UN INVESTIGATORE PART-TIME  

di Andrea Betti

Luciano è un investigatore sulla trentina. Egli non è un investigatore professionista perché nella vita di tutti i giorni fa il fruttivendolo. Ha il proprio negozio sotto una palazzina nel centro del paese. Veste magliette con colori cupi e blue jeans. Luciano è un uomo alto e robusto, ha i capelli castani e gli occhi verdi.
Luciano si alza sempre presto, verso le 5.00, per andare a lavorare. Si reca dagli agricoltori a comprare frutta e verdura e poi allestisce il negozio.
Sin da bambino il suo desiderio è di diventare commissario della polizia: non perde mai una puntata di Montalbano, Maigret e Poirot.
Luciano ha una moglie giovane che fa la cassiera in un supermercato; si chiama Enrica, ha i capelli tinti, è alta più o meno 1,70 e ha gli occhi azzurri.
Luciano vive una vita serena e tranquilla.
Il 10 Novembre 2009, in una notte buia e nebbiosa, si udirono delle grida provenienti dalla Valletta, un boschetto nei pressi della casa di Luciano. Le persone che abitavano nei dintorni chiamarono immediatamente la Polizia che arrivò sul posto dopo una decina di minuti. Furono chiamati anche i Carabinieri che arrivarono con le jeep e dei cani che fossero di aiuto nella ricerca. Trovarono un cadavere nascosto tra dei rovi sull’ argine della Bevera, il fiume che scorre in quel luogo. Il corpo fu subito identificato: si trattava di Mario Rossi. Aveva un occhio nero e dei graffi sul volto. Degli amici chiamarono Luciano a casa e gli dissero di raggiungerli sul luogo del delitto.
Luciano ricevette la chiamata alle 3 di notte, si svegliò di soprassalto e rispose al telefono con molta agitazione. Le telefonate a quell’ora non portano mai nulla di buono. Si precipitò sul posto pieno di entusiasmo all’idea di poter partecipare alle indagini con dei veri commissari di polizia.
La mattina seguente il cielo era limpido e il nostro improvvisato investigatore decise di inoltrarsi nella Valletta. Cominciò un’accurata osservazione del luogo. Trovò dei resti di alcuni copertoni di una mountain bike nascosti sotto delle foglie. Più avanti, fuori dalla pineta, trovò una bicicletta vecchia e in cattivo stato. Era priva di pneumatici e i raggi delle ruote erano sporchi di terra. Luciano, insospettito dalle tracce trovate, decise di chiamare la polizia che arrivò subito. La bicicletta e i copertoni furono portati via dai carabinieri per effettuare alcuni controlli poiché si pensò che potessero essere collegata all’omicidio della sera precedente.
Luciano, dopo aver riflettuto attentamente come solo un investigatore sa fare, si rese conto che quella bicicletta era a lui famigliare.
“Ecco, mi sembrava di averla già vista! Era appoggiata al cancello di Giuseppe proprio ieri mattina quando sono andato a prendere il pane”. Giuseppe era infatti il panettiere del paese.
La sera Luciano chiamò Giuseppe a casa e gli chiese se si era recato nella Valletta la notte precedente. Giuseppe confermò di essere stato nel boschetto vicino a casa e Luciano gli propose di incontrarsi al bar in centro per parlarne.
Luciano quella notte non dormì perché continuava a pensare al suo caro amico, un uomo così gentile e amichevole che non avrebbe fatto del male neppure a una mosca. Giuseppe amava dipingere come hobby e aveva la taverna di casa piena di quadri di vari generi. Alcuni raffiguravano uccelli della Valletta e altri i parroci, i vescovi e i papi della zona che si erano succeduti nel corso della storia.
Alle 16 del giorno seguente, come era stato stabilito, Luciano e Giuseppe si incontrarono al bar. L’improvvisato investigatore chiese all’amico cosa era andato a fare nel bosco. Giuseppe gli rispose che era andato a fare un giro in bicicletta, un’altra sua grande passione oltre ai dipinti, poiché non riusciva a prendere sonno. Inoltre Luciano gli chiese se era rientrato a casa in bicicletta poiché una bicicletta uguale alla sua era stata da poco ritrovata tra i rovi. Giuseppe rimase sbalordito dal momento che era certo di aver riportato la sua bicicletta nel garage di casa.
A questo punto i dubbi e le perplessità di Luciano erano molti: chi avrebbe potuto avere una bicicletta proprio uguale a quella del suo amico?
Giuseppe si ricordò di aver visto Tommaso, il maggiordomo della famiglia Strada, una delle più importanti e famose della Brianza, con una bicicletta proprio simile alla sua.
Luciano volle saperne di più su questo Tommaso.
Giuseppe gli spiegò che abitava vicino all’ acquedotto, la prima strada sulla destra, in una villa abbastanza vecchia ma all’interno completamente restaurata e ben tenuta.
Saputo questo, Luciano salutò Giuseppe e lo ringraziò per le preziose informazioni ricevute e per l’onestà e la gentilezza dimostrate durante l’improvvisato interrogatorio.
