Veduggio è un piccolo paesino di collina pieno di case colorate
e con pochi negozi. In questo paese c’è una chiesa che si
trova in un punto strategico perché è posta in alto dove
tutti la possono vedere arrivando dal basso del paese; ci sono delle
piccole cappelle, chiesette dedicate alla Madonna e costruite nei vari
rioni dalle persone che abitano in quelle vie. In questo tranquillo
paese, in una casa vicino alle scuole, una sera successe qualcosa di
imprevedibile e inaspettato…la morte di un uomo.
Una sera verso le 20.30 il telefono del commissariato squillò:
-Driin!Driin!- la cugina del mio capo, il Commissario Vergani, rispose:
-Sì. Chi è?Chi parla?-
-Sono la segretaria del Maggiore Corbetta.Potrebbe riferire al Maggiore
che c’è una persona che lo desidera, e ha chiesto di
vederlo subito? Le può dire che lo sta aspettando a casa!-
-Ok! Lo informerò subito. Arrivederci e buona serata!-
-Arrivederci anche a lei, e grazie-
Chiara andò subito a riferire al Maggiore Corbetta il messaggio
ricevuto poco prima, al telefono dalla sua segretaria. Il Maggiore
Corbetta si diresse immediatamente verso casa. Quando arrivò,
entrò nel suo salotto e trovò una sua amica
d’infanzia, si sedettero e fecero una lunga chiacchierata; poco
dopo il Maggiore si alzò per andare a prendere qualcosa da
mangiare e da bere, ma quando la sua amica vide che il Maggiore non
arrivava più, decise di andare a dare un’occhiata per
vedere se era capitato qualcosa; appena entrò in cucina,
trovò il corpo del Maggiore in una pozza di sangue; la povera
amica, non sapendo che cosa fosse successo, urlò spaventata, poi
piano piano, piangendo, si avvicinò alla porta per andarsene, ma
mentre se ne andava vide la segretaria del maggiore, la guardò e
se ne andò.
Il giorno dopo, io, l’Ispettore Fortunato Marta, venni a sapere
della morte del Maggiore Corbetta; dopo che i miei colleghi mi ebbero
spiegato ciò che sapevano di questo incidente, venni chiamata
dal mio capo, il Commissario Vergani. Appena entrai in ufficio, il
Commissario mi fece sedere e cominciò a parlare:-Detective!Credo
che lei abbia già saputo della morte del Maggiore Corbetta; lei
dovrà indagare cercando molti indizi e dovrà ricostruire
tutto l’accaduto.
A casa del Maggiore troverà la sua amica Alice e la segretaria
Emily che saranno disponibili per rispondere alle domande ...ora
vada... questo è il mandato, e cerchi di risolvere il prima
possibile il caso.-
Salutai il Commissario. Appena uscita dal suo ufficio mi diressi verso
la casa del Maggiore Corbetta. Quando suonai alla porta
dell’immensa casa del Maggiore venni accolta subito dalla
segretaria Emily. Indossava una gonna aderente nera con una cintura di
cuoio rossa, aveva una camicia bianca con una giacca nera, portava gli
occhiali sulla punta del naso e teneva i capelli legati in una coda,
poi mi disse:
-Buongiorno! Lei deve essere il Detective Fortunato!-
-Sì, esatto, sono io, piacere di conoscerla!-
-Il piacere è tutto mio, entri e si accomodi pure sul divano-
-Grazie, grazie mille!Dovrei farle delle domande.-
-Sì, certo, chieda pure. Sono qua apposta per questo!-
-Ieri sera dove si trovava tra le 20.30 e le 22.00? Le sto chiedendo
dove si trovava in quell’ora perché, è stata lei a
chiamare al commissariato per comunicare al Maggiore che c’era
una visita per lui.-
-Io ieri sera ero nel mio ufficio a fare delle fotocopie e a compilare dei documenti che il Maggiore mi aveva chiesto.-
-Chi potrebbe confermare se è vero che era in ufficio proprio in quell’ora?-
-Lo potrebbe confermare l’amica del Maggiore Corbetta la
signorina Alice, la signorina che mi ha fatto chiamare al commissariato
per incontrare il Maggiore.-
-Signorina Alice è vero che ieri sera Emily era nel suo
ufficio?.... -Mentre finivo le domande un mio collega mi chiamò.
-Scusi se la interrompo Detective, è che le devo far vedere una
cosa importante.- Il mio collega sembrava molto spaventato da
ciò che aveva visto e che mi doveva mostrare …
chissà che cosa aveva trovato.
-Sì, arrivo Davide! Scusate signore ma vi devo lasciare per
qualche istante.- Interruppi il mio discorso con le due signorine.
Andai a vedere quello che Davide aveva trovato. Quando andai in cucina,
vidi il Maggiore, a terra in mezzo a una pozza di sangue…oltre
ad essere un mio collega era pur sempre un amico! Così dai miei
occhi castani per qualche secondo mi scesero alcune lacrime che mi
bagnarono il viso, mi ripresi subito e andai a vedere i particolari che
Davide aveva trovato.
-Guardi Detective!- mi disse – Ci sono dei frammenti di vetro tra
i capelli e sul pavimento ci sono delle impronte, quasi certamente
appartenenti all’assassino.- mi fece notare. Prima di confermare
se le cose che aveva detto erano vere, guardai meglio e gli diedi una
risposta:-Hai ragione Davide, i miei complimenti, ma forse questo
assassino non portava scarpe ma portava delle ciabatte e poi, guarda
lì, le impronte si dirigono verso la finestra! Forza, seguimi
che andiamo a dare un’occhiata fuori in giardino per vedere se le
impronte proseguono.-
Quando aprimmo la finestra non trovammo nessuna impronta. Mentre
rientrammo, il vento sbatté le persiane della finestra e un paio
di scarpe da donna, numero 38 di piede, caddero dal tetto! Pensai che
avevano trovato le scarpe dell’assassino o meglio
dell’assassina!
