Mario fa l'investigatore privato in un paesino di campagna. Possiede
uno studio privato chiamato “L'indiscreto”. È molto
alto e un po' cicciottello. A lui piace molto dormire e mangiare. Di
solito mangia schifezze nel suo studio quando non arriva nessun
cliente. Non sembrerebbe un investigatore perché è molto
disordinato e confusionario nel raccontare le cose. Solitamente indossa
dei jeans neri e una camicia verde. Egli va sempre in giro con una
rivoltella carica ma l' ha usata solo poche volte. Ha una grandissima
passione per la pesca e spesso va a pescare con i suoi amici. Ha una
vecchia Volvo verde sporca, tutta scassata e sempre puzzolente di fumo.
Egli non la cambia perché dice di essersi affezionato a quella
macchina, infatti era la sua prima ed unica macchina. Spesso la
macchina si ferma per strada perché ha sempre qualche guasto
diverso e il meccanico si arrabbia ogni volta che la deve aggiustare,
una volta gli ha dovuto persino cambiare il motore. Egli in paese
conosce tutti. Fuma molto e a volte gioca anche al lotto ma senza molta
fortuna. È abbastanza ricco e possiede anche una vespa Special
'50 gialla.
È un normalissimo pomeriggio e egli si sta ingozzando di
schifezze come al solito quando all'improvviso la ricca contessa del
paese entra nel suo studio. Egli subito si ricompone e chiede
garbatamente di cosa ha bisogno. La vecchia contessa allungando dei
soldi a Mario si fa promettere di non dire niente a nessuno di
quello che stava per riferirgli. La contessa inizia. Ella gli riferisce
che il suo maggiordomo Fabrizio negli ultimi tempi sta avendo un
comportamento molto più ostile del solito verso di lei. Mario le
dice di non preoccuparsi e che tutti conoscono l'ostile comportamento
di Fabrizio, ma che comunque avrebbe indagato. La contessa lo ringrazia
molto e lo invita al grande ballo in maschera che si sarebbe tenuto
nella sua villa sabato. Mario accetta volentieri.
Appena la contessa esce lui inizia a telefonare a molta gente per
prenotare il vestito. Accade poi un evento rarissimo: Mario ha lavato
la macchina per il ballo del giorno dopo.
Finalmente è arrivato il giorno del ballo e il detective
è tutto contento ma anche un po' agitato. Il detective si
è vestito in modo impeccabile ma è arrivato in ritardo
perché la sua macchina si è fermata sull'unica stradina
sterrata per arrivare all'antica villa della contessa ed è
costretto a terminare il tragitto a piedi. Appena arrivato si sente, di
primo impatto, in imbarazzo perché lì c'è solo
gente molto ricca. Appena entrato il maggiordomo è molto
scortese con lui perché ha iniziato a redarguirlo sul fatto che
non si deve arrivare in ritardo a una festa. A Mario non importa di
questo e va subito a salutare la contessa. Un grande lampadario di
cristallo illumina a giorno il grande salone. La contessa ferma per un
minuto il ballo per annunciare il suo fidanzamento con Marco, il
padrone della concessionaria Maserati del paese vicino. La contessa
è già andata a modificare il testamento in cui lascia
tutta la sua eredità a Marco. In quel momento la corrente si
interrompe per una decina di minuti in cui si sente un gran frastuono e
quando torna la corrente la contessa è stesa a terra in un lago
di sangue schiacciata dal lampadario. Mario la tocca esterrefatto
per capire se è morta. Subito Marco chiama un'ambulanza ma
nella fretta sbaglia numero e se ne accorge solo dopo dieci
interminabili minuti. Quando l'ambulanza arriva non c'è
più nessuna speranza per la povera contessa. Un paesino della
provincia di Lecco è stato catapultato in un mistero. Il
detective ordina agli invitati di non toccare niente e di lasciare
tutti i nomi alla polizia. Il giorno successivo Mario si informa sulla
storia della contessa e in paese chiede se qualcuno aveva mai avuto
questioni con lei. Dalle sue indagini vengono a galla solo vecchi fatti
ma lui li considera ugualmente. In visita al paese vi è un
signore che si trova lì per lavoro ma che, guarda la
coincidenza, aveva avuto questioni con la contessa Antonia. La
contessa si era arricchita alle spalle della famiglia di
quell'uomo. Lui aveva investito dei soldi nelle aziende di Antonia che
poi però erano fallite. Aveva già provato molte volte a
farsi ridare i soldi perché secondo lui il fallimento era stato
intenzionale. Questo signore si chiamava Giovanni e per farsi ridare i
soldi era arrivato anche a minacciare la contessa; ma poi ci aveva
rinunciato. Il tutto sino a pochi giorni prima quando Antonia aveva
ricevuto lettere di minacce da parte di un anonimo signore. Esse
citavano:”Io non mi sono scordato di quello che ci hai fatto. Te
la farò pagare.”
