IL CASO DELL’INVESTIGATORE MARIO

di Paolo Riva


Mario fa l'investigatore privato in un paesino di campagna. Possiede uno studio privato chiamato “L'indiscreto”. È molto alto e un po' cicciottello. A lui piace molto dormire e mangiare. Di solito mangia schifezze nel suo studio quando non arriva nessun cliente. Non sembrerebbe un investigatore perché è molto disordinato e confusionario nel raccontare le cose. Solitamente indossa dei jeans neri e una camicia verde. Egli va sempre in giro con una rivoltella carica ma l' ha usata solo poche volte. Ha una grandissima passione per la pesca e spesso va a pescare con i suoi amici. Ha una vecchia Volvo verde sporca, tutta scassata e sempre puzzolente di fumo. Egli non la cambia perché dice di essersi affezionato a quella macchina, infatti era la sua prima ed unica macchina. Spesso la macchina si ferma per strada perché ha sempre qualche guasto diverso e il meccanico si arrabbia ogni volta che la deve aggiustare, una volta gli ha dovuto persino cambiare il motore. Egli in paese conosce tutti. Fuma molto e a volte gioca anche al lotto ma senza molta fortuna. È abbastanza ricco e possiede anche una vespa Special '50 gialla.
È un normalissimo pomeriggio e egli si sta ingozzando di schifezze come al solito quando all'improvviso la ricca contessa del paese entra nel suo studio. Egli subito si ricompone e chiede garbatamente di cosa ha bisogno. La vecchia contessa allungando dei soldi a Mario si fa  promettere di non dire niente a nessuno di quello che stava per riferirgli. La contessa inizia. Ella gli riferisce che il suo maggiordomo Fabrizio negli ultimi tempi sta avendo un comportamento molto più ostile del solito verso di lei. Mario le dice di non preoccuparsi e che tutti conoscono l'ostile comportamento di Fabrizio, ma che comunque avrebbe indagato. La contessa lo ringrazia molto e lo invita al grande ballo in maschera che si sarebbe tenuto nella sua villa sabato. Mario accetta volentieri.
Appena la contessa esce lui inizia a telefonare a molta gente per prenotare il vestito. Accade poi un evento rarissimo: Mario ha lavato la macchina per il ballo del giorno dopo.
Finalmente è arrivato il giorno del ballo e il detective è tutto contento ma anche un po' agitato. Il detective si è vestito in modo impeccabile ma è arrivato in ritardo perché la sua macchina si è fermata sull'unica stradina sterrata per arrivare all'antica villa della contessa ed è costretto a terminare il tragitto a piedi. Appena arrivato si sente, di primo impatto, in imbarazzo perché lì c'è solo gente molto ricca. Appena entrato il maggiordomo è molto scortese con lui perché ha iniziato a redarguirlo sul fatto che non si deve arrivare in ritardo a una festa. A Mario non importa di questo e va subito a salutare la contessa. Un grande lampadario di cristallo illumina a giorno il grande salone. La contessa ferma per un minuto il ballo per annunciare il suo fidanzamento con Marco, il padrone della concessionaria Maserati del paese vicino. La contessa è già andata a modificare il testamento in cui lascia tutta la sua eredità a Marco. In quel momento la corrente si interrompe per una decina di minuti in cui si sente un gran frastuono e quando torna la corrente la contessa è stesa a terra in un lago di sangue schiacciata dal lampadario. Mario la tocca esterrefatto per  capire se è morta. Subito Marco chiama un'ambulanza ma nella fretta sbaglia numero e se ne accorge solo dopo dieci interminabili minuti. Quando l'ambulanza arriva non c'è più nessuna speranza per la povera contessa. Un paesino della provincia di Lecco è stato catapultato in un mistero. Il detective ordina agli invitati di non toccare niente e di lasciare tutti i nomi alla polizia. Il giorno successivo Mario si informa sulla storia della contessa e in paese chiede se qualcuno aveva mai avuto questioni con lei. Dalle sue indagini vengono a galla solo vecchi fatti ma lui li considera ugualmente. In visita al paese vi è un signore che si trova lì per lavoro ma che, guarda la coincidenza, aveva avuto questioni con la contessa Antonia. La contessa  si era arricchita alle spalle della famiglia di quell'uomo. Lui aveva investito dei soldi nelle aziende di Antonia che poi però erano fallite. Aveva già provato molte volte a farsi ridare i soldi perché secondo lui il fallimento era stato intenzionale. Questo signore si chiamava Giovanni e per farsi ridare i soldi era arrivato anche a minacciare la contessa; ma poi ci aveva rinunciato. Il tutto sino a pochi giorni prima quando Antonia aveva ricevuto lettere di minacce da parte di un anonimo signore. Esse citavano:”Io non mi sono scordato di quello che ci hai fatto. Te la farò pagare.”
