PROGETTO CAMELOT
Gestito dalla cooperativa DIAPASON all'interno di ELPIS Legge 45/99 FNLD
in collaborazione con i Comuni di Albiate, Besana, Briosco, Carate, Renate, Triuggio, Veduggio e Verano

 

APPROFONDIMENTI - Anno Scolastico 2003/04

Genitori e figli preadolescenti: verso una nuova comunicazione

Premessa
In seguito alla serata di presentazione del servizio di sportello del Progetto Camelot tenutasi nello scorso mese di febbraio, gli operatori hanno realizzato un breve documento di sintesi dei contenuti trattati e riguardanti il tema della comunicazione. Si è pensato di illustrare il pensiero teorico che prende origine da Maslow, per essere poi sviluppato da Carl Rogers e Tomas Gordon; i tre psicologi americani hanno centrano l'attenzione sulla relazione genitore/figlio e sulle possibilità di una comunicazione efficace. Gli aspetti approfonditi riguardano le tecniche di comunicazione presentate nel corso della serata, che avevano suscitato interesse e partecipazione nei numerosi genitori presenti. In vista del lavoro del prossimo anno scolastico stiamo ragionando, insieme alla Scuola, per organizzare piccoli gruppi di approfondimento costituiti da genitori, proprio sul tema della comunicazione. A presto arrivederci
L'équipe del progetto
Riccardo Giudici e Fabrizio Gerlo

LA COMUNICAZIONE EFFICACE
Un interessante contributo per la realizzazione di un miglior clima per una comunicazione efficace viene offerto dall'applicazione del metodo di Gordon, che integra il pensiero di Maslow e di Rogers.
MASLOW
Charles Maslow si è interessato della "psicologia della salute" come integrazione della "psicologia della malattia". L'autore ha cercato di osservare attentamente le personalità sane e completamente realizzate, suggerendo il modo per non entrare nella malattia e per sviluppare aspetti positivi della personalità. Egli, quindi, privilegia la prevenzione, dove per prevenzione intende la possibilità di promuovere l'evoluzione delle personalità sane, evitando l'insorgere di patologie. Secondo Maslow, l'uomo è di natura buona, così come sono buoni i suoi bisogni fondamentali, i suoi sentimenti, le sue capacità. L'autore sottolinea inoltre che l'uomo ha una evoluzione individuale che inizia nei primi anni di vita e non ha mai termine. La concezione dell'uomo che ne deriva è senza dubbio ottimistica: un approccio al bambino in "positivo" facilita la sua "natura buona" creando attorno a lui un clima di fiducia e libertà.Il genitore, nel suo ruolo di guida, per una sana crescita, deve favorire nei propri figli alcune qualità:

Maslow ha scoperto che queste qualità si riscontrano nelle persone autorealizzate, che hanno cioè soddisfatto ad ogni livello i loro "bisogni". Quando i bisogni non sono soddisfatti le persone avranno problemi di crescita e di sviluppo personale.

La gerarchia dei bisogni secondo Maslow è la seguente :

I bisogni sono organizzati gerarchicamente secondo un criterio di priorità e di forza; il bisogno primario e concreto di sopravvivenza è realizzato pienamente nelle nostre attuali realtà, quindi l'attenzione si concentra maggiormente sui bisogni di ordine psico-sociale che prevedono una maggiore attenzione alle fasi evolutive dei figli e delle persone in generale. Un grande vantaggio che la teoria di Maslow ci offre è quello di fornirci un fondamento logico per guardare le persone "problematiche" semplicemente come persone con bisogni insoddisfatti, senza per questo doverle giudicare "cattive" o "pericolose". Dalle formulazione teoriche e dalle ricerche di Maslow ci si pone l'interrogativo di come genitori ed insegnanti debbano porsi in relazione con il ragazzo per aiutarlo a crescere sano. Una risposta a questo interrogativo ci viene da Carl Rogers.

CARL ROGERS
Lo studioso pone al centro di tutto il processo educativo la relazione fra genitore/figlio (e insegnante/allievo), relazione fondata su stima e rispetto reciproci; in questa ottica l'adulto di riferimento deve saper essere autentico e il ragazzino può sentirsi in ogni momento accettato e amato. Seguendo l'approccio di Rogers, l'adulto di riferimento può essere in grado di stabilire un rapporto efficace con il ragazzo. Deve essere genuino, essere cioè se stesso, in grado di esprimere i propri sentimenti positivi o negativi; deve avere stima delle capacità del ragazzo; deve avere comprensione, empatia, riuscendo cioè a capire ciò che prova il ragazzo (il suo vissuto interiore), senza valutare o giudicare. Tutta la vita è apprendimento e l'adulto è un facilitatore dell'apprendimento. L'adulto sarà un facilitatore se stabilirà un clima di fiducia e se metterà a disposizione del ragazzo le sue capacità e conoscenze. L'adulto dovrà inoltre essere autentico, riconoscere i propri limiti e partecipare a livello emozionale alla vita del ragazzo. In qualsiasi situazione della vita è fondamentale riuscire a stabilire un autentico rapporto interpersonale e a tal fine è importante " saper ascoltare".

IL METODO INTEGRATO: GORDON
Thomas Gordon propone alcune metodologie utili per impostare un'efficace relazione fra genitore e figlio. Sottolinea il fatto che generalmente gli adulti tendono a controllare ogni azione del ragazzo favorendone spesso la dipendenza anziché l'autonomia. Questo perché non sono abituati a trovare una soluzione agli inevitabili conflitti senza che ne escano vincitori o vinti. Il genitore che tenta di dimostrarsi come una persona che sa tutto, senza difetti e che non sbaglia mai, sarà sempre in continua tensione, specialmente per mantenere la disciplina e il rispetto delle regole. Gordon sostiene, come Rogers, che il genitore dovrebbe tenere un atteggiamento genuino, autentico, esprimendo i propri sentimenti positivi e negativi. Dovrebbe, inoltre, accettare il figlio per quello che è, facendogli sentire che gli viene data fiducia senza criticarlo o correggerlo continuamente. Dovrebbe entrare in un rapporto di empatia con il figlio trovando strategie per una migliore comunicazione.