Un altro signore che aveva avuto motivi d'attrito con la contessa era
proprio il maggiordomo Fabrizio. Si diceva che Antonia avesse
volontariamente provocato l' incidente al nonno di Fabrizio,
schiacciandolo sotto una pressa, solo per rilevare la sua
fabbrica. Antonia era stata indagata per omicidio ma era stata subito
scagionata per insufficienza di prove. Il padre di Fabrizio
però, non contento, aveva ucciso il marito di Antonia.
Il padre di Fabrizio venne imprigionato e morì in prigione.
Mario si reca nell'hotel dove soggiorna Giovanni, per interrogarlo.
Egli lo respinge in malo modo e gli dice che quei fatti sono ormai cose
vecchie e che se avrebbe voluto fargliela pagare alla contessa non si
sarebbe certo fatto scoprire. Le uniche altre due persone che destano
sospetti erano il maggiordomo e il fidanzato. A Mario però non
era chiaro come, cosa e chi aveva fatto cadere il lampadario. Mario va
dal maggiordomo per interrogarlo. Il maggiordomo lo accoglie sempre con
il solito carattere scontroso ma nel suo comportamento c'è un
velo di tristezza. Il maggiordomo gli spiega che era tutta acqua
passata la storia dell'incidente e che Antonia aveva già
sofferto abbastanza. Mario sta andando alla villa per controllare la
scena del crimine quando sulla stradina sterrata incontra un
fuoristrada nuovo fiammante che torna dalla villa. Alla guida vi
è un uomo dal volto coperto. Mario decide di inseguirlo. Sulla
strada che porta al paese confinante, la sua vecchia Volvo lo lascia a
piedi. Lui cerca di forare le gomme all'inseguito con la sua rivoltella
ma non ci riesce. Mario si è messo ad imprecare e sconsolato
chiama il carro attrezzi. Finalmente si è deciso a cambiare
macchina dopo quest'ennesimo guasto. Ha deciso di comprare un
fuoristrada, un Land Rover Defender nuovo di zecca. Il meccanico ne
è molto contento. Finalmente riesce ad andare alla villa.
All'inizio ha un po' di paura nel trovarsi da solo in quella villa
così tetra. La grande macchia di sangue risalta sul pavimento
nero e il lampadario frantumato per terra da un'aria molto lugubre alla
casa. Esaminando la catena del lampadario nota qualcosa di
strano: tutti gli anelli della catena sono intatti e non arrugginiti
come si pensava. Se ne va dalla casa per informarsi sulla macchina
nera. Appartiene al fidanzato della contesa. Mario si reca da lui ma il
fidanzato gli dice che non si era fermato perché temeva di
essere arrestato per contaminazione della scena del crimine. Mario se
ne ritorna sconsolato alla villa per ricontrollare il lampadario.
