Luciano è un investigatore sulla trentina. Egli non è un
investigatore professionista perché nella vita di tutti i giorni
fa il fruttivendolo. Ha il proprio negozio sotto una palazzina nel
centro del paese. Veste magliette con colori cupi e blue jeans. Luciano
è un uomo alto e robusto, ha i capelli castani e gli occhi verdi.
Luciano si alza sempre presto, verso le 5.00, per andare a lavorare. Si
reca dagli agricoltori a comprare frutta e verdura e poi allestisce il
negozio.
Sin da bambino il suo desiderio è di diventare commissario della
polizia: non perde mai una puntata di Montalbano, Maigret e Poirot.
Luciano ha una moglie giovane che fa la cassiera in un supermercato; si
chiama Enrica, ha i capelli tinti, è alta più o meno 1,70
e ha gli occhi azzurri.
Luciano vive una vita serena e tranquilla.
Il 10 Novembre 2009, in una notte buia e nebbiosa, si udirono delle
grida provenienti dalla Valletta, un boschetto nei pressi della casa di
Luciano. Le persone che abitavano nei dintorni chiamarono
immediatamente la Polizia che arrivò sul posto dopo una decina
di minuti. Furono chiamati anche i Carabinieri che arrivarono con le
jeep e dei cani che fossero di aiuto nella ricerca. Trovarono un
cadavere nascosto tra dei rovi sull’ argine della Bevera, il
fiume che scorre in quel luogo. Il corpo fu subito identificato: si
trattava di Mario Rossi. Aveva un occhio nero e dei graffi sul volto.
Degli amici chiamarono Luciano a casa e gli dissero di raggiungerli sul
luogo del delitto.
Luciano ricevette la chiamata alle 3 di notte, si svegliò di
soprassalto e rispose al telefono con molta agitazione. Le telefonate a
quell’ora non portano mai nulla di buono. Si precipitò sul
posto pieno di entusiasmo all’idea di poter partecipare alle
indagini con dei veri commissari di polizia.
La mattina seguente il cielo era limpido e il nostro improvvisato
investigatore decise di inoltrarsi nella Valletta. Cominciò
un’accurata osservazione del luogo. Trovò dei resti di
alcuni copertoni di una mountain bike nascosti sotto delle foglie.
Più avanti, fuori dalla pineta, trovò una bicicletta
vecchia e in cattivo stato. Era priva di pneumatici e i raggi delle
ruote erano sporchi di terra. Luciano, insospettito dalle tracce
trovate, decise di chiamare la polizia che arrivò subito. La
bicicletta e i copertoni furono portati via dai carabinieri per
effettuare alcuni controlli poiché si pensò che potessero
essere collegata all’omicidio della sera precedente.
Luciano, dopo aver riflettuto attentamente come solo un investigatore
sa fare, si rese conto che quella bicicletta era a lui famigliare.
“Ecco, mi sembrava di averla già vista! Era appoggiata al
cancello di Giuseppe proprio ieri mattina quando sono andato a prendere
il pane”. Giuseppe era infatti il panettiere del paese.
La sera Luciano chiamò Giuseppe a casa e gli chiese se si era
recato nella Valletta la notte precedente. Giuseppe confermò di
essere stato nel boschetto vicino a casa e Luciano gli propose di
incontrarsi al bar in centro per parlarne.
Luciano quella notte non dormì perché continuava a
pensare al suo caro amico, un uomo così gentile e amichevole che
non avrebbe fatto del male neppure a una mosca. Giuseppe amava
dipingere come hobby e aveva la taverna di casa piena di quadri di vari
generi. Alcuni raffiguravano uccelli della Valletta e altri i parroci,
i vescovi e i papi della zona che si erano succeduti nel corso della
storia.
Alle 16 del giorno seguente, come era stato stabilito, Luciano e
Giuseppe si incontrarono al bar. L’improvvisato investigatore
chiese all’amico cosa era andato a fare nel bosco. Giuseppe gli
rispose che era andato a fare un giro in bicicletta, un’altra sua
grande passione oltre ai dipinti, poiché non riusciva a prendere
sonno. Inoltre Luciano gli chiese se era rientrato a casa in bicicletta
poiché una bicicletta uguale alla sua era stata da poco
ritrovata tra i rovi. Giuseppe rimase sbalordito dal momento che era
certo di aver riportato la sua bicicletta nel garage di casa.
A questo punto i dubbi e le perplessità di Luciano erano molti:
chi avrebbe potuto avere una bicicletta proprio uguale a quella del suo
amico?
Giuseppe si ricordò di aver visto Tommaso, il maggiordomo della
famiglia Strada, una delle più importanti e famose della
Brianza, con una bicicletta proprio simile alla sua.
Luciano volle saperne di più su questo Tommaso.
Giuseppe gli spiegò che abitava vicino all’ acquedotto, la
prima strada sulla destra, in una villa abbastanza vecchia ma
all’interno completamente restaurata e ben tenuta.
Saputo questo, Luciano salutò Giuseppe e lo ringraziò per
le preziose informazioni ricevute e per l’onestà e la
gentilezza dimostrate durante l’improvvisato interrogatorio.
