DUE FRATELLI E UN MISTERO

di Samuele Panzeri


IL DETECTIVE WILLIAM
Il detective William è un professionista del crimine. All’interno dei misteri cerca sempre la soluzione non utilizzando metodi scientifici ma cercando di capire come ragionano le persone indagate e tentando di ricostruire una specie di puzzle distrutto dal misfatto. William è inglese, abita nella Scozia del nord in una grande e spaziosa villa di campagna. Ama restare sempre solo in casa a ragionare sulle possibili soluzioni o giocare a scacchi in compagnia, pur sempre ragionando sui misteri. Ha sempre amato il mistero ed è continuamente alla ricerca di casi complicati da risolvere. Non ama avere assistenti che lo tartassano di domande, ma solitamente chiede a un agente di polizia di seguirlo e, in alcuni casi, di fornirgli delle informazioni. Ha varie caratteristiche tra cui la peggiore è di voler avere sempre ragione ed essere sempre contrario a quello che dicono gli altri. Caratterialmente è simpatico gentile ma un po’ pignolo. È molto alto, magro, ha dei capelli corti di colore castano chiaro. La sua peggiore caratteristica, che però spesso lo aiuta nelle indagini, è un’esagerata calma e tranquillità.
L’ARRIVO DI JOE
È una giornata come le altre a Rogendan, paesino scozzese, e William è appena rientrato dalla sua passeggiata mattutina. In questo periodo non ha misteri da risolvere e passa il tempo camminando per il paese. È ormai autunno inoltrato e le foglie rosse e arancio sono già tutte cadute mentre le poche rimaste sono secche. Le temperature scendono sempre di più e il detective è spesso l’unico fuori di casa nel paese. Appena rientrato va subito in cucina per prepararsi un caffè e intanto legge il giornale: in questo periodo la polizia non ha molti casi da risolvere e le notizie principali della cronaca  sono dei piccoli furti subito risolti. Una volta bevuto il suo caffè, come al solito, si dirige verso lo studio al piano superiore ma oggi qualcosa lo fermerà. Il campanello sta  suonando e quindi si affretta ad andare ad aprire. Una volta aperta la porta riconosce immediatamente il cugino Joe che subito esclama:≪Ehi! Buongiorno cugino≫. Al che William risponde: ≪Ciao! Non ti aspettavo! Come mai da queste parti?≫. ≪La mia non è una visita di piacere, ma sono qui per chiederti di lavorare per me≫disse Joe. Allora William rimase un po’ stupito ma dopo poco chiese al cugino: ≪Dimmi, quale sarebbe questo lavoro?≫. ≪Il problema non è del tutto mio ma è stato ucciso un mio caro amico≫. ≪Vieni, ti offro qualcosa, così discutiamo meglio del problema≫. Mentre mangiavano qualche biscotto nello studio Joe cominciò a dire: ≪Era tra i miei più cari amici; è morto l’altro ieri nella sua villa sul lago di Loch Ness. È stato trovato da suo fratello, secondo la polizia si tratta di suicidio perché al momento del ritrovamento il corpo era per terra sanguinante. In più la finestra che dà sul lago era rotta dall’interno; sulla vittima non c’erano segni di colluttazione e la polizia ha passato due giorni a cercare altri indizi per capire ma non è stato trovato nulla. Per questo ho chiesto di aspettare ad archiviare il caso e sono venuto a chiamarti≫. Intanto, William aveva cominciato a girare per la stanza e continuò a riflettere qualche minuto.  A un certo punto si fermò e disse: ≪Beh, è molto interessante, quindi accetto il caso≫. ≪Benissimo! Organizzo la partenza per domani mattina. Mi lasci il tuo telefono così ti chiamo?≫disse Joe. ≪Mi dispiace ma la linea telefonica è saltata quindi devi per forza venire qua!≫. ≪Ok, passerò verso le cinque≫. La mattina passò in fretta mentre William preparava i bagagli, invece il pomeriggio passò molto più lentamente. Dopo pranzo William aveva portato al piano terra i bagagli, poi aveva fumato un sigaro ed era rimasto disoccupato.
