli alunni hanno il codice scolastico (non danneggiare
le strutture, alzare la mano per intervenire..ecc..) e gli insegnanti
il loro manuale! Ma, dato che questo è solo il pensiero
soggettivo di una povera alunna, probabilmente non verrà mai
adottato questo metodo, ma come attenuante si potrebbe lo stesso
provare a discutere con il diretto interessato e promettergli di non
metterlo più in imbarazzo.
Ok, io ora concludo dando un consiglio a tutti gli insegnanti che spero
riflettano una notte intera e prendano in considerazione la mia
proposta: perché non fare una scatola chiusa dove gli alunni
possano segnalare tutti i comportamenti sbagliati e scrivere le
critiche al prof, che si impegnerà poi a leggerle in classe e
opportunamente a cambiare in meglio?
Speriamo però che si faccia davvero. Melissa Omercic
Dal libro di
Antologia
Dal diario di Eva - di
M.Twain
SABATO
Ieri pomeriggio, di lontano, ho seguito l’altro Esperimento, volevo
capire a che cosa potesse servire. Ma non ci sono riuscita. Credo sia
un uomo. Non ne avevo mai visto uno, ma quell’essere gli somigliava.
Verso di lui mi rendo conto di provare una curiosità più
forte di quella che provo nei confronti di qualsiasi altro rettile.
Ammesso che sia un rettile e io credo lo sia: infatti ha i
capelli arruffati e gli occhi azzurri e sembra un rettile.
LA DOMENICA DELLA SETTIMANA SEGUENTE
Per tutta la settimana non ho fatto altro che stagli dietro per cercare
di fare amicizia. Visto che era timido, è toccato a me occuparmi
delle chiacchiere, ma lui non se ne è risentito. Sembrava gli
desse piacere che io fossi lì, ho usato moltissimo il “Noi”,
assai socializzante, dal momento che l’essere incluso pareva lusingarlo.
LA DOMENICA SEGUENTE
Ho cercato di tirare giù dall’ albero qualcuna di quelle mele,
per lui, ma non mi riesce di imparare a tirare come si deve. Non ce
l’ho fatta ma penso che le mie buone intenzioni gli abbiano fatto
piacere. Sono mele proibite. Dice che mi metterò nei guai; ma
perché preoccuparmene se è per compiacere lui che vado a
finire nei guai?
Il diario di Adamo (1)
SABATO
Ieri pomeriggio mi sono accorto che l’altro Esperimento mi pedinava.
Non so cosa volesse fare, forse capire chi sono, comunque non credo che
ci sia arrivata.
Mi sembra che Papà l’abbia chiamata “Ava” o forse “Eva”, boh!
Chi lo capisce quello lì?
LA DOMENICA DELLA SETTIMANA DOPO
Da qualche giorno mi fanno male le costole, chissà perché?
Inoltre l’Esperimento continua a starmi dietro e a parlarmi, parlarmi
di noi, parlarmi di lei, se solo chiudesse quella boccaccia.... Qui
prima sì che era un Paradiso...
LA DOMENICA SEGUENTE
Quell’ Esperimento è proprio una sciagurata, continua a provare
a prendere le mele di Papà e vuole regalarmele; ogni tanto le
dico di non toccarle, ma non mi ascolta, se solo Papà lo venisse
a sapere…. Francesco Galesso
Il diario di Adamo (2)
SABATO
Ieri, quando mi sono svegliato, ho subito notato che un essere strano
continuava a seguirmi ed osservarmi.
Non ho ben capito cosa sia o a che cosa serva, so solo che mi somiglia
molto.
Credo però che sia una.... donna.
Non ne avevo mai vista una, ma verso di lei provo una forte
curiosità.
E’ più forte di quella che provo verso qualsiasi altro rettile,
ammesso che lo sia; infatti ha i capelli lunghi e arruffati e gli occhi
azzurri.