Un altro signore che aveva avuto motivi d'attrito con la contessa era proprio il maggiordomo Fabrizio. Si diceva che Antonia avesse volontariamente provocato l' incidente al nonno di Fabrizio, schiacciandolo sotto una pressa,  solo per rilevare la sua fabbrica. Antonia era stata indagata per omicidio ma era stata subito scagionata per insufficienza di prove. Il padre di Fabrizio però, non contento, aveva ucciso il marito di Antonia.
Il padre di Fabrizio venne imprigionato e morì in prigione.
Mario si reca nell'hotel dove soggiorna Giovanni, per interrogarlo. Egli lo respinge in malo modo e gli dice che quei fatti sono ormai cose vecchie e che se avrebbe voluto fargliela pagare alla contessa non si sarebbe certo fatto scoprire. Le uniche altre due persone che destano sospetti erano il maggiordomo e il fidanzato. A Mario però non era chiaro come, cosa e chi aveva fatto cadere il lampadario. Mario va dal maggiordomo per interrogarlo. Il maggiordomo lo accoglie sempre con il solito carattere scontroso ma nel suo comportamento c'è un velo di tristezza. Il maggiordomo gli spiega che era tutta acqua passata la storia dell'incidente e che Antonia aveva già sofferto abbastanza. Mario sta andando alla villa per controllare la scena del crimine quando sulla stradina sterrata incontra un fuoristrada nuovo fiammante che torna dalla villa. Alla guida vi è un uomo dal volto coperto. Mario decide di inseguirlo. Sulla strada che porta al paese confinante, la sua vecchia Volvo lo lascia a piedi. Lui cerca di forare le gomme all'inseguito con la sua rivoltella ma non ci riesce. Mario si è messo ad imprecare e sconsolato chiama il carro attrezzi. Finalmente si è deciso a cambiare macchina dopo quest'ennesimo guasto. Ha deciso di comprare un fuoristrada, un Land Rover Defender nuovo di zecca. Il meccanico ne è molto contento. Finalmente riesce ad andare alla villa. All'inizio ha un po' di paura nel trovarsi da solo in quella villa così tetra. La grande macchia di sangue risalta sul pavimento nero e il lampadario frantumato per terra da un'aria molto lugubre alla casa. Esaminando  la catena del lampadario nota qualcosa di strano: tutti gli anelli della catena sono intatti e non arrugginiti come si pensava. Se ne va dalla casa per informarsi sulla macchina nera. Appartiene al fidanzato della contesa. Mario si reca da lui ma il fidanzato gli dice che non si era fermato perché temeva di essere arrestato per contaminazione della scena del crimine. Mario se ne ritorna sconsolato alla villa per ricontrollare il lampadario. Esaminando attentamente la catena nota che non si è rotta casualmente ma che è stata tranciata. Sulla catena non ci sono impronte digitali ma vi è un filo nero. Lo porta alla scientifica e lo fa esaminare. Appartiene ad una giacca come quella indossata dai camerieri della contessa ma anche da Marco. I sospettati sono ormai solo due. Mario si ricorda che la caduta del lampadario era stata preceduta da uno strano rumore, poteva essere stato il cadere di un vassoio. Nel muro vicino al filo del lampadario c'era un foro e dentro vi era un proiettile. La catena è stata tranciata da un proiettile che poi si è conficcato nel muro. Ormai bisognava solo scoprire a quale fucile appartenesse quel proiettile ma soprattutto come una persona avesse fatto a portare un fucile da caccia ad un ricevimento senza dar nell'occhio. Mario convoca Marco e Fabrizio nella villa e mostra ad entrambi il proiettile da caccia trovato e dice a tutte e due di confessare perché sarebbe stato meglio per loro. Nessuno confessa ma Mario si fa dare i fucili da caccia di entrambi.
