IL DELITTO PERFETTO

di Jacopo Colombo


Antefatto:  1901, Londra

Tarda serata nel dipartimento di polizia di Scotland Yard. Il detective McEnzie e la sua scorta di poliziotti stanno investigando sulle prove raccolte nel Royal Hotel nel West End. Una settimana fa si è consumato un delitto in questo albergo, apparentemente senza una soluzione: è stato trovato un uomo deceduto nella suite del terzo piano, finestre chiuse, porta senza segni di scasso e chiusa dall’interno. Poco tempo dopo davanti alla stessa suite è stata trovata una donna morta con l’arma del delitto, un coltello , ancora conficcato nel petto. Ad un certo punto una chiamata arriva in caserma: un uomo è sulla sommità del Tower Bridge, una costruzione in cantiere, e sta cercando di lanciarsi nel Tamigi. Urla di voler incontrare McEnzie, uno dei piu famosi detective di Londra . La pattuglia rintraccia il detctive e si precipita sul luogo…

Era una strana serata, la leggera e impalpabile nebbia andava posandosi su tutta la città di Londra e piano piano, i rumori della città si smorzavano ,come in segno di rispetto per quello che stava accadendo. Sul Tower Bridge, un uomo stava cercando di uccidersi, per motivi apparentemente ignoti ma la polizia  riuscì ad arrivare in tempo:
“Stia fermo e ragioni Sir Carl non ha senso quello che sta facendo!” urlò il detective McEnzie. La risposta arrivò subito:
“Ne è sicuro? Sa detective piuttosto che passare i restanti anni della mia vita in prigione ad attendere la mia morte per esecuzione preferirei certamente buttarmi da quest’altezza nel Tamigi.Vuole che le rinfreschi la memoria?” Sir Carl si sedette sull’orlo della costruzione e incominciò a raccontare:
“1892 una notte di Aprile, piu precisamente ,  Mercoledì 29,come non ricordarsi questa data , l’inizio della fine della mia vita…
Undici appena scoccate , faceva freddo persino dentro il Casinò Queen Elizabeth ,
io e un altro uomo ci giocavamo la vita o meglio , i risparmi di una vita. Poker,
un Piatto da 10 milioni di sterline, tutto cio che possedevo, e miserabilmente ,il fato volle che quella sera il mio avversario se ne andò a casa con i 10 milioni e io con un pugno di mosche e nulla nelle tasche . Disperato tornai a casa da mia moglie, le raccontai i fatti e rimasi solo, sfrattato dalla mia casa , divorziato e perfino senza soldi. Tutta la mia vita si è concentrata sul modo di avere una cruda e spietata vendetta verso quell’uomo che in una notte mi aveva rovinato l’esistenza. Trovai un lavoro e riuscii a comprarmi casa , non ebbi il coraggio di tornare ad abitare da mio padre e raccontargli l’accaduto. Dopo ben 9 anni ero pronto: avevo tutti gli ingredienti e i mezzi per poter gustare appieno la mia vendetta contro quell’uomo, John McCallister. Scoprì dove la mia vittima era andata ad abitare.
Con tutte le sterline che aveva guadagnato dalla vincita, aveva affittato una suite immensa in uno degli Hotel piu famosi di Londra, nel West End e viveva li. Ogni giorno alle dieci e mezzo precise McCallister esce per recarsi nel cuore della città per affari. Fino alle undici e trenta la figlia studia letteratura in camera con l’insegnante privata, nonche sua madre. Esattamente alle undici e trentadue minuti tutti i giorni madre e figlia lasciano la casa incustodita fino alle undici e trentasette per darsi appntamento insieme al padre nella Hall a pranzare. Cinque minuti sono piu che sufficenti per irrompere nella suite e compiere ciò che per nove anni ho aspettato e che per nove anni ho preparato. Era tutto calcolato nei minimi dettagli ogni dato era stato documentato e usato per entrare in quella camera che per cosi poco tempo restava abbandonata. Evidentemente non avevo calcolato tutto.
Il fattore imprevisto, certo, non avrei potuto calcolarlo. Proprio nel momento in cui mi stavo per infiltrare nell’appartamento, la madre entrò dalla porta principale: aveva dimenticato il le sterline per il pranzo. Il panico non mi faceva ragionare, nove anni buttati via come i 10 milioni di sterline quella sera. No. Non potevo permetterlo. Con un’agilità impressionante balzai dietro una tenda aspettando il mio destino. Stavano passando secondi essenziali per la riuscita del mio piano. Tutt’un tratto la porta principale si chiuse di nuovo, per fortuna non mi aveva scoperto e come se nulla fosse, la madre era uscita. Avevo quattro minuti per portare a termine il mio compito. Mi posizionai . Tutto era pronto , McCallister entrò lentamente , gli attimi durarono secoli, percepivo come un radar tutti i piu minimi suoni che avevano luogo nella stanza: la porta cigolava chiudendosi, il gilet veniva
appoggiato dolcemente sull’appendiabiti… Il passo felpato della mia vittima risuonava per tutta la stanza per colpa della dura suola delle scarpe laccate e  su misura. Era a pochi centimetri dal mio nascondiglio… Un attimo, un attimo che mise fine ad una vita, saltai fuori dalla tenda e con un pugnale trafissi fatalmente al petto l’inerme e sorpresa preda. Ce l’avevo fatta. Per rendere difficile il lavoro a voi, caro McEnzie sono uscito dalla camera con un sistema di fili e con le chiavi della suite, da cui ero riuscito a creare un calco dalla serratura, riuscii a chiudere dall’interno la porta, e dare al delitto ciò che più un criminale cerca, la perfezione.