La mattina seguente pioveva, ma Luciano si incamminò comunque con il suo ombrello e il suo impermeabile verso la casa dove prestava servizio il signor Tommaso.
Luciano, seguendo le informazioni fornitegli dall’amico, arrivò di fronte ad un’imponente villa nel mezzo di un grande parco e  suonò coraggiosamente il campanello.
Gli rispose una voce maschile, molto bassa e roca. “Chi è?”
“Sono Luciano, il fruttivendolo, sono venuto per fare alcune domande al signor Tommaso: è in casa?”
Tommaso: “Sì, sono io. Venga pure avanti”.
Il cancello automatico si aprì e Luciano, dopo aver percorso un lungo vialetto circondato da fiori e piante di ogni genere, si trovò di fronte al portone della villa Strada.
Il maggiordomo lo fece accomodare e gli offrì del caffè che il nostro investigatore accettò molto volentieri. Mentre Tommaso preparava per il suo ospite, Luciano ebbe il tempo di osservare molto attentamente la casa: c’ era un grande affresco su una parete che raffigurava  il diavolo con Gesù, c’era molta argenteria di ogni tipo e forma, molte fotografie in bianco e nero e una vassoio con delle tazzine che parevano essere antichissime.
Luciano, da bravo osservatore, dedusse che si trattava di una famiglia nobile e molto ricca e che probabilmente Tommaso lavorava lì da molti anni.
“Come mai cercava proprio me?” chiese il maggiordomo sospettoso.
Luciano allora gli raccontò tutta la storia dell’omicidio, della bicicletta ritrovata e del suo amico Giuseppe.
“E’ impossibile! Io non ne possiedo e non sono nemmeno capace di andare su una bicicletta. E poi quella sera ero qui in casa da solo a lucidare tutta l’argenteria come mi aveva comandato la mia signora.” si difese duramente Tommaso.
“La ringrazio molto della sua disponibilità e scusi per il disturbo. Se avrò ancora bisogno di lei mi farò risentire”. Il fruttivendolo-investigatore lasciò così la maestosa villa, ma prima diede un’occhiata al garage senza farsi vedere dal maggiordomo.
Luciano infatti non credeva alla versione dell’uomo, anche perché, da bravo lettore di libri gialli, sapeva benissimo che spesso il colpevole era il maggiordomo!
Così di soppiatto si intrufolò all’interno del garage. Dopo aver cercato e ricercato qualche traccia che si sarebbe potuta collegare all’omicidio, trovò finalmente un lungo coltello da cucina con la lama molto affilata che a prima vista sembrava sporca di sangue. Decise di prenderlo e lo portò subito alla polizia per effettuare le opportune analisi.
Luciano non poteva credere che forse, finalmente, era riuscito a risolvere un giallo, il primo in tutta la sua vita.
I test effettuati dai carabinieri della scientifica sul coltello ritrovato confermavano che quello era sangue e in particolare proprio il sangue di Mario Rossi. Inoltre sul manico c’erano anche delle impronte.
La volante della polizia partì immediatamente in direzione della villa Strada per riuscire finalmente a chiudere il caso. I poliziotti presero le impronte di tutti i membri della famiglia, comprese quelle del maggiordomo, tanto sospettato da Luciano. Le ulteriori analisi dimostrarono che le impronte erano proprio di Tommaso, proprio come aveva ipotizzato il nostro ispettore. L’assassino venne subito preso e portato alla centrale dove venne arrestato e messo in prigione. La signora Strada era incredula che il suo fedele servitore per anni avesse commesso un atto del genere e ora tutti volevano sapere il perché di quel delitto così crudele.
Anche Luciano, dopo aver ricevuto i complimenti e i ringraziamenti di tutto il reparto della polizia e dei familiari della vittima, non era ancora soddisfatto poiché doveva ancora trovarne il movente
Indagò sulla vita sia della vittima che dell’assassino e trovò che i due avevano un rapporto di amicizia e che si trovavano ogni sabato nella taverna della casa del signor Rossi con alcuni amici a giocare a poker.
Tommaso era molto bravo e ogni volta vinceva contro l’amico, il quale aveva contratto un grosso debito con il suo aggressore.
Il maggiordomo era stufo di attendere quei soldi e così decise di farla pagare una volta per tutte all’amico. Quella tragica notte andò a casa sua con la scusa di una partita a carte, e non appena si incontrarono ,Tommaso colpì Mario con un bastone, lo trascinò con la sua bicicletta nel mezzo del bosco e lì lo uccise con quel coltello da cucina.
Poi tornò a casa, si lavò i vestiti sporchi di sangue e nascose l’arma nel garage, sicuro che nessuno l’avrebbe mai trovata.
Luciano era soddisfatto e fiero di sé per essere riuscito da solo a risolvere il caso. Quella sera tornò a casa e si mise a leggere il suo solito libro giallo; prima di addormentarsi fece un’importante scelta: decise di chiudere il suo negozio di ortofrutta per entrare a tempo pieno a far parte del comando dei carabinieri della zona.