IL DETECTIVE WILLIAM
Il detective William è un professionista del crimine.
All’interno dei misteri cerca sempre la soluzione non utilizzando
metodi scientifici ma cercando di capire come ragionano le persone
indagate e tentando di ricostruire una specie di puzzle distrutto dal
misfatto. William è inglese, abita nella Scozia del nord in una
grande e spaziosa villa di campagna. Ama restare sempre solo in casa a
ragionare sulle possibili soluzioni o giocare a scacchi in compagnia,
pur sempre ragionando sui misteri. Ha sempre amato il mistero ed
è continuamente alla ricerca di casi complicati da risolvere.
Non ama avere assistenti che lo tartassano di domande, ma solitamente
chiede a un agente di polizia di seguirlo e, in alcuni casi, di
fornirgli delle informazioni. Ha varie caratteristiche tra cui la
peggiore è di voler avere sempre ragione ed essere sempre
contrario a quello che dicono gli altri. Caratterialmente è
simpatico gentile ma un po’ pignolo. È molto alto, magro,
ha dei capelli corti di colore castano chiaro. La sua peggiore
caratteristica, che però spesso lo aiuta nelle indagini,
è un’esagerata calma e tranquillità.
L’ARRIVO DI JOE
È una giornata come le altre a Rogendan, paesino scozzese, e
William è appena rientrato dalla sua passeggiata mattutina. In
questo periodo non ha misteri da risolvere e passa il tempo camminando
per il paese. È ormai autunno inoltrato e le foglie rosse e
arancio sono già tutte cadute mentre le poche rimaste sono
secche. Le temperature scendono sempre di più e il detective
è spesso l’unico fuori di casa nel paese. Appena rientrato
va subito in cucina per prepararsi un caffè e intanto legge il
giornale: in questo periodo la polizia non ha molti casi da risolvere e
le notizie principali della cronaca sono dei piccoli furti subito
risolti. Una volta bevuto il suo caffè, come al solito, si
dirige verso lo studio al piano superiore ma oggi qualcosa lo
fermerà. Il campanello sta suonando e quindi si affretta
ad andare ad aprire. Una volta aperta la porta riconosce immediatamente
il cugino Joe che subito esclama:≪Ehi! Buongiorno cugino≫. Al che
William risponde: ≪Ciao! Non ti aspettavo! Come mai da queste parti?≫.
≪La mia non è una visita di piacere, ma sono qui per chiederti
di lavorare per me≫disse Joe. Allora William rimase un po’
stupito ma dopo poco chiese al cugino: ≪Dimmi, quale sarebbe questo
lavoro?≫. ≪Il problema non è del tutto mio ma è stato
ucciso un mio caro amico≫. ≪Vieni, ti offro qualcosa, così
discutiamo meglio del problema≫. Mentre mangiavano qualche biscotto
nello studio Joe cominciò a dire: ≪Era tra i miei più
cari amici; è morto l’altro ieri nella sua villa sul lago
di Loch Ness. È stato trovato da suo fratello, secondo la
polizia si tratta di suicidio perché al momento del ritrovamento
il corpo era per terra sanguinante. In più la finestra che
dà sul lago era rotta dall’interno; sulla vittima non
c’erano segni di colluttazione e la polizia ha passato due giorni
a cercare altri indizi per capire ma non è stato trovato nulla.
Per questo ho chiesto di aspettare ad archiviare il caso e sono venuto
a chiamarti≫. Intanto, William aveva cominciato a girare per la stanza
e continuò a riflettere qualche minuto. A un certo punto
si fermò e disse: ≪Beh, è molto interessante, quindi
accetto il caso≫. ≪Benissimo! Organizzo la partenza per domani mattina.
