UNA MORTE MISTERIOSA

di Marta Fortunato


Veduggio è un piccolo paesino di collina pieno di case colorate e con pochi negozi. In questo paese c’è una chiesa che si trova in un punto strategico perché è posta in alto dove tutti la possono vedere arrivando dal basso del paese; ci sono delle piccole cappelle, chiesette dedicate alla Madonna e costruite nei vari rioni dalle persone che abitano in quelle vie. In questo tranquillo paese, in una casa vicino alle scuole, una sera successe qualcosa di imprevedibile e inaspettato…la morte di un uomo.
Una sera verso le 20.30 il telefono del commissariato squillò:
-Driin!Driin!- la cugina del mio capo, il Commissario Vergani, rispose:
-Sì. Chi è?Chi parla?-
-Sono la segretaria del Maggiore Corbetta.Potrebbe riferire al Maggiore che c’è una persona che lo desidera, e ha chiesto di vederlo subito? Le può dire che lo sta aspettando a casa!-
-Ok! Lo informerò subito. Arrivederci e buona serata!-
-Arrivederci anche a lei, e grazie-
Chiara andò subito a riferire al Maggiore Corbetta il messaggio ricevuto poco prima, al telefono dalla sua segretaria. Il Maggiore Corbetta si diresse immediatamente verso casa. Quando arrivò, entrò nel suo salotto e trovò una sua amica d’infanzia, si sedettero e fecero una lunga chiacchierata; poco dopo il Maggiore si alzò per andare a prendere qualcosa da mangiare e da bere, ma quando la sua amica vide che il Maggiore non arrivava più, decise di andare a dare un’occhiata per vedere se era capitato qualcosa; appena entrò in cucina, trovò il corpo del Maggiore in una pozza di sangue; la povera amica, non sapendo che cosa fosse successo, urlò spaventata, poi piano piano, piangendo, si avvicinò alla porta per andarsene, ma mentre se ne andava vide la segretaria del maggiore, la guardò e se ne andò.
Il giorno dopo, io, l’Ispettore Fortunato Marta, venni a sapere della morte del Maggiore Corbetta; dopo che i miei colleghi mi ebbero spiegato ciò che sapevano di questo incidente, venni chiamata dal mio capo, il Commissario Vergani. Appena entrai in ufficio, il Commissario mi fece sedere e cominciò a parlare:-Detective!Credo che lei abbia già saputo della morte del Maggiore Corbetta; lei dovrà indagare cercando molti indizi e dovrà ricostruire tutto l’accaduto.
A casa del Maggiore troverà la sua amica Alice e la segretaria Emily che saranno disponibili per rispondere alle domande ...ora vada... questo è il mandato, e cerchi di risolvere il prima possibile il caso.-
Salutai il Commissario. Appena uscita dal suo ufficio mi diressi verso la casa del Maggiore Corbetta. Quando suonai alla porta dell’immensa casa del Maggiore venni accolta subito dalla segretaria Emily. Indossava una gonna aderente nera con una cintura di cuoio rossa, aveva una camicia bianca con una giacca nera, portava gli occhiali sulla punta del naso e teneva i capelli legati in una coda, poi mi disse:
-Buongiorno! Lei deve essere il Detective Fortunato!-
-Sì, esatto, sono io, piacere di conoscerla!-
-Il piacere è tutto mio, entri e si accomodi pure sul divano-
-Grazie, grazie mille!Dovrei farle delle domande.-
-Sì, certo, chieda pure. Sono qua apposta per questo!-
-Ieri sera dove si trovava tra le 20.30 e le 22.00? Le sto chiedendo dove si trovava in quell’ora perché, è stata lei a chiamare al commissariato per comunicare al Maggiore che c’era una visita per lui.-
-Io ieri sera ero nel mio ufficio a fare delle fotocopie e a compilare dei documenti che il Maggiore mi aveva chiesto.-
-Chi potrebbe confermare se è vero che era in ufficio proprio in quell’ora?-
-Lo potrebbe confermare l’amica del Maggiore Corbetta la signorina Alice, la signorina che mi ha fatto chiamare al commissariato per incontrare il Maggiore.-
-Signorina Alice è vero che ieri sera Emily era nel suo ufficio?.... -Mentre finivo le domande un mio collega mi chiamò.
-Scusi se la interrompo Detective, è che le devo far vedere una cosa importante.- Il mio collega sembrava molto spaventato da ciò che aveva visto e che mi doveva mostrare … chissà che cosa aveva trovato.
-Sì, arrivo Davide! Scusate signore ma vi devo lasciare per qualche istante.- Interruppi il mio discorso con le due signorine. Andai a vedere quello che Davide aveva trovato. Quando andai in cucina, vidi il Maggiore, a terra in mezzo a una pozza di sangue…oltre ad essere un mio collega era pur sempre un amico! Così dai miei occhi castani per qualche secondo mi scesero alcune lacrime che mi bagnarono il viso, mi ripresi subito e andai a vedere i particolari che Davide aveva trovato.
-Guardi Detective!- mi disse – Ci sono dei frammenti di vetro tra i capelli e sul pavimento ci sono delle impronte, quasi certamente appartenenti all’assassino.- mi fece notare. Prima di confermare se le cose che aveva detto erano vere, guardai meglio e gli diedi una risposta:-Hai ragione Davide, i miei complimenti, ma forse questo assassino non portava scarpe ma portava delle ciabatte e poi, guarda lì, le impronte si dirigono verso la finestra! Forza, seguimi che andiamo a dare un’occhiata fuori in giardino per vedere se le impronte proseguono.-
Quando aprimmo la finestra non trovammo nessuna impronta. Mentre rientrammo, il vento sbatté le persiane della finestra e un paio di scarpe da donna, numero 38 di piede, caddero dal tetto! Pensai che avevano trovato le scarpe dell’assassino o meglio dell’assassina!