LA DOMENICA DELLA SETTIMANA SEGUENTE
Per tutta la settimana Ella non ha fatto altro che starmi dietro e
cercare di fare amicizia. Continuava a parlare e a parlare e a me
toccava stare zitto perché mi doleva fermarla, e poi il mio
vocabolario non era ancora sufficientemente vasto. Mi ha fatto molto
piacere avere qualcuno intorno e poi Ella è davvero molto buffa,
si ostinava a ripetere il “Noi” con molta insistenza come se non
capissi la sua lingua; io, naturalmente ho cercato di non farglielo
notare per non farla sembrare stupida, allora ho assunto un sorrisino
fisso per rassicurarla e metterla a suo agio.
LA DOMENICA SEGUENTE
Quell’incosciente di Eva (sono riuscito a chiederle come si chiama) ha
provato a tirare giù uno dei frutti proibiti a sassate, ma per
fortuna quella lì è imbranata come pochi e non ci
è riuscita… Ho provato a spiegarle che, così facendo, per
le lunghe si metterà nei guai, ma Eva si è giustificata
dicendo che lo faceva per me, per compiacermi e per socializzare.
Dovrò tenerla d’occhio, quell’essere, con la sua
curiosità e la sua ingenuità, un giorno sarebbe capace
anche di farsi abbindolare da quell’animale che fa la
guardia all’albero proibito e cacciarsi in un guaio molto, molto
ma molto grosso… Melissa Omercic
Dal Diario di Enrico VIII
11 MAGGIO 1509
Caro Diario,
ho solo 13 anni e oggi mi sono sposato. E’ stata una cerimonia
molto breve perché ho detto a Caterina che, se
avessimo fatto un rito lungo, io mi sarei sicuramente addormentato (si
sa che quando il Papa ci si mette può essere veramente un
mortorio) e poi volevo più tempo per la festa che è stata
un vero spasso: il maiale arrosto è finito addosso al mio
cancelliere Tommaso Moro e lui è caduto sul tavolo, buttando
così addosso al papà di Caterina il brodo, costui di
conseguenza ha iniziato a imprecare, ma il Papa l’ha sentito
così che è dovuto andare a confessarsi seduta stante. Mi
sono divertito molto e alla festa ho conosciuto una cara amica di mia
moglie: Anna Bolena, una ragazza molto affascinante. Per ora
però non ho intenzione di dare altri dettagli.
Tuo Enrico VIII
31 DICEMBRE 1533
Caro Diario,
oggi ho fatto le corna a mia moglie…sono un pessimo marito…non ho avuto
l’accortezza di chiudere la casa!!! Così che Caterina (appena
tornata dal viaggio in Spagna) è entrata di botto e mi ha
beccato con la sua amica Anna (ti ricordi quella tipa delle nozze ,
caro diario?). Però non sono pentito…
Il tuo playboy Enrico
1 GENNAIO 1534
Caro Diario,
mia moglie ed io abbiamo deciso di divorziare e, presa la
decisione, l’ abbiamo comunicata a Clemente che, con aria di
disapprovazione, ci ha risposto: “Il matrimonio è una cosa sacra
e deve essere consumata per tutta la vita” e tante cose simili …
Una vera barba...
Tuo Enrico, “il recluso”
31 FEBBRAIO 1534
Caro Diario,
alle 9.00 io e Caterina siamo andati dall’ arcivescovo di
Canterbury che ha accordato il divorzio. Lo stesso giorno, alle
ore 18.00, mi sono sposato per la seconda volta. Anna è
una ragazza molto bella (anche se è una tale oca!) e spero che
questo matrimonio duri più del precedente. Lo
giuro: sarà comunque l’ultimo. Dovessi perderci la testa...
Tuo Enrico, “il risposato” Monica Pennati
NAPOLEONE ?
Salve a tutti, soldati!
Sono colui che vinse tantissime battaglie, ad esempio la battaglia
delle Piramidi.
Eh sì…! Quelli erano bei tempi! Ora sono in esilio sull’isola di
Sant’Elena, dopo una grave sconfitta a Waterloo, per colpa del mio
cosiddetto “alleato”. Non avete ancora capito chi sono? Allora siete
davvero ignoranti, bhé?…. Dunque, vi dirò di più.