Mi lasci il tuo telefono così ti chiamo?≫disse Joe. ≪Mi dispiace
ma la linea telefonica è saltata quindi devi per forza venire
qua!≫. ≪Ok, passerò verso le cinque≫. La mattina passò in
fretta mentre William preparava i bagagli, invece il pomeriggio
passò molto più lentamente. Dopo pranzo William aveva
portato al piano terra i bagagli, poi aveva fumato un sigaro ed era
rimasto disoccupato.
LA PARTENZA
Erano le due del pomeriggio quando il detective decise di andare a fare
una passeggiata, per passare il tempo e fermarsi al bar per disputare
qualche partita a carte. Una volta uscito di casa cominciò a
camminare velocemente per la forte pioggia. A un certo punto
sentì che qualcuno lo chiamava e, quando si girò, vide
arrivare il cugino. Quando lo raggiunse, William chiese: ≪Come mai sei
già arrivato?≫. ≪E tu come mai non sei a preparare i bagagli?
Comunque io sono già qui perché c’è solo un
treno alle 17.30!≫. L’investigatore lo guardò stupefatto e
gli disse: ≪Io ho i bagagli già pronti quindi, se tu puoi, io
partirei subito≫. ≪Ok, ma non è troppo presto?≫ disse
l’ospite. ≪No, la stazione è molto distante, quindi
è già tardi!≫. Dopo poco tempo i due erano in macchina;
regnava un silenzio assoluto. Nessuno dei due sapeva cosa dire e voleva
risparmiare le discussioni sul caso al viaggio che sarebbe durato ben
tre ore. A rompere il silenzio fu un rumore proveniente dal motore.
Quando Joe guardò l’indicatore del livello di benzina
strabuzzò gli occhi. William allora gli chiese: ≪Cos'è
successo?≫. ≪Ho finito la benzina! Ma fortunatamente dovrei averne una
mezza tanica nel baule≫ rispose Joe. ≪Non ce ne sarà bisogno,
tra poco siamo arrivati≫. Infatti, dopo poco tempo erano davanti alla
stazione. Erano le cinque in punto e quindi mancava ancora
mezz’ora alla partenza. I due salirono sul treno, ancora
praticamente vuoto, e occuparono il loro scompartimento. Joe
cominciò a parlare del caso. ≪Cosa vuoi che ti dica per
primo?≫.≪Durante il viaggio vorrei che mi raccontassi solo la
situazione di famiglia e magari altri piccoli dettagli≫. ≪La madre
è morta quando è nato il terzo figlio, la vittima,
lasciando i tre bambini al ricco padre. I due figli maggiori sono
gemelli e quando erano più giovani disprezzavano il terzo che
aveva causato la morte della madre; ma con il passare del tempo, anche
grazie al padre, si erano uniti ed erano sempre insieme. Due anni fa
è morto il padre, che aveva ben ottantanove anni, lasciando in
eredità il suo grande patrimonio terriero e monetario≫questo il
racconto di Joe. Il cugino disse: ≪Mi dici il nome dei figli e come
è stata divisa l’eredità?≫. ≪I gemelli
si chiamano Arthur e Samuel, mentre l’ultimo figlio si chiamava
Jonathan. Il padre ha diviso in tre parti uguali
l’eredità, mentre dei tre castelli ne ha dati due al
giovane e solo uno ai gemelli. Questo però non ha creato
problemi perché non avevano intenzione di vendere e spesso
si scambiavano le chiavi≫. ≪Bene, il resto lo approfondirò una
volta arrivati; ma adesso ti va di fare qualche partita a scacchi?≫
propose William. ≪Non posso rispondere di no!≫ gli disse il cugino.
Intanto il treno era partito da almeno tre quarti d’ora e
l’orologio segnava le 18.15.
L’ARRIVO E LE PRIME INDAGINI
Durante tutto il viaggio i due giocarono a dama o a scacchi, fino alla
stazione di arrivo. Il treno a causa di un guasto aveva accumulato ben
mezz’ora di ritardo e, l’arrivo, previsto per le 20.30, era
stato posticipato alle 21.15, per evitare di bloccare la linea
ferroviaria. Una volta scesi i cugini si avviarono verso l’uscita
per prendere un taxi. ≪Faccio un paio di chiamate e sono da te≫ disse
Joe. Dopo due minuti erano su un taxi e Joe aveva finito di chiamare.