La mattina seguente pioveva, ma Luciano si incamminò comunque
con il suo ombrello e il suo impermeabile verso la casa dove prestava
servizio il signor Tommaso.
Luciano, seguendo le informazioni fornitegli dall’amico,
arrivò di fronte ad un’imponente villa nel mezzo di un
grande parco e suonò coraggiosamente il campanello.
Gli rispose una voce maschile, molto bassa e roca. “Chi è?”
“Sono Luciano, il fruttivendolo, sono venuto per fare alcune domande al signor Tommaso: è in casa?”
Tommaso: “Sì, sono io. Venga pure avanti”.
Il cancello automatico si aprì e Luciano, dopo aver percorso un
lungo vialetto circondato da fiori e piante di ogni genere, si
trovò di fronte al portone della villa Strada.
Il maggiordomo lo fece accomodare e gli offrì del caffè
che il nostro investigatore accettò molto volentieri. Mentre
Tommaso preparava per il suo ospite, Luciano ebbe il tempo di osservare
molto attentamente la casa: c’ era un grande affresco su una
parete che raffigurava il diavolo con Gesù, c’era
molta argenteria di ogni tipo e forma, molte fotografie in bianco e
nero e una vassoio con delle tazzine che parevano essere antichissime.
Luciano, da bravo osservatore, dedusse che si trattava di una famiglia
nobile e molto ricca e che probabilmente Tommaso lavorava lì da
molti anni.
“Come mai cercava proprio me?” chiese il maggiordomo sospettoso.
Luciano allora gli raccontò tutta la storia dell’omicidio, della bicicletta ritrovata e del suo amico Giuseppe.
“E’ impossibile! Io non ne possiedo e non sono nemmeno
capace di andare su una bicicletta. E poi quella sera ero qui in casa
da solo a lucidare tutta l’argenteria come mi aveva comandato la
mia signora.” si difese duramente Tommaso.
“La ringrazio molto della sua disponibilità e scusi per il
disturbo. Se avrò ancora bisogno di lei mi farò
risentire”. Il fruttivendolo-investigatore lasciò
così la maestosa villa, ma prima diede un’occhiata al
garage senza farsi vedere dal maggiordomo.
Luciano infatti non credeva alla versione dell’uomo, anche
perché, da bravo lettore di libri gialli, sapeva benissimo che
spesso il colpevole era il maggiordomo!
Così di soppiatto si intrufolò all’interno del
garage. Dopo aver cercato e ricercato qualche traccia che si sarebbe
potuta collegare all’omicidio, trovò finalmente un lungo
coltello da cucina con la lama molto affilata che a prima vista
sembrava sporca di sangue. Decise di prenderlo e lo portò subito
alla polizia per effettuare le opportune analisi.
Luciano non poteva credere che forse, finalmente, era riuscito a risolvere un giallo, il primo in tutta la sua vita.
I test effettuati dai carabinieri della scientifica sul coltello
ritrovato confermavano che quello era sangue e in particolare proprio
il sangue di Mario Rossi. Inoltre sul manico c’erano anche delle
impronte.
La volante della polizia partì immediatamente in direzione della
villa Strada per riuscire finalmente a chiudere il caso. I poliziotti
presero le impronte di tutti i membri della famiglia, comprese quelle
del maggiordomo, tanto sospettato da Luciano. Le ulteriori analisi
dimostrarono che le impronte erano proprio di Tommaso, proprio come
aveva ipotizzato il nostro ispettore. L’assassino venne subito
preso e portato alla centrale dove venne arrestato e messo in prigione.
La signora Strada era incredula che il suo fedele servitore per anni
avesse commesso un atto del genere e ora tutti volevano sapere il
perché di quel delitto così crudele.
Anche Luciano, dopo aver ricevuto i complimenti e i ringraziamenti di
tutto il reparto della polizia e dei familiari della vittima, non era
ancora soddisfatto poiché doveva ancora trovarne il movente
Indagò sulla vita sia della vittima che dell’assassino e
trovò che i due avevano un rapporto di amicizia e che si
trovavano ogni sabato nella taverna della casa del signor Rossi con
alcuni amici a giocare a poker.
Tommaso era molto bravo e ogni volta vinceva contro l’amico, il
quale aveva contratto un grosso debito con il suo aggressore.
Il maggiordomo era stufo di attendere quei soldi e così decise
di farla pagare una volta per tutte all’amico. Quella tragica
notte andò a casa sua con la scusa di una partita a carte, e non
appena si incontrarono ,Tommaso colpì Mario con un bastone, lo
trascinò con la sua bicicletta nel mezzo del bosco e lì
lo uccise con quel coltello da cucina.
Poi tornò a casa, si lavò i vestiti sporchi di sangue e
nascose l’arma nel garage, sicuro che nessuno l’avrebbe mai
trovata.
Luciano era soddisfatto e fiero di sé per essere riuscito da
solo a risolvere il caso. Quella sera tornò a casa e si mise a
leggere il suo solito libro giallo; prima di addormentarsi fece
un’importante scelta: decise di chiudere il suo negozio di
ortofrutta per entrare a tempo pieno a far parte del comando dei
carabinieri della zona.