Esaminando attentamente la catena nota che non si è rotta
casualmente ma che è stata tranciata. Sulla catena non ci sono
impronte digitali ma vi è un filo nero. Lo porta alla
scientifica e lo fa esaminare. Appartiene ad una giacca come quella
indossata dai camerieri della contessa ma anche da Marco. I sospettati
sono ormai solo due. Mario si ricorda che la caduta del lampadario era
stata preceduta da uno strano rumore, poteva essere stato il cadere di
un vassoio. Nel muro vicino al filo del lampadario c'era un foro e
dentro vi era un proiettile. La catena è stata tranciata da un
proiettile che poi si è conficcato nel muro. Ormai bisognava
solo scoprire a quale fucile appartenesse quel proiettile ma
soprattutto come una persona avesse fatto a portare un fucile da caccia
ad un ricevimento senza dar nell'occhio. Mario convoca Marco e Fabrizio
nella villa e mostra ad entrambi il proiettile da caccia trovato e dice
a tutte e due di confessare perché sarebbe stato meglio per
loro. Nessuno confessa ma Mario si fa dare i fucili da caccia di
entrambi.
Sia Marco che Fabrizio risultano positivi al test della paraffina.
Tutti e due dicono che sono andati a caccia ma Mario non ci crede e fa
analizzare alla scientifica i fucili e il proiettile da un suo amico.
Il risultato sarebbe arrivato dopo tre giorni. In quei giorni Mario da
l'ordine ai due sospettati di non lasciare il paese senza avvisare lui
o la polizia. Essi accettano anche se molto contrari. Mario porta la
sua Vespa ad un raduno di moto d'epoca dove conosce un nuovo amico.
Franco, il nuovo amico, fa anche lui il detective e possiede un MV
Agusta quattro cilindri del millenovecentosessantotto. Davanti ad un
paio di birre Mario spiega il caso a Franco e soprattutto del
particolare non chiaro di come avessero potuto portare il fucile.
Franco gli spiega che secondo lui era stato Fabrizio. Lui avrebbe
potuto nascondere il fucile in qualche punto poco in vista e in un
secondo momento sarebbe andato a riprenderlo. Mario spiega a Franco che
non era possibile perché era sempre stato nella sala. L'aveva
lasciata solo pochi secondi prima per andare in cantina a prendere il
vino. Franco gli apre gli occhi. In quei minuti Fabrizio è
andato a staccare la corrente con la scusa di andare in cantina, ha
preso il fucile e staccato la catena con un colpo sparato con il
silenziatore. A Mario viene in mente un particolare fondamentale:
Fabrizio non aveva riportato il vino, ma era rimasto nello stesso
medesimo punto di dove era prima. Mario ringrazia molto Franco e mezzo
ubriaco torna in paese. Si precipita dal maresciallo e gli spiega
tutto. Ora manca solo il movente. Nel frattempo i risultati del test
sono arrivati. Mario fa convocare Marco e Fabrizio in questura e
insieme al maresciallo spiega che se avessero confessato la pena
sarebbe stata ridotta. Tutti e due tacciono. A quel punto Mario apre i
risultati: la pallottola apparteneva al fucile di Fabrizio. Fabrizio si
finge sorpreso e chiede come avrebbe fatto secondo lui a portare il
fucile al ricevimento. Mario spiega:- Tu hai nascosto il fucile vicino
all'impianto elettrico in cantina. Pochi secondi prima che saltasse la
luce sei andato in cantina con la scusa di andare a prendere il vino ma
hai solo staccato la luce e poi con tutta calma sei andato in salone,
hai sparato alla catena e hai riposto il fucile. Io sostengo ciò
perché al tuo ritorno dalla cantina non hai portato il vino. A
quel punto Fabrizio crolla.
-l'ho uccisa perché mi trattava come un cane, ero poco
più di uno schiavo. Nonostante ciò non l'avrei uccisa se
non l'avessi sentita parlare al telefono. Lei stava dicendo:- Come ti
devo versare i soldi per l'omicidio? Poi ho sentito:- Quindi 500
000€ sul conto 1523004. A quel punto non ci ho più visto
dalla rabbia e ho architettato il modo per ucciderla. È andato
tutto come ha descritto lei, ma ha dimenticato di dire che mi sono
divertito moltissimo.
-Portatelo in cella! Ordina il maresciallo.
Mario si scusa con Marco per averlo sospettato dicendo che però
è solo il suo lavoro. Marco capisce e dice che l'importante
è che la verità sia venuta a galla.