«Drin, drin, driiin.» Cerco il telefono per rispondere, mai
che questi cordless siano al loro posto. Finalmente lo trovo, dietro un
cuscino del divano e per fortuna squilla ancora: «Pronto?»
«Ciao Bianca, sono io, Federico. Fra qualche ora arriverò
con il treno a Verona. Inizia a preparare la mia stanza.»
«Wow, che sorpresa! Va bene, ti aspetto. » rispondo sinceramente contenta.
E' mio cugino Federico a cui sono molto affezionata. Abita a Carate
Brianza, una piccola cittadina della provincia di Monza. Ha
l’abitudine di venirmi a trovare una volta ogni due mesi
perchè è innamorato dell’atmosfera della mia
città. Abito alla periferia di Verona, nel quartiere Milano, in
via San Marco, vicino al canale Camuzzoni. Mi piace questa zona
perchè è tranquilla, nonostante sia vicina allo stadio e
alla piscina comunale. Sono le nove del mattino ed è l’ora
giusta per fare una passeggiata, costeggiando il canale fino alla porta
Palio: è sempre bella da vedersi con le sue cinque arcate di
forma classica. Se mi avanza tempo visito anche il giardino zoologico.
Il sole splende ed è una giornata afosa d’estate. Non
c’è molta gente in giro con questo caldo, credo
preferiscano tutti stare in casa. Come sempre incontro Tommaso, il mio
vicino. Esce da casa alla mattina presto e non rientra più fino
a tarda sera. Passa tutta la giornata in bicicletta per le vie di
Verona. Tutti lo conoscono. E’ un amante della natura ed è
molto cordiale. Guardo l’orologio: è tardissimo! E’
meglio tornare a casa perché è già mezzogiorno
passato. Al giardino zoologico ci tornerò domani mattina con mio
cugino. Mi sono messa a correre, ma a casa c’è già
Federico ad aspettarmi. Per fortuna l’ultima volta che è
venuto a trovarmi gli ho lasciato una copia delle chiavi di casa. Ha
già sistemato le sue cose in camera ed ha anche preparato il
pranzo. «Scusa per il ritardo, ma….». Non trovo le
parole per farmi perdonare. «Hai dimenticato la strada di
casa?» mi dice sorridendo Federico. «Mi dispiace»,
rispondo correndogli incontro per abbracciarlo. Sul tavolo noto un
pacchettino incartato. « Di chi è quello?» gli
chiedo. «Di chi vuoi che sia? Ti ho portato un pensierino. Non
è niente di speciale, ma sono sicuro che ti
piacerà». «Posso aprirlo?» «Certo, poi
però mangiamo perché la pasta è già in
tavola» accondiscende Federico, ben conoscendo la mia
curiosità ed impazienza. Mi affretto ad aprire il regalo, io
adoro le sorprese. E’ un libro sulla natura. Infatti, a me piace
stare all’aria aperta a passeggiare lungo il canale e visitare
posti nuovi. Inoltre amo la musica, anche se non ho preferenze per un
genere particolare. Quando vado a lavorare a piedi l’ ascolto e
spesso vado anche ai concerti. Il mio ufficio, dove sono impiegata come
segretaria, è a circa dieci minuti da casa, anche se però
vorrei diventare un’investigatrice professionista. Mi piace
indossare vestiti comodi e non m’interessa seguire la moda. Sono
abbastanza alta e porto spesso i capelli legati in una coda
perché sono molto lunghi. In fondo sono una persona normale come
tutte le altre.
« Bianca, ti è piaciuto il mio regalo?» mi ha
domandato Federico. «Certo che si! Mi conosci proprio bene. Ora
però mangiamo.» Abbiamo trascorso il pomeriggio come tutte
le volte in giardino dietro casa ed in piscina. A tarda sera, dopo una
lunga chiacchierata, siamo andati ognuno nella propria stanza a
dormire, stanchi ma felici. Domani ci aspetta una favolosa giornata,
anche se non voglio anticipargli cosa faremo: deve essere una sorpresa.
Mi sveglio alle 08.00 e vado a vedere se Federico sta ancora dormendo,
ma la porta della sua camera è aperta. Il letto è sfatto.
Scendo in cucina; magari sta già facendo colazione. Non
c’è neanche lì. Sto cominciando a preoccuparmi: in
casa non c’è. Mi vesto ed esco nella via, forse è
andato a fare una passeggiata. Busso alla porta d’Isabella, una
mia cara amica che abita a due minuti da casa mia. «Toc,
toc» «Chi è a quest’ora della mattina? »
«Scusa Isabella, non volevo disturbarti, ma ho bisogno di
…» Subito lei, senza neanche farmi finire la frase, si
affretta a dire « Non me ne parlare, questa notte mi hanno
derubato! Mi hanno portato via tutti i soldi che avevo in casa, il
cellulare, il computer portatile nuovo che avevo appena comprato,
l’argenteria e tutti i miei gioielli. Ora ho la casa a soqquadro,
ma ho già chiamato la polizia. A te Bianca, cosa è
successo?» Le rispondo: «Mi dispiace molto per te,
però questa mattina Federico non era più nella sua
stanza. L’ho cercato dappertutto, ma non riesco a trovarlo.»