Dai ritratti che mi hanno fatto i contemporanei si può
osservare che sono peloso, con denti grandi, gialli e storti, tanto che
i dentisti mi obbligarono a mettere l’apparecchio (che durante la
battaglia di Lipsia ho totalmente distrutto).
Ho molte fans, che mi supportano durante le battaglie… che dire, in
questa materia sono un vero stallone! Ora avete capito chi sono? E
dunque, avete capito chi si meritava il vero onore delle vittorie? E
avete capito per colpa di chi sono finito in esilio? Per colpa di
Napoleone!!!!!!!!! E io sono il suo cavallo!!! Se non fosse
stato per lui e le sue manie di grandezza, io a quest’ora invece
di trovarmi in una stalla da quattro soldi, sarei in uno dei
migliori fienili a cinque “stalle”, con intorno cavalle stupende di
ogni razza!
Ma… così è la vita!!! Speriamo nel prossimo padrone! Federica Di Pietro, Valentina
Vimercati
Inchiostro rosso sangue
La verifica di grammatica: rito inesorabile che per l’alunno o la
classe in generale costituisce un’ecatombe, una cosa che nella vita
è certo che si dovrà affrontare , volenti o nolenti.
Da noi scolari è considerato un evento disastroso, cui
sopravvivono alcuni pochi esseri prescelti, comunemente chiamati
“secchioni” o – con un po’ più di garbo - “studiosi”.
Ma vi siete mai chiesti come si senta la prof. al momento di correggere
le verifiche?
E dove compra le micidiali biro ad inchiostro
rosso sangue che perseguitano le nostre prove? Ma proviamo ad
immaginarci la scena…
Molto probabilmente, la prof. la sera si siede alla scrivania armata di
penna e registro, mentre impugna le nostre verifiche, ma subito si alza
ad inforcare gli occhiali o la lente d’ingrandimento più vicina,
chiedendosi come fanno i propri alunni a scrivere così
dannatamente piccolo e, continuando a decifrare sgarbugli, scritture
incomprensibili, pasticci di parole incastrate una sopra l’altra, si va
rovinando la vista per il resto dei suoi
giorni.
Dopo aver esaurito interi ettolitri
d’inchiostro rosso e dopo aver mandato al diavolo
più volte l’inventore del bianchetto, che si ritiene copra
i peggiori erroracci della storia della grammatica, finalmente un
bel momento avrà finito di correggere le verifiche.
Trascrivendo i voti sul registro, mentre impilerà in un
angolo le verifiche con voti positivi, si accorgerà che
rischiano di essere sommerse dalla montagna di quelle che vanno dal
“cattivo” al “disastroso”. Dopo che avrà finito questo
estenuante lavoro e avrà riempito il registro di bei numerini
che vanno dall’uno al due, potrà finalmente riposarsi.
Il giorno dopo sarà accolta in classe dai gemiti di dolore non
appena avrà nominato la parola “verifica”, notando con immenso
gaudio e sommo piacere che gli alunni – in seguito a ciò - si
appassioneranno ancora di più alla materia e si laureeranno
sicuramente in lingua e letteratura antiche.
Dopo tutto questo seguirà un periodo di calma e
tranquillità, quasi di noia, che precede la prossima “VERIFICA”
Tutto concluso quindi? NO, vi sarà solo una breve stasi, un
momento di calma apparente, prima dell’inesorabile inevitabile
ineludibile ripetersi del rito sacrificale, altrimenti chiamato
“verifica di recupero...”
Lorenzo Benvenuti
L’interrogazione
Quella che segue è la classica vita scolastica in 3B, raccontata
dai diversi punti di vista di Valerio, di Michael e di una prof. DAL DIARIO DI UNA PROF
Mercoledì
Caro diario,
domani avrò la lezione di scienze e l’interrogazione di x e y.
Come di consueto, interrogherò il volontario x, invece y
andrà ai servizi per fuggire, pensa lui, dall’interrogazione, ma
attenderò il suo ritorno per “disintegrarlo”.
Infatti appena y varcherà la soglia sentirà in suo
nome seguito da: ”Interrogato!”.
Successivamente y emetterà dalla sua bocca il famoso “d’oh!”
segno di sfortuna alla Homer Simpson.