≪Chi hai chiamato?≫ chiese William. ≪Ho chiamato la polizia per
avvisare che eravamo arrivati e che da domani inizierai le indagini;
poi ho chiamato in albergo per avvisare che siamo in due a cena≫ gli
rispose il parente. Poco dopo erano in albergo e, subito dopo aver
depositato i bagagli in camera, erano seduti a tavola. Tutti e due
mangiarono leggero e dopo mezz’ora Joe era andato a casa sua,
mentre William era in camera. Dopo aver puntato la sveglia il detective
cominciò a riflettere sulla dinamica dell’omicidio ma ben
presto si addormentò. La mattina seguente William si
alzò presto, si vestì in fretta e scese a fare
colazione. Il cugino lo stava già aspettando e William
face in fretta la colazione. Alcuni minuti dopo erano sul luogo del
delitto e la polizia era già arrivata. Appena entrati nel
giardino il detective tirò fuori la sua solita lente
ispezionò il terreno. Dopo pochi passi c’era il corpo
della vittima. L’investigatore ispezionò anche quello e
cominciò a girare intorno osservando ogni minimo particolare.
Joe lo guardava stupefatto; si muoveva con un’agilità
incredibile e sembrava addirittura un animale. Poi il detective
cominciò a fare domande e a segnare le risposte su un taccuino.
Chiese: ≪Ora del decesso?≫; ≪Verso le 18.30, il corpo è stato
ritrovato dal fratello verso le 19.00; i primi sospetti potevano cadere
sui fratelli Arthur e Samuel. I due avevano un alibi di ferro: Arthur
era a una festa, dove era anche il qui presente Joe; mentre Samuel era
in casa e ciò è dimostrato dal suo computer, infatti,
dalle 18.00 fino alle sette, non ha lasciato il computer al quale stava
lavorando≫. ≪Ok, mi dai loro indirizzi?≫ chiese William. ≪Certamente;
ecco a lei≫ rispose il poliziotto porgendogli un foglio. ≪Bene, io ora
farei dei giri; ma vorrei restare da solo, se per voi non è un
problema≫. William si avviò allora verso la strada e
chiamò immediatamente un taxi mentre Joe e i poliziotti
chiamarono un’altra pattuglia per sistemare la scena del crimine
già ispezionata e tornarono in caserma.
IL MISTERO SI INFITTISCE
Poco dopo erano in caserma e il commissario cominciò a dire:
≪Suo cugino mi sembra proprio in gamba, sento che darà una
svolta al mistero≫. ≪Anche secondo me, dicono tutti che è in
gamba e non credevo che lavorasse con tutta quell’attenzione≫
disse Joe. In quel momento suonò il telefono e il commissario si
affrettò a rispondere: ≪Pronto, stazione di polizia, mi dica.
Ah, siamo subito lì≫. ≪Era suo cugino, è stato trovato il
cadavere di Samuel a casa sua≫ disse il commissario dopo aver messo
giù. ≪Il mistero s’infittisce sempre più, chi
può essere stato? Magari una vendetta, ma è difficile
dirlo … forse i due omicidi sono collegati!≫ disse allora Joe.