«Ascolta Bianca, non stai cercando uno spillo. È tuo
cugino e ti vuole bene, perché dovrebbe scappare senza dirtelo?
Vedrai che torna. Forse si è svegliato presto ed è andato
a fare una passeggiata» mi ha risposto Isabella da amica.
«L’ho chiamato sul cellulare, ma non mi risponde. Ho
provato e riprovato ma non c’è nulla da fare. Ho fatto un
giro nei negozi, ho percorso un tratto di via lungo il canale, ma non
c’è traccia di lui. Non mi ha nemmeno lasciato un
biglietto. In ogni modo se ho notizie ti faccio sapere. Grazie e
ciao».
«Ciao, se so qualcosa a proposito di tuo cugino ti chiamo».
Poi mi è venuta in mente una cosa: «Aspetta Isabella, so
che mio cugino non è tipo da queste cose, però potrebbe
aver rubato in casa tua e poi essere scappato. È successo tutto
nella stessa notte e anche se mi addolora dirlo potrebbe essere il
colpevole.» «Ascolta Bianca tuo cugino non farebbe mai una
cosa del genere. Ti do un consiglio: denuncia la scomparsa alla
polizia, ti aiuteranno a trovarlo.» Seguendo il suo prezioso e
logico consiglio ho chiamato subito il 113 per denunciare la sua
scomparsa. La polizia ha passato tutta la giornata a cercarlo e mi
hanno aiutato anche alcuni miei amici: Tommaso e altri vicini di casa.
Sfortunatamente e con grande delusione le ricerche sono state inutili.
Non ho dormito per tutta la notte. Sono stata alzata a pensare e
ripensare a cosa poteva essere successo, stando vicino al telefono e
sperando che Federico mi chiamasse. Di solito ad ogni minimo rumore mi
sveglio. Avrei dovuto sentire i suoi passi scendere dalle scale, visto
che la sua camera è al piano superiore, oppure il rumore della
porta aprirsi e chiudersi. Perché non avevo sentito niente?
Perché proprio questa volta che avrei dovuto svegliarmi? Dove
sarà ora? Mi facevo domande a cui non potevo rispondere.
Guardavo le lancette dei secondi girare e i minuti sembravano ore. Alla
fine, quando già stava albeggiando, vinta dalla stanchezza e
dallo stress, mi sono addormentata. Verso le otto e trenta mi hanno
suonato il campanello «Chi è?» biascico assonnata.
«La polizia». Subito le ho aperto. «Abbiamo trovato i
soldi, i gioielli e gli altri oggetti rubati alla signora Isabella
Melotti in un sacchetto dietro ad un albero vicino al canale durante le
ricerche di suo cugino. Abbiamo restituito la refurtiva alla legittima
proprietaria. Non sappiamo se il furto sia in qualche modo collegato
con la scomparsa da lei denunciata del signor Federico Malatesta. La
scientifica sta analizzando le impronte digitali presenti sul sacchetto
e sugli oggetti rubati per vedere se corrispondono a qualche
pregiudicato schedato. Dovrebbe cortesemente fornirci un oggetto che ha
toccato ieri suo cugino, per poterle raffrontare anche con quelle. Ci
scusi, ma tale controllo è doveroso, data la coincidenza tra il
furto e la sua scomparsa. Comunque le ricerche stanno proseguendo e la
terremo informata di qualsiasi sviluppo.» Velocemente come sono
arrivati se ne sono andati, lasciandomi con le idee ancora più
confuse. Ho chiuso la porta e sono andata sul divano: non può
essere proprio mio cugino il colpevole del furto. Chiamo Isabella,
forse lei mi schiarirà le idee. «Pronto?» risponde
tempestivamente Isabella. «Ciao, sono io, Bianca. E’ appena
passata la polizia ad avvisarmi del ritrovamento della refurtiva. Te
l’hanno già riportata?» «Si, meno male che
c’è tutto, più che il valore economico ad alcuni
oggetti sono proprio legata affettivamente da bei ricordi. Ma mi sembri
preoccupata o sbaglio?» «No, non sbagli. La polizia ha
aggiunto che la scomparsa di Federico ed il furto potrebbero non essere
delle coincidenze e quindi essere in qualche modo collegati. Sospettano
anche di Federico, stanno verificando le impronte digitali.»
rispondo con voce tremante, trattenendo il pianto.
