Il caso della bambina scomparsa

di Paola Cutrò


Era una mattina d’estate come tutte le altre a Haight-Ashbury, uno dei quartieri di San Francisco.  Mi alzai e vidi Simon seduto al tavolino: “Preparati alla porta!” Io,  un po’ turbato,  risposi: “Ma non ha suonato nessuno!” e proprio in quell’ istante si sentì: “Dlin-Dlon”. Dalla porta entrò una donna di statura media, con capelli e occhi castani. Dentro di me continuavo a ripetermi: “Zack svegliati, non rimanere imbambolato, parla!” e facendomi forza dissi: “Salve signorina cosa posso fare per lei?”  La ragazza,  un po’ imbarazzata,  rispose: “Emmm… potrei parlare con il signor Cole Simon Sprouse?” Con un cenno le feci capire di seguirmi; la portai in una stanza molto piccola ma abbastanza grande per poter ospitare due interlocutori. La ragazza,  entrando,  vide un uomo alto, magro, con  il viso roseo contornato da quei suoi capelli biondi;  gli occhi penetranti osservavano attentamente la giovane, il naso era molto affilato e proprio lui disse: “Salve signora, lei è impiegata in una banca, giusto?” A quell’affermazione la ragazza rimase allibita e mi guardava come se mi volesse descrivere il suo stupore, ma io la tranquillizzai subito dicendole che era l’effetto che faceva a tutti; subito dopo la ragazza riprese a parlare: “Esatto, lavoro al Banco el Travajador;  ecco,  vede,  lavoro in Spagna.” “Ecco! Lo sapevo!” dissi io con voce bassa. La ragazza riprese: “Come stavo dicendo faccio la bancaria; ho fatto tutto questo tragitto per venire da lei, perché da noi c’è stato un rapimento, la figlia del direttore è sparita!” Simon, un po’ perplesso, disse: “Quando è successo?” “La scorsa settimana.” disse la signorina. Io e Simon avevamo un appuntamento, quindi chiedemmo alla ragazza di farci visita ancora, ma lei disse che per questioni personali doveva ritornare in Spagna, ci diede il numero della banca in cui lavorava; mentre usciva, le urlai: “Come si chiama? Dobbiamo sapere il suo nome, così riusciremo a trovarla con più facilità!” Rispose: “Mi chiamo Isabel!” e così vedemmo la ragazza allontanarsi. Ci presentammo all’appuntamento al Nikko hotel un po’ in anticipo, quindi io dissi: “Isabel era proprio preoccupata per questa bambina sparita, chissà perché avrebbero dovuto rapirla?” Simon mi ascoltò ad occhi chiusi. Una volta mi disse che quando c’è un caso da risolvere, è meglio che una persona parli, riassumendo il caso, mentre l’altra può chiudere gli occhi e immaginare la situazione; nel nostro caso io parlo e lui riflette! Allora Simon disse: “Beh,  si vede che quella ragazza è preoccupata, ma secondo me nasconde qualcosa.” La persona che aspettavamo non si presentò, ma  un dipendente dell’hotel ci diede un biglietto con scritto: “Mi dispiace ma non sono riuscito a presentarmi al nostro appuntamento, spero ci rincontreremo in seguito”. Dovevamo avere il piacere di parlare con il fratello di Simon, Dylan,  un criminologo, che ci avrebbe aiutato a chiarire alcune faccende per un vecchio caso irrisolto. Quella sera Simon non riusciva a dormire, quindi come fa di solito, prese un piatto e cominciò a decorarlo: usava un po’ di olio, prezzemolo, sale e pomodori; dopo averlo guardato con soddisfazione prese un pezzo di pane e incominciò a mangiarselo. Era mezzanotte inoltrata quando udimmo delle lamentele,delle richieste di aiuto, prima lontane , ma dopo qualche secondo sembravano essere dietro la nostra porta. Simon, coraggioso come sempre, andò ad aprire la porta… non ci potevamo credere: vedemmo una donna tutta sporca, con i vestiti strappati, la borsetta aperta con il portafogli che usciva da essa. Con più attenzione riuscimmo a vedere il volto della giovane, quella ragazza era Isabel ! La accogliemmo in casa nostra, la tranquillizzammo e le chiedemmo come avesse fatto a ridursi così; lei disse: “Quando me ne sono andata dal vostro