La domanda che farò sarà: “Esponi la composizione
molecolare dell’acqua”, come al solito x risponderà
istintivamente “H2o”, la risposta di y sarà invece: “A2cqa3”,
poi si correggerà con : “A3qua65”. I voti teli puoi immaginare:
5 a x e 3 a y.
DAL DIARIO DI MICHAEL
Giovedì
Caro diario,
oggi, come al solito, mi sono fatto interrogare in scienze; come di
consueto i miei compagni mi dissero che mi offrivo solo per vantarmi
della mia (acuta e perfetta) abilità nelle materie scientifiche,
ma non è vero.
Stranamente ho avuto come compagno di interrogazione Valerio, che al
suono della campanella è andato direttamente ai servizi per
scappare dall’interrogazione; ma quando è tornato la prof,
in attesa della preda preferita, disse quella frase formata da 18
lettere: “Valerio interrogato”. Dalla bocca di Valerio partì un
esclamazione conosciuta, il famoso “D’OH!!” (segno di sfortuna alla
Homer Simpson).
Io me la sono cavata con un meritato distinto, mentre Valerio con un
sufficiente di consolazione.
Non è andata male ma la prof alla fine disse a Valerio :
“Domani ti interrogherò ancora”. Immagina cosa è
successo!!!
DAL DIARIO DI VALERIO
Giovedì
Sono sempre il solito sfortunato, non me ne va mai bene una!
Ore 8.00: mentre si udiva - per una strana coincidenza - la colonna
sonora di Star Wars quando entra in scena Darth Vader, provenire dal
laboratorio di cineforum, entra la prof, e cosa dice se non: “Oggi
interrogo” ?
Avevo paura… non avevo studiato (come al solito) e a quel punto il mio
cervello si mise in funzione, ma, con la furbizia di dinosauro che mi
ritrovo, traevo una simultanea decisione: andare in bagno e starci,
nonostante l’odore, per almeno 10 minuti.
Ore 8.02 mentre dal registratore del prof Pederzani, acceso nell’aula
accanto, parte la musica di Mission Impossibile, iniziava la fase 1:
Chiedere alla prof il permesso di andare in bagno. Tutto filava liscio.
Ore 8.15, sono rientrato in classe, apro la porta ma rimango
agghiacciato: “Valerio interrogato”. Mi parte un urlo, ma riesco a
trattenerlo, sembrava di essere mangiato da un T-Rex: era l’inizio
della fine.
Ore 8.45, finita l’interrogazione di MIKHEL (o come si scrive), toccava
a me: la domanda più difficile era la formula molecolare
dell’acqua: A2QU3A2. Ma fortunatamente almeno questa la sapevo.
Ore 8.49, terminata la mia interrogazione, l’espresso con il cappio per
impiccarsi non era ancora arrivato. Valutazione finale 3.
Sono sopravvissuto anche a questo!
Decisamente, non me ne va mai bene 1 !!!
Valerio Vecchiato, Michael Saggin
Sogni da pallone
Sono stufo marcio di questa vita!
Da mesi ormai sono sporco di fango, perché Diego è grande
e non mi guarda più: è diventato un dio e con i nuovi
palloni supermoderni io non valgo più una lira.
Mi lamento, ma a pensarci bene sono stato fortunatissimo, perché
ormai quello che è stato è stato. Sono vecchio, è
vero, ma la mia vita è stata divertente anche se faticosa.
Mi ricordo come fosse ieri quel giorno d’inverno, piovoso, per niente
luminoso e freddo.
Un minuto bambino entrò in quello squallido negozio dove io
allora vivevo: voleva comprare uno splendido pallone, ma i suoi
spiccioli non bastavano. Dispiaciuto, frugò in un cesto pieno
raso di palloni - quelli semplici, che costano poco, bianchi e
neri.