-Bene!Bene!- esclamai sorpresa -Un altro indizio. Prendete le scarpe e
portatele immediatamente al laboratorio ed esaminatele, poi prendete i
pezzettini di vetro trovati fra i capelli della vittima ed esaminate
anche quelli. Fatemi sapere il prima possibile.-
Tornai in salotto, dove trovai solamente la signorina Alice, quindi mi
domandai, dove fosse andata la segretaria Emily! Mentre la segretaria
non c’era ne approfittai per curiosare nel suo ufficio; sopra la
fotocopiatrice trovai dei fogli e una penna, macchiati di sangue,
così cominciai a capire tutto quello che poteva essere successo
e misi insieme tutti i fatti fino a quando giunsi a una conclusione.
Quando uscii dall’ufficio andai da tutti i miei colleghi,ai quali
spiegai la mia ipotesi e loro erano d’accordo su ciò che
avevo detto; però per essere sicuri e per sapere se la mia
ipotesi fosse esatta, chiesi alla signorina Alice di raccontarmi la sua
versione. La signorina Alice allora cominciò a raccontare:-
Quando entrai in cucina trovai il Maggiore in una pozza di sangue, mi
misi a urlare fino a quando la segretaria usciì dal suo ufficio
per vedere che cosa fosse successo, io però in quel momento mi
ero avvicinata alla porta per andarmene e mi ero accorta che la
segretaria si stava allacciando la camicia. Lei mi disse che si era
sporcata di inchiostro e si era cambiata. Io però ero molto
spaventata da tutto ciò, così me ne andai di corsa.
Questa mattina sono arrivata e ho visto la domestica che prendeva dei
vestiti dalla poltrona dell’ufficio e li ha portati nella cesta
della lavanderia. Forse sono i vestiti di Emily, che ha cambiato ieri
sera perché erano sporchi, non so se possono esservi utili. Io
sinceramente non ho fatto caso se fossero sporchi…vi posso dire
soltanto che mi ricordo di aver visto delle macchie… io
più di così non posso dirvi! In ogni caso spero di avervi
aiutato abbastanza.-
-Visto che avete parlato dei vestiti è possibile vederli o li avete già lavati?-
-No, no, non li ha lavati nessuno! Sono ancora giù, se vuole, si possono andare a prendere.-
-Sì grazie, se non è un disturbo.- dissi
-Certo che non è un disturbo, vado subito.-
Aspettammo per pochi minuti, poi Alice ritornò:-Grazie Alice.-
-Non c’è di che.- rispose
Quando guardai i vestiti sporchi, pensai che fosse il momento della
verità, la scoperta dell’assassina, la segretaria Emily.
Così dopo aver riflettuto, chiamai tutti e raccontai tutto
l’accaduto e chi era l’assassino. Cominciai a parlare:
-E’ stato davvero molto facile scoprire l’assassina e poi
anche lei ci ha reso tutto così semplice… lasciare le
impronte di ciabatte, le impronte sui fogli e la penna, davvero tanto
semplice….non è stata per niente intelligente,
perché non si è neanche accorta di aver lasciato tutte le
impronte sul pavimento.-Ero davvero fiera di me perché non
pensavo che in una sola mattina avrei potuto scoprire tutta quanta la
verità.
-Ecco la ricostruzione dei fatti: quando la vittima si alzò dal
divano, l’assassina si recò subito in cucina, gli ruppe
una bottiglia in testa poi sparò alla vittima per assicurarsi
della sua morte. Usciì di corsa dalla finestra senza accorgersi
delle impronte lasciate, si tolse le scarpe e le mise sul tetto per non
farle trovare alla polizia; poi entrò dal retro, ma mentre si
cambiava sentì la signora Alice urlare e andò a vedere,
ritornò in ufficio, dove lasciò le impronte di sangue
sulla penna e sui fogli perché si era dimenticata di lavarsi le
mani. L’assassino o per meglio dire ….. - mentre stavo
dicendo queste parole entrò in casa proprio la segretaria, ero
felice che ci fosse! Almeno potevo godermi la sua espressione.
-….l’assassina è la signorina Emily - Quando dissi
queste parole, Emily rimase immobile perché si chiedeva come
avessi fatto a scoprire che era lei l’assassina. – Ma come
avete fatto?- mi domandò.
-Cara signora, non è stata furba, lei ci ha reso il gioco facile-
-Ma come?- chiese a se stessa e a me.
-Lei senza accorgersi di niente ha lasciato le impronte sul pavimento
in cucina e anche sulla penna e sui fogli che erano sopra alla
fotocopiatrice.-
-Bene detective mi complimento con lei! Ha fatto una ricostruzione
brillante, sono stupita!!! In una sola mattina ha risolto il caso e
smascherato l’assassino, è stata davvero brava, mi
congratulo con lei, detective.-
-Grazie! Non pensavo che gli assassini facessero complimenti... portatela via!-
La portarono via. Io e miei colleghi eravamo soddisfatti di aver
risolto questo caso, ma eravamo tristi perché il Maggiore
Corbetta non c’era più.
Quando tornai al commissariato il mio capo si complimentò con me, ma era molto triste per la perdita di un collega.