appartamento, ero diretta  all’ aeroporto per tornare in Spagna, ma facendo il tragitto, in una vetrina ho visto un bel paio di scarpe. Sono entrata in quel negozio, la commessa mi ha fatto provare le scarpe, ma quando sono andata  alla cassa per pagarle, un ammasso di persone si è catapultato verso di me. Allora io per sfuggire da esso, sono uscita, ma un vigile mi ha visto con il paio di scarpe in mano. Ho tentato di spiegare la situazione ma lui non mi ha creduta e mi ha portato in questura e da lì sono riuscita a scappare! Nella fuga sono caduta in una pozzanghera e mi  sono ritrovata davanti alla vostra casa, così  ho pensato di rifugiarmi qui.” A quel racconto rimasi stupito; perché travolgere in un negozio una persona che fa normalmente i suoi acquisti?  Simon fece alcune domande a Isabel ma lei rispondeva in modo vago. Non potevamo lasciarla in mezzo alla strada, quindi andammo tutti e tre a dormire e il mattino seguente, discutemmo di quel che  era successo. Io e Simon ci svegliammo insieme, Isabel, invece, si svegliò verso le nove; facemmo colazione e discutemmo dell’ accaduto: “Lei stava facendo i suoi acquisti senza dar fastidio a nessuno?” disse Simon. “Sì, non davo nessun fastidio” rispose la ragazza.  “Ma…si sentiva, come dire…spiata?” domandò Simon.  “Sì, sentivo qualcuno che mi osservava in continuazione” disse Isabel. Accompagnammo Isabel all’aeroporto, le dicemmo che saremmo andati da lei in Spagna per risolvere il caso. Ritornammo a casa e Simon preparò il pranzo; mangiammo un piatto tipico di San Francisco: linguine alle vongole. Il giorno prima eravamo andati al mercato per comprare le vongole: il piatto è davvero invitante, il pesce qui da noi è veramente ottimo! Dopo pranzo andammo a prenotare i biglietti per andare in Spagna e risolvere il caso della bambina scomparsa. Il giorno dopo partimmo per la Spagna. Appena arrivati chiamammo il numero che ci aveva dato Isabel e  ci rispose proprio lei: “Banco el Travajador, buenos dias, habla Isabel, con quien tengo el placer de hablar?”  “Ciao Isabel, sono Simon. Ci troviamo all’ aeroporto, puoi venirci a prendere? Siamo appena arrivati e non conosciamo ancora il posto.” Lei rispose: “Sì, certo che posso venirvi a prendervi! Ho appena finito il mio turno.” “Fantastico! Ti aspettiamo qui!” Isabel arrivò subito e ci portò in banca per parlare con il direttore, cioè il padre della bambina scomparsa. Simon gli fece alcune domande e gli chiese se aveva una foto di sua figlia da poterci dare. La bambina era proprio bella, aveva un visino piccolo, paffuto e le sue treccine dorate erano proprio carine; il padre ci disse che si chiamava Josefina. Andammo nel primo hotel che incontrammo per la strada, il “Jardin de Recoletos”, ci entrammo, affittammo la camera e ci soggiornammo: la moquete  era di color bordeaux, i due letti erano di ferro battuto e avevano dei piumoni anche loro bordeaux, c’ erano una scrivania in legno massello e per finire due comodini sempre in legno massello; subito pensammo che il conto sarebbe stato veramente salato! Andammo a cena, mangiammo la paella, piatto tipico spagnolo composto da pesce, carne, piselli, carote... era veramente squisita! Dopo cena andammo a dormire, il giorno dopo avremmo iniziato le indagini. La mattina ci svegliammo presto e sotto la porta della nostra stanza, trovammo un biglietto con scritto: “So che state soggiornando al Jardin de Recoletos, so anche che state cercando Josefina, vi dico che non la troverete mai! Però visto che sono molto buono, vi dico che si trova in un luogo molto basso e squisito, buone ricerche! P.S state attenti!” Il sequestratore ci stava intimidendo, ma noi non avevamo paura! Ci fermammo presso lo hotel per riflettere: “Siamo sicuri che questa persona sia un uomo!” disse Simon. “Come fa ad esserne certo?” Lui rispose: “Zack, Zack, Zack, guarda il biglietto c’è scritto: “… sono buono…’’ io allora dissi: “Ah… adesso capisco, buono è usato al maschile!” Simon disse: “Bravo Zack! Ricordati quello che ti diceva la tua insegnante alle medie: la grammatica non è un opinione!” Rimanemmo a riflettere fino alle cinque del pomeriggio; aveva capito che quest’ uomo era più furbo di noi. Io e Simon pensammo a lungo a che cosa volesse dire:”…luogo molto basso e squisito…” Incominciammo a chiedere alle persone del posto se avevano visto una bambina uguale alla foto, ma la maggior parte delle persone dicevano di non averla mai vista; a questo punto avevamo quasi perso la speranza di ritrovare Josefina. Tornammo nella nostra camera e mangiammo quello che ci avevano offerto in banca: una bottiglia d’acqua, biscotti, pasticcini ecc. Quella notte nessuno di noi due riuscì a dormire; io pensavo che il ladro fosse dietro di me e che mi spiasse, Simon invece mi disse che lui temeva per quella bambina. L’ indomani mattina al bancone della colazione trovammo un altro biglietto con scritto:”Vi seguo ovunque, non provate a cercare la bambina; lei qui è in ottime mani, ho un po’ paura per voi se tentate di trovarla…” In quell’ istante mi si gelò il sangue, quel malfattore c’era riuscito, ci aveva letteralmente spaventati! Simon prese quel biglietto e scappò in camera e da lassù si sentì: “Zack, vieni!” Solitamente prendo l’ ascensore ma questa volta ho dovuto prendere le scale! Arrivai subito e lui mi disse: “Portami immediatamente un uovo! Muoviti!” Corsi il più in fretta possibile, arrivai in cucina e chiesi se potevo avere un uovo. I cuochi me lo diedero e ritornai da Simon. Entrando in stanza lo vidi con una padella in mano e con i fornelli da campeggio appoggiati sulla scrivania. Mi disse di rompere l’uovo e di metterlo sulla padella. Incominciò a muovere la padella con delicatezza fino a fare un uovo in camicia e quando ebbe finito mi urlò: “Non c’è tempo da perdere, mettiti il cappotto, ti spiegherò tutto dopo.” Chiamammo un taxi e Simon chiese se ci poteva portare al Restaurant Uevo. Arrivati lì chiedemmo se potevamo andare nella cantina. Mentre, piano piano entravamo, trovammo un uomo, che teneva ferma una bambina  e insieme a loro, c’era…Isabel!  Non ci potevamo credere, proprio lei, la donna di cui ci eravamo fidati! Simon ed io togliemmo dalla tasca la nostra rivoltella e Simon si fece avanti dicendo: “Fermi lì, non vi muovete!” Anche l’uomo tolse dall’impermeabile la sua rivoltella e urlò: “Simon, non hai ancora capito che se provi a toccare Josefina tu morirai?”  ma lui rispose: “Ormai non mi importa più nulla della mia vita, fra trenta secondi questo ristorante sarà circondato da tantissimi poliziotti, spara se hai il coraggio, Calogero!”  ma l’ uomo, stupito, rispose:  “Tu… come fai a sapere il mio nome?!” Simon disse: “L’avevo capito già da quando sono arrivato qui in Spagna. La prima cosa che ho fatto, è stata quella di avere la lista di tutte le persone licenziate in quest’ ultimo anno dalla banca. Poi grazie al tuo primo indizio, ho escluso tutte le donne dalla mia lista, ho riflettuto e sono arrivato qui, semplice no?”  In quel momento si sentirono le sirene della polizia, ma Calogero rispose: “Accidenti! Sì, è vero, fui licenziato per un banale aumento di stipendio che mi avevano promesso da molti anni. Lavoravo in banca da quindici anni e ormai  conoscevo il direttore e conoscevo quanto tenesse a sua figlia, così pensai di rapirla, poi mandai Isabel da voi per denunciare il fatto; lo feci perché così pensavo che voi non avreste capito che lei era mia complice. Le feci raccontare quella storia del negozio solo per farvi rimanere a San Francisco, per guadagnare più tempo. Ecco, tenetevi la bambina! Ma sappiate che non finisce qui!” e così Calogero e Isabel furono portati in carcere e furono condannati a quindici anni di reclusione. Simon aveva risolto un altro caso.