Cercai di farmi spazio perché volevo uscire da quel monotono
negozio. Lui non so come mi vide, mi prese e mi accarezzò
delicatamente: era dolce e affettuoso; fece qualche palleggio, quindi
mi acquistò. Io capii subito chi sarebbe diventato! Mi erano
bastati quei pochi palleggi nel negozietto per non avere dubbi su chi
avrebbe potuto diventare quel macilento bambino! Diego, dopo aver
pagato, mi portò immediatamente in un piccolo campetto di
periferia, disseminato di pozze. Malgrado il maltempo incominciò
a farmi volare su e giù come un’altalena, senza mai farmi cadere
per terra.
Da quel giorno diventai il suo compagno di avventura, infatti mi
portava con lui ovunque andasse; qualche volta mi lamentavo – lo avrete
capito, sono sempre stato un po’ brontolone - perché i
tiri potenti con cui mi faceva volteggiare in aria mi provocavano
il mal di testa. Ma quando tornavamo a casa la sera, stanchi e
sporchi, eravamo assolutamente soddisfatti; infatti, dopo aver cenato,
ci sdraiavamo sul letto e dopo qualche secondo ci immergevamo in sogni
profondi. Io allora sognavo di essere calciato all’ultimo minuto del
mondiale da Dieguito o, ancor meglio, da Holiver Atton o da Mark
Lenders con il super tiro della tigre, indirizzato dalle imprecazioni
del mister Jeff Turner che intanto prendeva a testate quella testa
calda di Bruce Harper.... Sogni non molto diversi da quelli di
qualunque altro bambino, suppongo. Ne abbiamo passato di tempo,
insieme, io e Dieguito...
Ma da qualche tempo non valgo più niente per lui. Da quando ha
iniziato frequentare la malavita, la camorra a Napoli, ho quasi paura
se entra in casa. E’ da molto che non lo vedo più, qualche volta
sento la porta sbattere ma non ho idea di chi sia e di che
intenzioni abbia, se sia lui o qualcuno dei suoi infidi “amici”.
Ormai sto morendo, me lo sento, e l’unica consolazione che mi è
rimasta è quella di far divertire un gruppo di bambini che ogni
tanto mi vengono a prendere di nascosto e mi portano con loro, in un
campetto fangoso disseminato di pozzanghere...
Mi piacerebbe tanto rivedere in Diego il volto sorridente e gioioso che
hanno quei piccoli ragazzini, speranzosi di riuscire a vivere una vita
migliore. Matteo Longoni
Vita da borsa
E’ difficile essere una borsa! Molto difficile! Per di più
se si appartiene ad una donna con un bambino piccolo, per cui pensate
cosa mi tocca trasportare tutti i santi giorni!
La mia padrona mette di tutto nella sua cara borsa (che sarei io!):
fazzoletti usati, portafoglio (quasi più grande di me), chiavi
di casa ormai arrugginite, cellulare che squilla ogni santo minuto,
bavaglini del bimbo ancora piene di bava e pappine ormai seccate
- e pensate che mi è anche capitato di portare pannolini
pieni di (.......) !
E sì che sono una borsa abbastanza grande (ma poco più
appena del “suo” portafoglio), per cui posso portare molte cose, sono
fatta di cuoio scuro e ho molte tasche sparse, nelle quali non potete
immaginare cosa c’è stipato dentro.
La mia padrona è molto disordinata e non mi tratta
tanto bene, anche se mi possiede da tanti anni: tutte le volte
che torna a casa mi sbatte con violenza dentro ad un armadio e
ogni tanto mi lascia lì per più di una settimana. Poi
certe volte mi capita di subire sua figlia più grande che, con
le sue luride manacce, comincia a mettermi sottosopra (come se non lo
fossi già!) in cerca di soldi.....
Io ricordo ancora, con molta nostalgia, quando sonnecchiavo in
quel bel negozio pieno di borse, che erano tutte mie amiche; lì
stavo su uno scaffale con da parte il mio bellissimo cartellino con
scritto in grande “65 mila lire”. Lì sì
che si stava al calduccio e tutti mi volevano bene! Finché non
arrivò la mia attuale padrona per comprarmi e da quel giorno
vivo così….va beh! Devo accontentarmi: questo è il mio
destino, purtroppo! Speriamo che almeno alle altre sia andata
meglio... Valentina Rigamonti