Alcuni minuti dopo erano sulla scena del crimine e William già
stava spiegando tutto: ≪Io ero andato da Arthur per parlargli un
po’, volevamo in seguito venire qua e una volta arrivati è
salito a chiamare il fratello che però è stato trovato
morto. Il medico legale dice che la morte è stata causata da un
taglio effettuato da un coltello avvelenato ed è avvenuta pochi
minuti prima del nostro arrivo≫ . ≪Quindi escludiamo immediatamente
Arthur perché non avrebbe potuto ucciderlo mentre era con lei,
non ci sono altre piste … accidenti è un mistero che
s’infittisce sempre più. Secondo lei, detective?≫ chiese
il commissario. ≪A mio parere il mistero si rischiara, ma mi mancano
dei piccoli pezzi di questo puzzle, distrutto dal misfatto, che spero
di trovare presto≫. Il resto della mattinata passò in fretta,
William era sempre in giro per la città e restò fuori
addirittura fino a cena. Quando tornò in albergo Joe lo stava
aspettando da tempo e subito lo rimproverò dicendogli: ≪Dove sei
stato!≫. ≪Sono andato a fare dei sopralluoghi per capire se la mia
soluzione è esatta!≫ rispose con un tono alto William. ≪Come fai
a sapere già com’è andata? Dimmi
tutto!≫esclamò Joe. ≪Tutto a suo tempo, caro cugino≫ rispose
William. ≪Ok, ma mi devi promettere che mi racconterai tutto, quando
potrai!≫.
IL PUZZLE SI RICOMPONE
Dopo cena i due si salutarono e l’investigatore si ritirò
in camera. Prima di dormire cominciò a ragionare sul da farsi,
infatti, il giorno seguente era quello in cui avrebbe potuto trovare il
pezzo mancante per completare il puzzle. Aveva girato tutto il giorno
alla ricerca del pezzo mancante, ma senza risultati; certo, ne aveva
trovati altri, ma non quello. Mentre pensava in che angolo quel pezzo
si sarebbe potuto nascondere, qualcuno bussò alla porta. Era il
portinaio che gli portava un telegramma; quando lo aprì
cominciò a leggere: ≪So che sei sulle mie tracce, ma non
troverai quello che stai cercando≫. Dopo averlo letto diventò
ancor più pensieroso e allora decise di fumare un sigaro.
Pensava alle parole del messaggio ma non gli veniva in mente nulla da
fare. ≪Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima!≫ disse a un
tratto. Subito si lanciò al piano terra e riuscì a
fermare il postino per un pelo. ≪Chi le ha dato questo telegramma?≫ gli
chiese subito. ≪Un signore, all’incrocio in fondo a questa via≫
rispose il postino.≪Grazie mille, tenga due corone≫. Cominciò a
correre verso l’incrocio ed osservò che c’era una
casa abbandonata. In quel momento decise di non entrare e tornò
in camera. La mattina seguente, William si alzò molto presto per
controllare se aveva veramente ritrovato il pezzo mancante .
Quando arrivò in sala da pranzo i camerieri avevano appena
finito di preparare e l’investigatore era il primo a presentarsi
a tavola. Prese la sua solita colazione e andò in camera a
vestirsi. Si vestì con abiti pesanti perché era una
mattina molto fredda e uscì dall’albergo. Ripercorse la
strada della sera prima ed arrivò all’incrocio, la casa
era stata ricoperta di cartelloni pubblicitari e le porte e le finestre
erano inaccessibili. Solo una però non era stata coperta e
William si servì di questa. L’interno era parzialmente
crollato e ci mise poco a ispezionare i vari piani. Fino
all’ultimo piano non trovò niente ma quando si era quasi
arreso, notò una scatola in un buco del muro. La aprì e
gridò dalla gioia: aveva ritrovato il pezzo mancante!
IL MISTERO È RISOLTO
Tornò in fretta e furia in albergo e si affrettò a
chiamare il cugino per avvisare che aveva risolto il caso. In un attimo
erano tutti in camera sua, tranne Arthur che era rimasto bloccato nel
traffico. ≪Volete un sigaro?≫ chiese William. Tutti risposero di
sì e, una volta offerti i sigari, il detective cominciò a
spiegare: ≪Inizialmente il caso mi sembrava un po’ complicato, ma
una volta ricomposti i bordi del puzzle, ho capito tutto. È
stato un po’ complicato ma conosco il nome dell’assassino.