LA PARTENZA
Erano le due del pomeriggio quando il detective decise di andare a fare una passeggiata, per passare il tempo e fermarsi al bar per disputare qualche partita a carte. Una volta uscito di casa cominciò a camminare velocemente per la forte pioggia. A un certo punto sentì che qualcuno lo chiamava e, quando si girò, vide arrivare il cugino. Quando lo raggiunse, William chiese: ≪Come mai sei già arrivato?≫. ≪E tu come mai non sei a preparare i bagagli? Comunque io sono già qui perché c’è solo un treno alle 17.30!≫. L’investigatore lo guardò stupefatto e gli disse: ≪Io ho i bagagli già pronti quindi, se tu puoi, io partirei subito≫. ≪Ok, ma non è troppo presto?≫ disse l’ospite. ≪No, la stazione è molto distante, quindi è già tardi!≫. Dopo poco tempo i due erano in macchina; regnava un silenzio assoluto. Nessuno dei due sapeva cosa dire e voleva risparmiare le discussioni sul caso al viaggio che sarebbe durato ben tre ore. A rompere il silenzio fu un rumore proveniente dal motore. Quando Joe guardò l’indicatore del livello di benzina strabuzzò gli occhi. William allora gli chiese: ≪Cos'è successo?≫. ≪Ho finito la benzina! Ma fortunatamente dovrei averne una mezza tanica nel baule≫ rispose Joe. ≪Non ce ne sarà bisogno, tra poco siamo arrivati≫. Infatti, dopo poco tempo erano davanti alla stazione. Erano le cinque in punto e quindi mancava ancora mezz’ora alla partenza. I due salirono sul treno, ancora praticamente vuoto, e occuparono il loro scompartimento. Joe cominciò a parlare del caso. ≪Cosa vuoi che ti dica per primo?≫.≪Durante il viaggio vorrei che mi raccontassi solo la situazione di famiglia e magari altri piccoli dettagli≫. ≪La madre è morta quando è nato il terzo figlio, la vittima, lasciando i tre bambini al ricco padre. I due figli maggiori sono gemelli e quando erano più giovani disprezzavano il terzo che aveva causato la morte della madre; ma con il passare del tempo, anche grazie al padre, si erano uniti ed erano sempre insieme. Due anni fa è morto il padre, che aveva ben ottantanove anni, lasciando in eredità il suo grande patrimonio terriero e monetario≫questo il racconto di Joe. Il cugino disse: ≪Mi dici il nome dei figli e come è stata divisa  l’eredità?≫. ≪I  gemelli si chiamano Arthur e Samuel, mentre l’ultimo figlio si chiamava Jonathan. Il padre ha diviso in tre parti uguali l’eredità, mentre dei tre castelli ne ha dati due al giovane e solo uno ai gemelli. Questo però non ha creato problemi perché  non avevano intenzione di vendere e spesso si scambiavano le chiavi≫. ≪Bene, il resto lo approfondirò una volta arrivati; ma adesso ti va di fare qualche partita a scacchi?≫ propose William. ≪Non posso rispondere di no!≫ gli disse il cugino. Intanto il treno era partito da almeno tre quarti d’ora e l’orologio segnava le 18.15.
L’ARRIVO E LE PRIME INDAGINI
Durante tutto il viaggio i due giocarono a dama o a scacchi, fino alla stazione di arrivo. Il treno a causa di un guasto aveva accumulato ben mezz’ora di ritardo e, l’arrivo, previsto per le 20.30, era stato posticipato alle 21.15, per evitare di bloccare la linea ferroviaria. Una volta scesi i cugini si avviarono verso l’uscita per prendere un taxi. ≪Faccio un paio di chiamate e sono da te≫ disse Joe. Dopo due minuti erano su un taxi e Joe aveva finito di chiamare. ≪Chi hai chiamato?≫ chiese William. ≪Ho chiamato la polizia per avvisare che eravamo arrivati e che da domani inizierai le indagini; poi ho chiamato in albergo per avvisare che siamo in due a cena≫ gli rispose il parente. Poco dopo erano in albergo e, subito dopo aver depositato i bagagli in camera, erano seduti a tavola. Tutti e due mangiarono leggero e dopo mezz’ora Joe era andato a casa sua, mentre William era in camera. Dopo aver puntato la sveglia il detective cominciò a riflettere sulla dinamica dell’omicidio ma ben presto si addormentò.  La mattina seguente William si alzò presto, si vestì in fretta  e scese a fare colazione. Il cugino lo stava già aspettando e  William face in fretta la colazione. Alcuni minuti dopo erano sul luogo del delitto e la polizia era già arrivata. Appena entrati nel giardino il detective tirò fuori la sua solita lente ispezionò il terreno. Dopo pochi passi c’era il corpo della vittima. L’investigatore ispezionò anche quello e cominciò a girare intorno osservando ogni minimo particolare. Joe lo guardava stupefatto; si muoveva con un’agilità incredibile e sembrava addirittura un animale. Poi il detective cominciò a fare domande e a segnare le risposte su un taccuino. Chiese: ≪Ora del decesso?≫; ≪Verso le 18.30, il corpo è stato ritrovato dal fratello verso le 19.00; i primi sospetti potevano cadere sui fratelli Arthur e Samuel. I due avevano un alibi di ferro: Arthur era a una festa, dove era anche il qui presente Joe; mentre Samuel era in casa e ciò è dimostrato dal suo computer, infatti, dalle 18.00 fino alle sette, non ha lasciato il computer al quale stava lavorando≫. ≪Ok, mi dai loro indirizzi?≫ chiese William. ≪Certamente; ecco a lei≫ rispose il poliziotto porgendogli un foglio. ≪Bene, io ora farei dei giri; ma vorrei restare da solo, se per voi non è un problema≫. William si avviò allora verso la strada e chiamò immediatamente un taxi mentre Joe e i poliziotti chiamarono un’altra pattuglia per sistemare la scena del crimine già ispezionata e tornarono in caserma.
