Era una mattina d’estate come tutte le altre a Haight-Ashbury,
uno dei quartieri di San Francisco. Mi alzai e vidi Simon seduto
al tavolino: “Preparati alla porta!” Io, un po’
turbato, risposi: “Ma non ha suonato nessuno!” e
proprio in quell’ istante si sentì:
“Dlin-Dlon”. Dalla porta entrò una donna di statura
media, con capelli e occhi castani. Dentro di me continuavo a
ripetermi: “Zack svegliati, non rimanere imbambolato,
parla!” e facendomi forza dissi: “Salve signorina cosa
posso fare per lei?” La ragazza, un po’
imbarazzata, rispose: “Emmm… potrei parlare con il
signor Cole Simon Sprouse?” Con un cenno le feci capire di
seguirmi; la portai in una stanza molto piccola ma abbastanza grande
per poter ospitare due interlocutori. La ragazza, entrando,
vide un uomo alto, magro, con il viso roseo contornato da quei
suoi capelli biondi; gli occhi penetranti osservavano
attentamente la giovane, il naso era molto affilato e proprio lui
disse: “Salve signora, lei è impiegata in una banca,
giusto?” A quell’affermazione la ragazza rimase allibita e
mi guardava come se mi volesse descrivere il suo stupore, ma io la
tranquillizzai subito dicendole che era l’effetto che faceva a
tutti; subito dopo la ragazza riprese a parlare: “Esatto, lavoro
al Banco el Travajador; ecco, vede, lavoro in
Spagna.” “Ecco! Lo sapevo!” dissi io con voce bassa.
La ragazza riprese: “Come stavo dicendo faccio la bancaria; ho
fatto tutto questo tragitto per venire da lei, perché da noi
c’è stato un rapimento, la figlia del direttore è
sparita!” Simon, un po’ perplesso, disse: “Quando
è successo?” “La scorsa settimana.” disse la
signorina. Io e Simon avevamo un appuntamento, quindi chiedemmo alla
ragazza di farci visita ancora, ma lei disse che per questioni
personali doveva ritornare in Spagna, ci diede il numero della banca in
cui lavorava; mentre usciva, le urlai: “Come si chiama? Dobbiamo
sapere il suo nome, così riusciremo a trovarla con più
facilità!” Rispose: “Mi chiamo Isabel!” e
così vedemmo la ragazza allontanarsi. Ci presentammo
all’appuntamento al Nikko hotel un po’ in anticipo, quindi
io dissi: “Isabel era proprio preoccupata per questa bambina
sparita, chissà perché avrebbero dovuto rapirla?”
Simon mi ascoltò ad occhi chiusi. Una volta mi disse che quando
c’è un caso da risolvere, è meglio che una persona
parli, riassumendo il caso, mentre l’altra può chiudere
gli occhi e immaginare la situazione; nel nostro caso io parlo e lui
riflette! Allora Simon disse: “Beh, si vede che quella
ragazza è preoccupata, ma secondo me nasconde qualcosa.”
La persona che aspettavamo non si presentò, ma un
dipendente dell’hotel ci diede un biglietto con scritto:
“Mi dispiace ma non sono riuscito a presentarmi al nostro
appuntamento, spero ci rincontreremo in seguito”. Dovevamo avere
il piacere di parlare con il fratello di Simon, Dylan, un
criminologo, che ci avrebbe aiutato a chiarire alcune faccende per un
vecchio caso irrisolto. Quella sera Simon non riusciva a dormire,
quindi come fa di solito, prese un piatto e cominciò a
decorarlo: usava un po’ di olio, prezzemolo, sale e pomodori;
dopo averlo guardato con soddisfazione prese un pezzo di pane e
incominciò a mangiarselo. Era mezzanotte inoltrata quando udimmo
delle lamentele,delle richieste di aiuto, prima lontane , ma dopo
qualche secondo sembravano essere dietro la nostra porta. Simon,
coraggioso come sempre, andò ad aprire la porta… non ci
potevamo credere: vedemmo una donna tutta sporca, con i vestiti
strappati, la borsetta aperta con il portafogli che usciva da essa. Con
più attenzione riuscimmo a vedere il volto della giovane, quella
ragazza era Isabel ! La accogliemmo in casa nostra, la tranquillizzammo
e le chiedemmo come avesse fatto a ridursi così; lei disse:
