Tarda serata nel dipartimento di polizia di Scotland Yard. Il detective
McEnzie e la sua scorta di poliziotti stanno investigando sulle prove
raccolte nel Royal Hotel nel West End. Una settimana fa si è
consumato un delitto in questo albergo, apparentemente senza una
soluzione: è stato trovato un uomo deceduto nella suite del
terzo piano, finestre chiuse, porta senza segni di scasso e chiusa
dall’interno. Poco tempo dopo davanti alla stessa suite è
stata trovata una donna morta con l’arma del delitto, un coltello
, ancora conficcato nel petto. Ad un certo punto una chiamata arriva in
caserma: un uomo è sulla sommità del Tower Bridge, una
costruzione in cantiere, e sta cercando di lanciarsi nel Tamigi. Urla
di voler incontrare McEnzie, uno dei piu famosi detective di Londra .
La pattuglia rintraccia il detctive e si precipita sul luogo…
Era una strana serata, la leggera e impalpabile nebbia andava posandosi
su tutta la città di Londra e piano piano, i rumori della
città si smorzavano ,come in segno di rispetto per quello che
stava accadendo. Sul Tower Bridge, un uomo stava cercando di uccidersi,
per motivi apparentemente ignoti ma la polizia riuscì ad
arrivare in tempo:
“Stia fermo e ragioni Sir Carl non ha senso quello che sta
facendo!” urlò il detective McEnzie. La risposta
arrivò subito:
“Ne è sicuro? Sa detective piuttosto che passare i
restanti anni della mia vita in prigione ad attendere la mia morte per
esecuzione preferirei certamente buttarmi da quest’altezza nel
Tamigi.Vuole che le rinfreschi la memoria?” Sir Carl si sedette
sull’orlo della costruzione e incominciò a raccontare:
“1892 una notte di Aprile, piu precisamente ,
Mercoledì 29,come non ricordarsi questa data , l’inizio
della fine della mia vita…
Undici appena scoccate , faceva freddo persino dentro il Casinò Queen Elizabeth ,
io e un altro uomo ci giocavamo la vita o meglio , i risparmi di una vita. Poker,
un Piatto da 10 milioni di sterline, tutto cio che possedevo, e
miserabilmente ,il fato volle che quella sera il mio avversario se ne
andò a casa con i 10 milioni e io con un pugno di mosche e nulla
nelle tasche . Disperato tornai a casa da mia moglie, le raccontai i
fatti e rimasi solo, sfrattato dalla mia casa , divorziato e perfino
senza soldi. Tutta la mia vita si è concentrata sul modo di
avere una cruda e spietata vendetta verso quell’uomo che in una
notte mi aveva rovinato l’esistenza. Trovai un lavoro e riuscii a
comprarmi casa , non ebbi il coraggio di tornare ad abitare da mio
padre e raccontargli l’accaduto. Dopo ben 9 anni ero pronto:
avevo tutti gli ingredienti e i mezzi per poter gustare appieno la mia
vendetta contro quell’uomo, John McCallister. Scoprì dove
la mia vittima era andata ad abitare.
Con tutte le sterline che aveva guadagnato dalla vincita, aveva
affittato una suite immensa in uno degli Hotel piu famosi di Londra,
nel West End e viveva li. Ogni giorno alle dieci e mezzo precise
McCallister esce per recarsi nel cuore della città per affari.
Fino alle undici e trenta la figlia studia letteratura in camera con
l’insegnante privata, nonche sua madre. Esattamente alle undici e
trentadue minuti tutti i giorni madre e figlia lasciano la casa
incustodita fino alle undici e trentasette per darsi appntamento
insieme al padre nella Hall a pranzare. Cinque minuti sono piu che
sufficenti per irrompere nella suite e compiere ciò che per nove
anni ho aspettato e che per nove anni ho preparato. Era tutto calcolato
nei minimi dettagli ogni dato era stato documentato e usato per entrare
in quella camera che per cosi poco tempo restava abbandonata.
Evidentemente non avevo calcolato tutto.
Il fattore imprevisto, certo, non avrei potuto calcolarlo. Proprio nel
momento in cui mi stavo per infiltrare nell’appartamento, la
madre entrò dalla porta principale: aveva dimenticato il le
sterline per il pranzo. Il panico non mi faceva ragionare, nove anni
buttati via come i 10 milioni di sterline quella sera. No. Non potevo
permetterlo. Con un’agilità impressionante balzai dietro
una tenda aspettando il mio destino. Stavano passando secondi
essenziali per la riuscita del mio piano. Tutt’un tratto la porta
principale si chiuse di nuovo, per fortuna non mi aveva scoperto e come
se nulla fosse, la madre era uscita. Avevo quattro minuti per portare a
termine il mio compito. Mi posizionai . Tutto era pronto , McCallister
entrò lentamente , gli attimi durarono secoli, percepivo come un
radar tutti i piu minimi suoni che avevano luogo nella stanza: la porta
cigolava chiudendosi, il gilet veniva
appoggiato dolcemente sull’appendiabiti… Il passo felpato
della mia vittima risuonava per tutta la stanza per colpa della dura
suola delle scarpe laccate e su misura. Era a pochi centimetri
dal mio nascondiglio… Un attimo, un attimo che mise fine ad una
vita, saltai fuori dalla tenda e con un pugnale trafissi fatalmente al
petto l’inerme e sorpresa preda. Ce l’avevo fatta. Per
rendere difficile il lavoro a voi, caro McEnzie sono uscito dalla
camera con un sistema di fili e con le chiavi della suite, da cui ero
riuscito a creare un calco dalla serratura, riuscii a chiudere
dall’interno la porta, e dare al delitto ciò che
più un criminale cerca, la perfezione.