Sia Marco che Fabrizio risultano positivi al test della paraffina. Tutti e due dicono che sono andati a caccia ma Mario non ci crede e fa analizzare alla scientifica i fucili e il proiettile da un suo amico. Il risultato sarebbe arrivato dopo tre giorni. In quei giorni Mario da l'ordine ai due sospettati di non lasciare il paese senza avvisare lui o la polizia. Essi accettano anche se molto contrari. Mario porta la sua Vespa ad un raduno di moto d'epoca dove conosce un nuovo amico. Franco, il nuovo amico, fa anche lui il detective e possiede un MV Agusta quattro cilindri del millenovecentosessantotto. Davanti ad un paio di birre Mario spiega il caso a Franco e soprattutto del particolare non chiaro di come avessero potuto portare il fucile.  Franco gli spiega che secondo lui era stato Fabrizio. Lui avrebbe potuto nascondere il fucile in qualche punto poco in vista e in un secondo momento sarebbe andato a riprenderlo. Mario spiega a Franco che non era possibile perché era sempre stato nella sala. L'aveva lasciata solo pochi secondi prima per andare in cantina a prendere il vino. Franco gli apre gli occhi. In quei minuti Fabrizio è andato a staccare la corrente con la scusa di andare in cantina, ha preso il fucile e staccato la catena con un colpo sparato con il silenziatore. A Mario viene in mente un particolare fondamentale: Fabrizio non aveva riportato il vino, ma era rimasto nello stesso medesimo punto di dove era prima. Mario ringrazia molto Franco e mezzo ubriaco torna in paese. Si precipita dal maresciallo e gli spiega tutto. Ora manca solo il movente. Nel frattempo i risultati del test sono arrivati. Mario fa convocare Marco e Fabrizio in questura e insieme al maresciallo spiega che se avessero confessato la pena sarebbe stata ridotta. Tutti e due tacciono. A quel punto Mario apre i risultati: la pallottola apparteneva al fucile di Fabrizio. Fabrizio si finge sorpreso e chiede come avrebbe fatto secondo lui a portare il fucile al ricevimento. Mario spiega:- Tu hai nascosto il fucile vicino all'impianto elettrico in cantina. Pochi secondi prima che saltasse la luce sei andato in cantina con la scusa di andare a prendere il vino ma hai solo staccato la luce e poi con tutta calma sei andato in salone, hai sparato alla catena e hai riposto il fucile. Io sostengo ciò perché al tuo ritorno dalla cantina non hai portato il vino. A quel punto Fabrizio crolla.
-l'ho uccisa perché mi trattava come un cane, ero poco più di uno schiavo. Nonostante ciò non l'avrei uccisa se non l'avessi sentita parlare al telefono. Lei stava dicendo:- Come ti devo versare i soldi per l'omicidio? Poi ho sentito:- Quindi 500 000€ sul conto 1523004. A quel punto non ci ho più visto dalla rabbia e ho architettato il modo per ucciderla. È andato tutto come ha descritto lei, ma ha dimenticato di dire che mi sono divertito moltissimo.
-Portatelo in cella! Ordina il maresciallo.
Mario si scusa con Marco per averlo sospettato dicendo che però è solo il suo lavoro. Marco capisce e dice che l'importante è che la verità sia venuta a galla.