“Quando me ne sono andata dal vostro appartamento, ero
diretta all’ aeroporto per tornare in Spagna, ma facendo il
tragitto, in una vetrina ho visto un bel paio di scarpe. Sono entrata
in quel negozio, la commessa mi ha fatto provare le scarpe, ma quando
sono andata alla cassa per pagarle, un ammasso di persone si
è catapultato verso di me. Allora io per sfuggire da esso, sono
uscita, ma un vigile mi ha visto con il paio di scarpe in mano. Ho
tentato di spiegare la situazione ma lui non mi ha creduta e mi ha
portato in questura e da lì sono riuscita a scappare! Nella fuga
sono caduta in una pozzanghera e mi sono ritrovata davanti alla
vostra casa, così ho pensato di rifugiarmi qui.” A
quel racconto rimasi stupito; perché travolgere in un negozio
una persona che fa normalmente i suoi acquisti? Simon fece alcune
domande a Isabel ma lei rispondeva in modo vago. Non potevamo lasciarla
in mezzo alla strada, quindi andammo tutti e tre a dormire e il mattino
seguente, discutemmo di quel che era successo. Io e Simon ci
svegliammo insieme, Isabel, invece, si svegliò verso le nove;
facemmo colazione e discutemmo dell’ accaduto: “Lei stava
facendo i suoi acquisti senza dar fastidio a nessuno?” disse
Simon. “Sì, non davo nessun fastidio” rispose la
ragazza. “Ma…si sentiva, come
dire…spiata?” domandò Simon.
“Sì, sentivo qualcuno che mi osservava in
continuazione” disse Isabel. Accompagnammo Isabel
all’aeroporto, le dicemmo che saremmo andati da lei in Spagna per
risolvere il caso. Ritornammo a casa e Simon preparò il pranzo;
mangiammo un piatto tipico di San Francisco: linguine alle vongole. Il
giorno prima eravamo andati al mercato per comprare le vongole: il
piatto è davvero invitante, il pesce qui da noi è
veramente ottimo! Dopo pranzo andammo a prenotare i biglietti per
andare in Spagna e risolvere il caso della bambina scomparsa. Il giorno
dopo partimmo per la Spagna. Appena arrivati chiamammo il numero che ci
aveva dato Isabel e ci rispose proprio lei: “Banco el
Travajador, buenos dias, habla Isabel, con quien tengo el placer de
hablar?” “Ciao Isabel, sono Simon. Ci troviamo
all’ aeroporto, puoi venirci a prendere? Siamo appena arrivati e
non conosciamo ancora il posto.” Lei rispose: “Sì,
certo che posso venirvi a prendervi! Ho appena finito il mio
turno.” “Fantastico! Ti aspettiamo qui!” Isabel
arrivò subito e ci portò in banca per parlare con il
direttore, cioè il padre della bambina scomparsa. Simon gli fece
alcune domande e gli chiese se aveva una foto di sua figlia da poterci
dare. La bambina era proprio bella, aveva un visino piccolo, paffuto e
le sue treccine dorate erano proprio carine; il padre ci disse che si
chiamava Josefina. Andammo nel primo hotel che incontrammo per la
strada, il “Jardin de Recoletos”, ci entrammo, affittammo
la camera e ci soggiornammo: la moquete era di color bordeaux, i
due letti erano di ferro battuto e avevano dei piumoni anche loro
bordeaux, c’ erano una scrivania in legno massello e per finire
due comodini sempre in legno massello; subito pensammo che il conto
sarebbe stato veramente salato! Andammo a cena, mangiammo la paella,
piatto tipico spagnolo composto da pesce, carne, piselli, carote... era
veramente squisita! Dopo cena andammo a dormire, il giorno dopo avremmo
iniziato le indagini. La mattina ci svegliammo presto e sotto la porta
della nostra stanza, trovammo un biglietto con scritto: “So che
state soggiornando al Jardin de Recoletos, so anche che state cercando
Josefina, vi dico che non la troverete mai! Però visto che sono
molto buono, vi dico che si trova in un luogo molto basso e squisito,
buone ricerche! P.S state attenti!” Il sequestratore ci stava
intimidendo, ma noi non avevamo paura! Ci fermammo presso lo hotel per
riflettere: “Siamo sicuri che questa persona sia un uomo!”