Ma nulla è perfetto.

Non avevo lasciato tracce. La stanza era priva di finestre, aveva solo un lucernario sulla parte ovest , ma dal terzo piano, non sarebbe stato facile salvarsi da un salto simile. Nessuna via d’uscita. Solo l’ingengno di una mente geniale e un trucco minuziosamente perfezionato.
Tornato alla modesta casa che ero riuscito a comprarmi coi miei ultimi risparmi , mi sentivo finalmente soddisfatto. Ero riuscito a farla pagare a quell’uomo che mi aveva rovinato la vita. Lentamente mi spogliai, tolsi le scarpe, le calze , sfilai i pantaloni e mi accinsi a slacciare i gemelli della giacca. Il Gemello destro, sfilato , è stato riposto nel cassetto. Senza guardare tastai sulla manica sinistra per togliere il secondo Gemello.
La manica sinistra ne era priva.
Ero paralizzato dall’angoscia. Subito la mia mente elaborava conclusioni e possibili luoghi dove aver perso il gemello. La paranoia sopravvalse sulla lucidità. Secondo la mia mente l’avevo perso sulla scena del crimine. Un errore imperdonabile, perdere sul luogo del delitto una prova della mia irruzione nella camera. Quella notte non riuscì a dormire, nella tarda serata decisi di tornare sul luogo del delitto e recuperare il mio fatale gemello. Entrai nella stanza come un ladro, scavalcando le recinzioni che la polizia aveva posizionato sulla scena del crimine. Venne mattina, per quasi 5 ore ho cercato quel maledettissimo gemello che non voleva apparire.
Rassegnato tornai a casa e passai 3 giorni d’inferno: continuavo a pensare a quella prova che avrebbe potuto incastrarmi, tornare sul luogo del delitto sarebbe potuto essere ancora più negativo, in quanto avrei lasciato altre prove, non sapevo cosa pensare e cosa fare, la paranoia si stava impossessando di me, di ogni mio pensiero, non riuscivo a deviare la mia mente da quel gemello. Alla fine decisi, sarei tornato ancora una volta a cercare nella suite del Royal Hotel. Sempre di notte , alla stessa ora, entrai furtivamente nella camera, ero in crisi avevo cercato in tutti i posti e un’altra volta smisi di cercare a una certa ora del mattino. Uscito dalla camera mi trovai davanti una donna, era la vicina di camera di McCallister, una domestica che, probabilmente era stata svegliata rumori che non sono riuscito a nascondere, provenienti dalla suite.
Mi ero ormai infilato in una galleria senza fine, mi aveva visto, aveva capito tutto, sapevo che mi aveva scoperto, presi il mio pugnale e tappandole la bocca con un panno, uccisi anche lei. Coprendomi la faccia con lo stesso panno fuggii fuori dall’Hotel scappando nella città senza una meta precisa. Per tutto il giorno vagai nelle vie di Londra insospettito da qualsiasi minimo rumore e angosciato dalla piega che avevano preso gli eventi. Non potevo passare altro tempo in queste condizioni, quella che sarebbe dovuta essere la vendetta di tutta una vita si era trasformata in una trappola che mi si era ritorta contro, un incubo che mi stava perseguitando.Avevo deciso: quella stessa serata mi sarei suicidato, non avrei potuto passare altri giorni in queste condizioni e sarei comunque morto impiccato come pena per i miei omicidi. Ma avevo un ultimo desiderio: avrei voluto lasciare questa terra con almeno un po’di dignità, un po’ di mistero, non nell’umiliazione dell’impiccagione. Tornai per l’ennesima volta a casa mia, mi cambiai con i vestiti che avevo utilizzato la mattina del delitto a McCallister. Sa detective, disse tempo fa un suo collega “ Non si può rimediare ad un errore non commesso”. Rovesciando i pantaloni un luccichio argenteo cadde sul pavimento, mi chinai per scoprire cosa fosse, era il gemello sinistro che tanto mi aveva fatto penare e che non era mai caduto sul pavimento della camera della mia vittima, era sempre stato addosso a me, probabilmente nel salto per nascondermi dalla moglie di McCallister mi era scivolato nella piega all’estremità dei pantaloni. Quale ironia, quale dramma, la paranoia ha fatto peggiorare ancora di piu la mia situazione ormai critica.”
McEnzie, sorpreso ed inebetito abbozzò una risposta:” Allora era stato davvero lei.  In effetti avevo dei sospetti e sarei venuto personalmente ad arrestarla, sapevo della sua perdita al casinò di tempo fa e del rancore che lei serbava per John McCallister e dopo la morte della domestica, vicina di camera di John, Lara Smith, lei non avrebbe avuto scampo, sarebbe finito impiccato…” lo interruppe bruscamente Sir Carl:
“ Esatto, sarei. No caro detective, non finirò mai nelle vostre mani, ricordi solo questa frase, le sarà sicuramente d’aiuto, “  Non si può rimediare ad un errore non commesso” , se lo ricordi…”
Dopo aver pronunciato queste parole Sir Carl si lasciò cadere a peso morto e venne inghiottito dalle acque del Tamigi, senza far mai piu ritorno.