Vi spiego subito come ho fatto ad intuirlo. Inizialmente le due morti
non sembravano collegate, ma lo erano. L’assassinio di Jonathan,
non si tratta infatti di suicidio, è avvenuto con la stessa arma
che ha causato la morte del fratello: il coltello avvelenato≫. In quel
momento arrivò Arthur che disse: ≪Scusate ma il traffico
è micidiale≫. ≪Non preoccuparti, stavo giusto per parlare di te:
sei proprio tu il mio assassino!≫ disse William. ≪Me lo provi se
è capace!≫ rispose il presunto colpevole. ≪Certo che lo
farò. Comincio dall’inizio dei fatti. Tutto iniziò
nella vostra infanzia, quando vostra madre morì durante il parto
di Jonathan. Tu e tuo fratello non volevate restare con lui ma vostro
padre vi costrinse. Allora faceste un patto di sangue, come ho potuto
notare dalla stessa cicatrice sul braccio destro, e giuraste che lo
avreste punito. Una volta cresciuti lasciaste correre questo patto, ma
la divisione dell’ eredità ve lo ricordò. Faceste
finta di niente, allora, ma una settimana fa siete riusciti a
vendicarvi. Tu ti recasti al castello sul lago mentre era tuo fratello
quello che partecipò alla festa. Restò là poco
tempo, giusto il tempo di farsi notare, ma non ha parlato a nessuno.
Per quanto riguarda il computer, Samuel, aveva modificato ora e data
riuscendo a ingannare tutti. Nel frattempo hai fatto dei tagli
con il coltello avvelenato sul corpo di tuo fratello, come ho potuto
osservare sul suo corpo, e poi lo hai buttato giù dalla
finestra. Poco dopo hai chiamato la polizia con il tuo alibi di ferro.
Il giorno in cui ci siamo incontrati tu avevi ucciso tuo fratello per
un litigio, con la stessa arma, molto tempo prima del nostro
incontro. Non avevi chiuso bene la botola che portava alla
soffitta molto fredda, ed io me ne sono accorto. Secondo il rigor
mortis in un corpo i muscoli s’induriscono dopo la morte, ma non
in ambienti freddi. Hai previsto la mia visita e hai nascosto il corpo;
hai approfittato poi del tempo in cui sei salito a
“chiamare” tuo fratello, ma hai invece portato giù
il corpo dalla soffitta≫. Allora l’assassino gli chiese: ≪Scusa,
ma non hai prove!≫. ≪Eccole!≫ rispose pronto il detective estraendo il
coltello e il telegramma. Vedendoli il colpevole assunse
un’espressione molto tesa in volto; intanto, il commissario gli
disse: ≪Ti conviene confessare di tua spontanea volontà se no ti
ritrovi con una pena ancora più lunga! Allora? Che cosa
facciamo?≫. ≪E va bene! Confesso!≫ urlò allora
l’assassino. ≪Ma mi potresti spiegare il perché
dell’assassinio di Samuel?≫ chiese il detective. Arthur, allora,
rispose: ≪Ci sarebbe dovuto arrivare lei da solo ma vedo che glielo
devo dire io! Ovviamente perché uno da solo sarebbe diventato
più ricco che due!≫. ≪Bene, adesso farà ricco lo stato
con la sua ricchezza! Intanto vent’anni o più non te li
toglie nessuno≫. Dopo qualche ora William stava ripartendo per
Rogendan. ≪Ti saluto, caro cugino! Grazie ancora per la soluzione del
caso≫ disse Joe. ≪Ti saluto anch’io e ti ripeto che è
stato un piacere!≫. Dopo gli ultimi saluti William salì in
treno. La sera, una volta arrivato a casa, andò subito a letto.
La mattina dopo scoprì che in paese c’era stata una rapina
e decise che un altro puzzle da sistemare non gli avrebbe fatto
male!