disse Simon. “Come fa ad esserne certo?” Lui rispose:
“Zack, Zack, Zack, guarda il biglietto c’è scritto:
“… sono buono…’’ io allora dissi:
“Ah… adesso capisco, buono è usato al
maschile!” Simon disse: “Bravo Zack! Ricordati quello che
ti diceva la tua insegnante alle medie: la grammatica non è un
opinione!” Rimanemmo a riflettere fino alle cinque del
pomeriggio; aveva capito che quest’ uomo era più furbo di
noi. Io e Simon pensammo a lungo a che cosa volesse
dire:”…luogo molto basso e squisito…”
Incominciammo a chiedere alle persone del posto se avevano visto una
bambina uguale alla foto, ma la maggior parte delle persone dicevano di
non averla mai vista; a questo punto avevamo quasi perso la speranza di
ritrovare Josefina. Tornammo nella nostra camera e mangiammo quello che
ci avevano offerto in banca: una bottiglia d’acqua, biscotti,
pasticcini ecc. Quella notte nessuno di noi due riuscì a
dormire; io pensavo che il ladro fosse dietro di me e che mi spiasse,
Simon invece mi disse che lui temeva per quella bambina. L’
indomani mattina al bancone della colazione trovammo un altro biglietto
con scritto:”Vi seguo ovunque, non provate a cercare la bambina;
lei qui è in ottime mani, ho un po’ paura per voi se
tentate di trovarla…” In quell’ istante mi si
gelò il sangue, quel malfattore c’era riuscito, ci aveva
letteralmente spaventati! Simon prese quel biglietto e scappò in
camera e da lassù si sentì: “Zack, vieni!”
Solitamente prendo l’ ascensore ma questa volta ho dovuto
prendere le scale! Arrivai subito e lui mi disse: “Portami
immediatamente un uovo! Muoviti!” Corsi il più in fretta
possibile, arrivai in cucina e chiesi se potevo avere un uovo. I cuochi
me lo diedero e ritornai da Simon. Entrando in stanza lo vidi con una
padella in mano e con i fornelli da campeggio appoggiati sulla
scrivania. Mi disse di rompere l’uovo e di metterlo sulla
padella. Incominciò a muovere la padella con delicatezza fino a
fare un uovo in camicia e quando ebbe finito mi urlò: “Non
c’è tempo da perdere, mettiti il cappotto, ti
spiegherò tutto dopo.” Chiamammo un taxi e Simon chiese se
ci poteva portare al Restaurant Uevo. Arrivati lì chiedemmo se
potevamo andare nella cantina. Mentre, piano piano entravamo, trovammo
un uomo, che teneva ferma una bambina e insieme a loro,
c’era…Isabel! Non ci potevamo credere, proprio lei,
la donna di cui ci eravamo fidati! Simon ed io togliemmo dalla tasca la
nostra rivoltella e Simon si fece avanti dicendo: “Fermi
lì, non vi muovete!” Anche l’uomo tolse
dall’impermeabile la sua rivoltella e urlò: “Simon,
non hai ancora capito che se provi a toccare Josefina tu
morirai?” ma lui rispose: “Ormai non mi importa
più nulla della mia vita, fra trenta secondi questo ristorante
sarà circondato da tantissimi poliziotti, spara se hai il
coraggio, Calogero!” ma l’ uomo, stupito,
rispose: “Tu… come fai a sapere il mio nome?!”
Simon disse: “L’avevo capito già da quando sono
arrivato qui in Spagna. La prima cosa che ho fatto, è stata
quella di avere la lista di tutte le persone licenziate in quest’
ultimo anno dalla banca. Poi grazie al tuo primo indizio, ho escluso
tutte le donne dalla mia lista, ho riflettuto e sono arrivato qui,
semplice no?” In quel momento si sentirono le sirene della
polizia, ma Calogero rispose: “Accidenti! Sì, è
vero, fui licenziato per un banale aumento di stipendio che mi avevano
promesso da molti anni. Lavoravo in banca da quindici anni e
ormai conoscevo il direttore e conoscevo quanto tenesse a sua
figlia, così pensai di rapirla, poi mandai Isabel da voi per
denunciare il fatto; lo feci perché così pensavo che voi
non avreste capito che lei era mia complice. Le feci raccontare quella
storia del negozio solo per farvi rimanere a San Francisco, per
guadagnare più tempo. Ecco, tenetevi la bambina! Ma sappiate che
non finisce qui!” e così Calogero e Isabel furono portati
in carcere e furono condannati a quindici anni di reclusione. Simon
aveva risolto un altro caso.