«Ascolta, lo so che può sembrare un’idea stupida, ma
tu hai sempre avuto un grande sogno, volevi diventare
un’investigatrice. Adesso potresti realizzarlo. Cosa ne
pensi?». «Forse…se inizio a ricostruire la storia
dall’inizio, a pensare ai dettagli e provare a fare delle
ipotesi. Magari riusciamo ad arrivare alla soluzione. Federico lo
lasciamo cercare anche dalla polizia, nulla ci vieta di cercare di
capire cosa è successo e…» «Scusa,
perché parli al plurale quando l’investigatrice sei
tu?» m’ interrompe Isabella. «Per prima cosa io non
sono un’investigatrice e poi tu mi aiuterai, non è
vero?». «E’ una domanda trabocchetto? Si, certo che
ti aiuterò. A che servono le amiche? Ci vediamo dopo colazione
al ponticello sul canale vicino a casa tua, ok? ». Sollevata
dalla sua risposta prontamente acconsento «Va bene, ci vediamo
dopo, ciao e grazie anticipate».
Vado in cucina a prepararmi un caffè per colazione. Non ho
affatto fame. Subito dopo esco di casa e raggiungo in poco tempo il
ponticello sotto il quale passa l’acqua del canale. Non trascorre
molto tempo e vedo già Isabella in fondo alla via. Le corro
incontro. «Isabella meno male che sei arrivata!» «Mi
stavi aspettando da tanto tempo?» mi chiede dispiaciuta.
«No, sono appena arrivata anch’io; cosa ne dici se intanto
che parliamo camminiamo lungo il canale? Magari notiamo qualcosa di
insolito. »
Isabella risponde senza esitare «Buona idea!». Mentre
discutiamo vedo qualcosa galleggiare in fondo al canale. «
Isabella cos’è quello?» «E’ soltanto un
sacchetto che galleggia.» Continuiamo a camminare e inizio a
pensare che Isabella ha torto, così le dico: «Guarda che
per me quelli sono indumenti, andiamo a vedere da più
vicino.» Purtroppo l’oggetto sconosciuto si trova sotto un
ponte all’ombra e non si riesce a vedere niente.
Prendo un bastone, trovato sulla riva e provo a spingerlo alla luce del
sole «Dai Bianca ce la puoi far…AAAAAAAH! »
«Isabella cosa è successo, che bisogno c’è di
urlare?» le ho domandato perplessa. «Credo che dovresti
venire a vedere immediatamente.» Mi avvicino; nell’acqua
che galleggia non c’è nè un sacchetto e né
degli indumenti ma un cadavere, e non uno qualsiasi, ma mio cugino
Federico.
Rimango scioccata, non ci posso credere, mi prende un nodo alla gola e
le lacrime mi scendono sulle guance. Isabella intanto sta già
avvisando la polizia del ritrovamento del cadavere di Federico. Non
trovo le parole; continuo ad osservare il mio povero cuginetto che
galleggia sulle acque del canale Camuzzoni. Arriva la polizia e nota
che dalla testa esce del sangue: che sia stato colpito? «Lei
è la signora Bianca Maped? »Mi aveva chiesto la polizia .
«Sì sono io. Cosa c’è? Mio cugino è il
colpevole del furto e poi pentito si è buttato nell’acqua
per suicidarsi ?» ho chiesto io istintivamente.
«No, assolutamente. Le impronte digitali presenti sul sacchetto
dei gioielli rubati non sono quelle di Federico Malatesta ma di un
certo Tommaso Padovani: è un criminale ricercato di cui si erano
perse le tracce da anni e adesso ha fatto visita proprio qui. Ora
togliamo il cadavere dall’acqua e poi proseguiremo con le
indagini. Arrivederci signora. »
Decido di continuare comunque le mie ricerche nonostante lo shock.
Avviso quindi Isabella della mia decisione e per prima cosa andiamo nel
suo giardino dove potrebbero esserci impronte del ladro che secondo la
polizia è un certo Tommaso; non so se può essere il mio
vicino di casa ma almeno un indiziato ce l’ho. Come pensavo ci
sono impronte vicino alla finestra e un sasso sporco di sangue. Che sia
l’arma che ha colpito Federico? Nel pomeriggio ho confrontato le
impronte nel terreno con quelle delle scarpe di Tommaso prese in
“prestito”. Coincidevano perfettamente .
Ho portato ad analizzare al laboratorio della polizia il sangue sul
sasso per vedere se era quello di mio cugino e, come pensavo, avevo
ragione .
Quindi se il ladro è Tommaso, la ragione per cui ha ucciso
Federico è perché l’ha visto durante la rapina e
poteva riconoscerlo. E’ stato testimone oculare, ed io che avevo
dubitato di lui. La polizia ha arrestato Tommaso, gli ha preso le
impronte digitali, che coincidono con quelle di Padovani. Non avevo
alcun dubbio. L’ispettore si è congratulato con me per
l’aiuto che gli avevo dato consigliandomi di fare il corso per
investigatrice, perché secondo lui ho delle buone
capacità.
In questo momento sono ancora troppo triste per la morte di mio cugino,
ma chissà, forse un giorno, potrei prendere in considerazione
anche questa possibilità. Ora me ne torno a casa. Ho bisogno di
una bella doccia e di una cara amica che mi stia vicino questa sera.