Ma nulla è perfetto.
Non avevo lasciato tracce. La stanza era priva di finestre, aveva solo
un lucernario sulla parte ovest , ma dal terzo piano, non sarebbe stato
facile salvarsi da un salto simile. Nessuna via d’uscita. Solo
l’ingengno di una mente geniale e un trucco minuziosamente
perfezionato.
Tornato alla modesta casa che ero riuscito a comprarmi coi miei ultimi
risparmi , mi sentivo finalmente soddisfatto. Ero riuscito a farla
pagare a quell’uomo che mi aveva rovinato la vita. Lentamente mi
spogliai, tolsi le scarpe, le calze , sfilai i pantaloni e mi accinsi a
slacciare i gemelli della giacca. Il Gemello destro, sfilato , è
stato riposto nel cassetto. Senza guardare tastai sulla manica sinistra
per togliere il secondo Gemello.
La manica sinistra ne era priva.
Ero paralizzato dall’angoscia. Subito la mia mente elaborava
conclusioni e possibili luoghi dove aver perso il gemello. La paranoia
sopravvalse sulla lucidità. Secondo la mia mente l’avevo
perso sulla scena del crimine. Un errore imperdonabile, perdere sul
luogo del delitto una prova della mia irruzione nella camera. Quella
notte non riuscì a dormire, nella tarda serata decisi di tornare
sul luogo del delitto e recuperare il mio fatale gemello. Entrai nella
stanza come un ladro, scavalcando le recinzioni che la polizia aveva
posizionato sulla scena del crimine. Venne mattina, per quasi 5 ore ho
cercato quel maledettissimo gemello che non voleva apparire.
Rassegnato tornai a casa e passai 3 giorni d’inferno: continuavo
a pensare a quella prova che avrebbe potuto incastrarmi, tornare sul
luogo del delitto sarebbe potuto essere ancora più negativo, in
quanto avrei lasciato altre prove, non sapevo cosa pensare e cosa fare,
la paranoia si stava impossessando di me, di ogni mio pensiero, non
riuscivo a deviare la mia mente da quel gemello. Alla fine decisi,
sarei tornato ancora una volta a cercare nella suite del Royal Hotel.
Sempre di notte , alla stessa ora, entrai furtivamente nella camera,
ero in crisi avevo cercato in tutti i posti e un’altra volta
smisi di cercare a una certa ora del mattino. Uscito dalla camera mi
trovai davanti una donna, era la vicina di camera di McCallister, una
domestica che, probabilmente era stata svegliata rumori che non sono
riuscito a nascondere, provenienti dalla suite.
Mi ero ormai infilato in una galleria senza fine, mi aveva visto, aveva
capito tutto, sapevo che mi aveva scoperto, presi il mio pugnale e
tappandole la bocca con un panno, uccisi anche lei. Coprendomi la
faccia con lo stesso panno fuggii fuori dall’Hotel scappando
nella città senza una meta precisa. Per tutto il giorno vagai
nelle vie di Londra insospettito da qualsiasi minimo rumore e
angosciato dalla piega che avevano preso gli eventi. Non potevo passare
altro tempo in queste condizioni, quella che sarebbe dovuta essere la
vendetta di tutta una vita si era trasformata in una trappola che mi si
era ritorta contro, un incubo che mi stava perseguitando.Avevo deciso:
quella stessa serata mi sarei suicidato, non avrei potuto passare altri
giorni in queste condizioni e sarei comunque morto impiccato come pena
per i miei omicidi. Ma avevo un ultimo desiderio: avrei voluto lasciare
questa terra con almeno un po’di dignità, un po’ di
mistero, non nell’umiliazione dell’impiccagione. Tornai per
l’ennesima volta a casa mia, mi cambiai con i vestiti che avevo
utilizzato la mattina del delitto a McCallister. Sa detective, disse
tempo fa un suo collega “ Non si può rimediare ad un
errore non commesso”. Rovesciando i pantaloni un luccichio
argenteo cadde sul pavimento, mi chinai per scoprire cosa fosse, era il
gemello sinistro che tanto mi aveva fatto penare e che non era mai
caduto sul pavimento della camera della mia vittima, era sempre stato
addosso a me, probabilmente nel salto per nascondermi dalla moglie di
McCallister mi era scivolato nella piega all’estremità dei
pantaloni. Quale ironia, quale dramma, la paranoia ha fatto peggiorare
ancora di piu la mia situazione ormai critica.”
McEnzie, sorpreso ed inebetito abbozzò una risposta:”
Allora era stato davvero lei. In effetti avevo dei sospetti e
sarei venuto personalmente ad arrestarla, sapevo della sua perdita al
casinò di tempo fa e del rancore che lei serbava per John
McCallister e dopo la morte della domestica, vicina di camera di John,
Lara Smith, lei non avrebbe avuto scampo, sarebbe finito
impiccato…” lo interruppe bruscamente Sir Carl:
“ Esatto, sarei. No caro detective, non finirò mai nelle
vostre mani, ricordi solo questa frase, le sarà sicuramente
d’aiuto, “ Non si può rimediare ad un errore
non commesso” , se lo ricordi…”
Dopo aver pronunciato queste parole Sir Carl si lasciò cadere a
peso morto e venne inghiottito dalle acque del Tamigi, senza far mai
piu ritorno.