IL MISTERO SI INFITTISCE
Poco dopo erano in caserma e il commissario cominciò a dire: ≪Suo cugino mi sembra proprio in gamba, sento che darà una svolta al mistero≫. ≪Anche secondo me, dicono tutti che è in gamba e non credevo che lavorasse con tutta quell’attenzione≫ disse Joe. In quel momento suonò il telefono e il commissario si affrettò a rispondere: ≪Pronto, stazione di polizia, mi dica. Ah, siamo subito lì≫. ≪Era suo cugino, è stato trovato il cadavere di Samuel a casa sua≫ disse il commissario dopo aver messo giù. ≪Il mistero s’infittisce sempre più, chi può essere stato? Magari una vendetta, ma è difficile dirlo … forse i due omicidi sono collegati!≫ disse allora Joe. Alcuni minuti dopo erano sulla scena del crimine e William già stava spiegando tutto: ≪Io ero andato da Arthur per parlargli un po’, volevamo in seguito venire qua e una volta arrivati è salito a chiamare il fratello che però è stato trovato morto. Il medico legale dice che la morte è stata causata da un taglio effettuato da un coltello avvelenato ed è avvenuta pochi minuti prima del nostro arrivo≫ . ≪Quindi escludiamo immediatamente Arthur perché non avrebbe potuto ucciderlo mentre era con lei, non ci sono altre piste … accidenti è un mistero che s’infittisce sempre più. Secondo lei, detective?≫ chiese il commissario. ≪A mio parere il mistero si rischiara, ma mi mancano dei piccoli pezzi di questo puzzle, distrutto dal misfatto, che spero di trovare presto≫. Il resto della mattinata passò in fretta, William era sempre in giro per la città e restò fuori addirittura fino a cena. Quando tornò in albergo Joe lo stava aspettando da tempo e subito lo rimproverò dicendogli: ≪Dove sei stato!≫. ≪Sono andato a fare dei sopralluoghi per capire se la mia soluzione è esatta!≫ rispose con un tono alto William. ≪Come fai a sapere già com’è andata? Dimmi tutto!≫esclamò Joe. ≪Tutto a suo tempo, caro cugino≫ rispose William. ≪Ok, ma mi devi promettere che mi racconterai tutto, quando potrai!≫.
IL PUZZLE SI RICOMPONE
Dopo cena i due si salutarono e l’investigatore si ritirò in camera. Prima di dormire cominciò a ragionare sul da farsi, infatti, il giorno seguente era quello in cui avrebbe potuto trovare il pezzo mancante per completare il puzzle. Aveva girato tutto il giorno alla ricerca del pezzo mancante, ma senza risultati; certo, ne aveva trovati altri, ma non quello. Mentre pensava in che angolo quel pezzo si sarebbe potuto nascondere, qualcuno bussò alla porta. Era il portinaio che gli portava un telegramma; quando lo aprì cominciò a leggere: ≪So che sei sulle mie tracce, ma non troverai quello che stai cercando≫. Dopo averlo letto diventò ancor più pensieroso e allora decise di fumare un sigaro. Pensava alle parole del messaggio ma non gli veniva in mente nulla da fare. ≪Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima!≫ disse a un tratto. Subito si lanciò al piano terra e riuscì a fermare il postino per un pelo. ≪Chi le ha dato questo telegramma?≫ gli chiese subito. ≪Un signore, all’incrocio in fondo a questa via≫ rispose il postino.≪Grazie mille, tenga due corone≫. Cominciò a correre verso l’incrocio ed osservò che c’era una casa abbandonata. In quel momento decise di non entrare e tornò in camera. La mattina seguente, William si alzò molto presto per controllare se aveva veramente ritrovato  il pezzo mancante . Quando arrivò in sala da pranzo i camerieri avevano appena finito di preparare e l’investigatore era il primo a presentarsi a tavola. Prese la sua solita colazione e andò in camera a vestirsi. Si vestì con abiti pesanti perché era una mattina molto fredda e uscì dall’albergo. Ripercorse la strada della sera prima ed arrivò all’incrocio, la casa era stata ricoperta di cartelloni pubblicitari e le porte e le finestre erano inaccessibili. Solo una però non era stata coperta e William si servì di questa. L’interno era parzialmente crollato e ci mise poco a ispezionare i vari piani. Fino all’ultimo piano non trovò niente ma quando si era quasi arreso, notò una scatola in un buco del muro. La aprì e gridò dalla gioia: aveva ritrovato il pezzo mancante!
