Di che cosa sia il ricordare
E di quali mille forme esso abbia
Qui si narra
Quel che suggerisce un profumo...
I ricordi che una persona possiede sono un patrimonio inestimabile:
donano infatti delle sensazioni, delle immagini, dei colori, che
difficilmente possono essere condivisi con gli altri, perché
estremamente personali.
Se tento di rievocare qualcosa di preciso, non trovo nella mia mente
eventi dettagliati o avvenimenti precisi, ma ricordo soprattutto delle
immagini le quali, più che un valore visivo, mi offrono delle
sensazioni.
Nei miei ricordi trovo spesso una persona: mio nonno Giuseppe.
Nonostante sia morto quando io avevo solo quattro anni, ho molti
ricordi di lui. Uno, però, è particolare e mi viene in
mente spesso: l’odore unico del suo appartamento, indescrivibile per le
sensazioni che mi dà tuttora. Esso infatti mi viene
suscitato da una semplice cosa: una caramella, la “Rossana”, che lui mi
offriva sempre, che a casa sua non mancava mai... Ancora oggi, quando
ne mangio una, mi torna alla mente mio nonno, mi immagino com’era e lo
ricordo sempre malato, ma gentile.
Nonostante i miei non siano ricordi nitidi, dettagliati, essi sono per
me importanti. Poche volte infatti dopo la sua morte sono tornato a
casa sua e sempre ho riprovato la sensazione di mistero che avvolge la
sua figura e che io ho creato per colmare il vuoto
incolmabile lasciatomi dalla sua scomparsa.
Credo quindi che i ricordi siano preziosi, perché avvolgono la
nostra vita dentro ad un velo di mistero, che non potremo mai svelare
perché il ricordo è un modo personale e intimo per amare,
per ricordare qualcuno, qualcosa che sopravvive solo in noi e che
con noi continua a vivere.
Francesco Galesso
D’ESTATE IL NONNO ALL’IMPROVVISO
Nello scrigno dei ricordi conservo molti episodi, ma ne
racconterò solo qualcuno che riguarda mio nonno…
Egli è una persona molto seria, chiusa in se stessa, pensa
troppo al lavoro e al suo adorato giardino. Con lui non si può
mai scherzare e non sopporta quando qualcuno mastica la cicca,
soprattutto se ha un odore forte (lui la definisce gomma americana).
Le sue giornate sono monotone e io lo vedo soltanto quando viene a
prendere mio papà per andare a lavorare, difatti loro possiedono
una ditta dove lavorano per ben 12 ore al giorno.
Ricordo che quando io frequentavo ancora la seconda elementare, lui
doveva portarmi tutte le mattine a scuola. Appena salivo sul furgone,
lui mi prendeva la cartella e la metteva nel baule, poi mi faceva
ascoltare una cassetta che io adoravo, me l’aveva fatta lui e conteneva
solo due canzoni:”Montagne verdi” e “Vagabondo”. A me piacevano
moltissimo quelle canzoni, e lui lo sapeva. Quando poi si fermava al
semaforo, mi faceva cambiare le marce, ogni tanto sbagliavo ma non
importava, perché così lui poteva insegnarmi.
Perciò, senza tante parole, aveva attenzione per me ed esprimeva
così il suo affetto.
L’episodio che voglio ora descrivere, risale a questa estate.
Era agosto e faceva un caldo terribile, per questo la mia famiglia ha
l’abitudine di fare dei giochi con l’acqua.
Mio nonno, coma al solito, non vi partecipava, piuttosto
preferiva falciare il prato o portarsi avanti con il lavoro. Invece
quel giorno arrivò in giardino di corsa, mentre noi giocavamo, e
cominciò a bagnarci con uno spruzzino gigante.
Tutti eravamo sorpresi nel vederlo così felice di partecipare ai
giochi estivi e del fatto che non se ne stava da solo come al solito.
Quindi senza pensarci due volte gli schizzammo addosso dell’acqua e
continuammo a giocare, più felici di prima per essere riusciti a
coinvolgere anche il più solitario della famiglia.
Da quel giorno ho riflettuto molto sul suo comportamento e ne ho
dedotto che fa fatica a esprimere le sue emozioni, una persona che lo
vede per la prima volta pensa subito che è un uomo sempre serio,
incapace di sorridere, ma per vedere com’è fatto davvero secondo
me, bisogna conoscerlo veramente bene.