-Bene!Bene!- esclamai sorpresa -Un altro indizio. Prendete le scarpe e portatele immediatamente al laboratorio ed esaminatele, poi prendete i pezzettini di vetro trovati fra i capelli della vittima ed esaminate anche quelli. Fatemi sapere il prima possibile.-
Tornai in salotto, dove trovai solamente la signorina Alice, quindi mi domandai, dove fosse andata la segretaria Emily! Mentre la segretaria non c’era ne approfittai per curiosare nel suo ufficio; sopra la fotocopiatrice trovai dei fogli e una penna, macchiati di sangue, così cominciai a capire tutto quello che poteva essere successo e misi insieme tutti i fatti fino a quando giunsi a una conclusione.
Quando uscii dall’ufficio andai da tutti i miei colleghi,ai quali spiegai la mia ipotesi e loro erano d’accordo su ciò che avevo detto; però per essere sicuri e per sapere se la mia ipotesi fosse esatta, chiesi alla signorina Alice di raccontarmi la sua versione. La signorina Alice allora cominciò a raccontare:- Quando entrai in cucina trovai il Maggiore in una pozza di sangue, mi misi a urlare fino a quando la segretaria usciì dal suo ufficio per vedere che cosa fosse successo, io però in quel momento mi ero avvicinata alla porta per andarmene e mi ero accorta che la segretaria si stava allacciando la camicia. Lei mi disse che si era sporcata di inchiostro e si era cambiata. Io però ero molto spaventata da tutto ciò, così me ne andai di corsa. Questa mattina sono arrivata e ho visto la domestica che prendeva dei vestiti dalla poltrona dell’ufficio e li ha portati nella cesta della lavanderia. Forse sono i vestiti di Emily, che ha cambiato ieri sera perché erano sporchi, non so se possono esservi utili. Io sinceramente non ho fatto caso se fossero sporchi…vi posso dire soltanto che mi ricordo di aver visto delle macchie… io più di così non posso dirvi! In ogni caso spero di avervi aiutato abbastanza.-
-Visto che avete parlato dei vestiti è possibile vederli o li avete già lavati?-
-No, no, non li ha lavati nessuno! Sono ancora giù, se vuole, si possono andare a prendere.-
-Sì grazie, se non è un disturbo.- dissi
-Certo che non è un disturbo, vado subito.-
Aspettammo per pochi minuti, poi Alice ritornò:-Grazie Alice.-
-Non c’è di che.- rispose
Quando guardai i vestiti sporchi, pensai che fosse il momento della verità, la scoperta dell’assassina, la segretaria Emily. Così dopo aver riflettuto, chiamai tutti e raccontai tutto l’accaduto e chi era l’assassino. Cominciai a parlare:
-E’ stato davvero molto facile scoprire l’assassina e poi anche lei ci ha reso tutto così semplice… lasciare le impronte di ciabatte, le impronte sui fogli e la penna, davvero tanto semplice….non è stata per niente intelligente, perché non si è neanche accorta di aver lasciato tutte le impronte sul pavimento.-Ero davvero fiera di me perché non pensavo che in una sola mattina avrei potuto scoprire tutta quanta la verità.
-Ecco la ricostruzione dei fatti: quando la vittima si alzò dal divano, l’assassina si recò subito in cucina, gli ruppe una bottiglia in testa poi sparò alla vittima per assicurarsi della sua morte. Usciì di corsa dalla finestra senza accorgersi delle impronte lasciate, si tolse le scarpe e le mise sul tetto per non farle trovare alla polizia; poi entrò dal retro, ma mentre si cambiava sentì la signora Alice urlare e andò a vedere, ritornò in ufficio, dove lasciò le impronte di sangue sulla penna e sui fogli perché si era dimenticata di lavarsi le mani. L’assassino o per meglio dire ….. - mentre stavo dicendo queste parole entrò in casa proprio la segretaria, ero felice che ci fosse! Almeno potevo godermi la sua espressione.
-….l’assassina è la signorina Emily - Quando dissi queste parole, Emily rimase immobile perché si chiedeva come avessi fatto a scoprire che era lei l’assassina. – Ma come avete fatto?- mi domandò.
-Cara signora, non è stata furba, lei ci ha reso il gioco facile-
-Ma come?- chiese a se stessa e a me.
-Lei senza accorgersi di niente ha lasciato le impronte sul pavimento in cucina e anche sulla penna e sui fogli che erano sopra alla fotocopiatrice.-
-Bene detective mi complimento con lei! Ha fatto una ricostruzione brillante, sono stupita!!! In una sola mattina ha risolto il caso e smascherato l’assassino, è stata davvero brava, mi congratulo con lei, detective.-
-Grazie! Non pensavo che gli assassini facessero complimenti... portatela via!-
La portarono via. Io e miei colleghi eravamo soddisfatti di aver risolto questo caso, ma eravamo tristi perché il Maggiore Corbetta non c’era più.
Quando tornai al commissariato il mio capo si complimentò con me, ma era molto triste per la perdita di un collega.