IL MISTERO È RISOLTO
Tornò in fretta e furia in albergo e si affrettò a chiamare il cugino per avvisare che aveva risolto il caso. In un attimo erano tutti in camera sua, tranne Arthur che era rimasto bloccato nel traffico. ≪Volete un sigaro?≫ chiese William. Tutti risposero di sì e, una volta offerti i sigari, il detective cominciò a spiegare: ≪Inizialmente il caso mi sembrava un po’ complicato, ma una volta ricomposti i bordi del puzzle, ho capito tutto. È stato un po’ complicato ma conosco il nome dell’assassino. Vi spiego subito come ho fatto ad intuirlo. Inizialmente le due morti non sembravano collegate, ma lo erano. L’assassinio di Jonathan, non si tratta infatti di suicidio, è avvenuto con la stessa arma che ha causato la morte del fratello: il coltello avvelenato≫. In quel momento arrivò Arthur che disse: ≪Scusate ma il traffico è micidiale≫. ≪Non preoccuparti, stavo giusto per parlare di te: sei proprio tu il mio assassino!≫ disse William. ≪Me lo provi se è capace!≫ rispose il presunto colpevole. ≪Certo che lo farò. Comincio dall’inizio dei fatti. Tutto iniziò nella vostra infanzia, quando vostra madre morì durante il parto di Jonathan. Tu e tuo fratello non volevate restare con lui ma vostro padre vi costrinse. Allora faceste un patto di sangue, come ho potuto notare dalla stessa cicatrice sul braccio destro, e giuraste che lo avreste punito. Una volta cresciuti lasciaste correre questo patto, ma la divisione dell’ eredità ve lo ricordò. Faceste finta di niente, allora, ma una settimana fa siete riusciti a vendicarvi. Tu ti recasti al castello sul lago mentre era tuo fratello quello che partecipò alla festa. Restò là poco tempo, giusto il tempo di farsi notare, ma non ha parlato a nessuno. Per quanto riguarda il computer, Samuel, aveva modificato ora e data riuscendo a ingannare tutti. Nel frattempo  hai fatto dei tagli con il coltello avvelenato sul corpo di tuo fratello, come ho potuto osservare sul suo corpo, e poi lo hai buttato giù dalla finestra. Poco dopo hai chiamato la polizia con il tuo alibi di ferro. Il giorno in cui ci siamo incontrati tu avevi ucciso tuo fratello per un litigio, con la stessa arma, molto tempo prima del nostro incontro.  Non avevi chiuso bene la botola che portava alla soffitta molto fredda, ed io me ne sono accorto. Secondo il rigor mortis in un corpo i muscoli s’induriscono dopo la morte, ma non in ambienti freddi. Hai previsto la mia visita e hai nascosto il corpo; hai approfittato poi del tempo in cui sei salito a “chiamare” tuo fratello, ma hai invece portato giù il corpo dalla soffitta≫. Allora l’assassino gli chiese: ≪Scusa, ma non hai prove!≫. ≪Eccole!≫ rispose pronto il detective estraendo il coltello e il telegramma. Vedendoli il colpevole assunse un’espressione molto tesa in volto; intanto, il commissario gli disse: ≪Ti conviene confessare di tua spontanea volontà se no ti ritrovi con una pena ancora più lunga! Allora? Che cosa facciamo?≫. ≪E va bene! Confesso!≫ urlò allora l’assassino. ≪Ma mi potresti spiegare il perché dell’assassinio di Samuel?≫ chiese il detective. Arthur, allora, rispose: ≪Ci sarebbe dovuto arrivare lei da solo ma vedo che glielo devo dire io! Ovviamente perché uno da solo sarebbe diventato più ricco che due!≫. ≪Bene, adesso farà ricco lo stato con la sua ricchezza! Intanto vent’anni o più non te li toglie nessuno≫. Dopo qualche ora William stava ripartendo per Rogendan. ≪Ti saluto, caro cugino! Grazie ancora per la soluzione del caso≫ disse Joe. ≪Ti saluto anch’io e ti ripeto che è stato un piacere!≫. Dopo gli ultimi saluti William salì in treno. La sera, una volta arrivato a casa, andò subito a letto. La mattina dopo scoprì che in paese c’era stata una rapina e decise che un altro puzzle da sistemare non gli avrebbe fatto male!