I COMPORTAMENTI INADEGUATI DEI RAGAZZI E TECNICHE DI COMUNICAZIONE

Due sono le tecniche che Gordon propone per modificare i comportamenti inadeguati attraverso la comunicazione:

Quando usare le diverse tecniche: di chi è il problema?
Per capire quando usare l'uno o l'altro metodo risulta molto importante capire a chi appartiene il problema che si vuol provare a risolvere. Proviamo a fare due semplici esempi, osservando la "finestra" disegnata qui sotto e provando a porre i comportamenti accettabili in alto e quelli inaccettabili in basso:
esempio 1 un ragazzino prende una valutazione negativa in una verifica di scuola, il problema sarà suo e dovrà interrogarsi su come risolverlo per evitare di ripetere l'esperienza, partendo dai fatti che lo hanno portato in questa situazione. E' un comportamento accettabile per il genitore, se intendiamo il termine nell'accezione di "possibile": è possibile/accettabile che mio figlio abbia preso una insufficienza a scuola e questo può rappresentare un problema per lui.
esempio 2 un ragazzino lascia sempre la sua stanza in disordine e il genitore deve spesso provvedere a riordinarla; in questo caso il problema appartiene al genitore che deve riuscire a manifestare la sua fatica ad assumere controvoglia un compito che spetta al figlio e che viola le sue esigenze di adulto; per questo è un comportamento inaccettabile e può rappresentare un problema per il genitore.
Osserviamo la "finestra": nel primo esempio il problema appartiene al figlio e quindi va collocato nella parte alta della , mentre nel secondo esempio il problema verrà posto nella parte bassa perché appartiene al genitore. Nella parte centrale vanno collocati tutti quei comportamenti che non generano nella relazione genitore/figlio alcun problema; è questa la situazione in cui la relazione può diventare la fonte primaria del confronto e dello scambio verso l'evoluzione e l'autorealizzazione delle personalità dei ragazzi.

Comportamenti accettabili

Esprimono un problema per il figlio

Nessun problema

Non esprimono né causano problemi: è la situazione ideale per l'insegnamento/apprendimento

Comportamenti inaccettabili

Esprimono un problema per il genitore


La soglia di collocazione dei comportamenti e quindi dei problemi non è rigida ma varia a seconda del tempo, del luogo e delle condizioni psicofisiche del genitore e del figlio. Un comportamento accettabile, per esempio, in certe situazioni non lo è in altre. Ci sono quindi comportamenti che il genitore accetta perché adeguati (collaborare, studiare, discutere…); altri che accetta perché non disturbano (isolarsi, distrarsi,…); altri che non accetta perché impediscono un rapporto sereno (non rispettare le regole, non rispettare gli impegni presi…).
Nel momento in cui il genitore collocherà il comportamento e quindi il problema nella "finestra" potrà applicare la tecnica adatta per provare a risolvere le varie situazioni che si vengono a determinare: ee il problema è del figlio si interverrà usando l'ascolto attivo; se invece è un problema del genitore interverrà con il "messaggio io".

IMPORTANZA DI UN MESSAGGIO EFFICACE
Quando i figli hanno un problema, i genitori cercano di aiutarli con dei "buoni consigli", con dei "suggerimenti" tratti dalla loro stessa esperienza o invitandoli a riconoscere la realtà dei "fatti" ed ad attenersi ad essa. Nonostante le buone intenzioni, spesso questi tentativi non riescono a risolvere i problemi e finiscono per bloccare la voglia di comunicare nel ragazzino. Questi tentativi vengono definiti "barriere della comunicazione "e sono dodici:

  1. dare ordini, comandare, dirigere;
  2. minacciare, ammonire, mettere in guardia;
  3. moralizzare, far prediche;
  4. offrire soluzioni, consigli, avvertimenti;
  5. argomentare, persuadere con la logica;
  6. giudicare, criticare, biasimare;
  7. fare apprezzamenti, manifestare compiacimento;
  8. ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte;
  9. interpretare, analizzare, diagnosticare;
  10. rassicurare, consolare;
  11. indagare, investigare;
  12. cambiare argomento, minimizzare, ironizzare.

Per non incorrere nel pericolo di reagire verbalmente usando delle "barriere" che comunicano la non accettazione del problema del ragazzino, Gordon consiglia la tecnica dell'ascolto attivo. Ascoltare una persona, infatti, aiuta a liberarla di ciò che la opprime facendole inoltre capire che è accettata con tutti i suoi problemi e che questi possono essere affrontati e risolti. Quando si è tentati di rispondere utilizzando una 'risposta tipica', Gordon consiglia di fare questo esercizio: immedesimarsi empaticamente nell'altro e chiedersi: come mi sentirei se volessi esprimere un'idea, un'emozione, un sentimento e l'altro mi rispondesse con un ordine, una minaccia, una predica, un consiglio ecc.? E' importante però ricordare che queste modalità di comunicazione non rappresentano una barriera nel momento in cui non sussiste alcun problema per il figlio o il genitore.

L'ASCOLTO ATTIVO
L'ascolto attivo prevede quattro momenti:

  1. l'ascolto passivo: permette al ragazzino di esporre, senza essere interrotto, i propri problemi (prestare attenzione concreta e totale al figlio);
  2. messaggi d'accoglienza: informano il ragazzo che il genitore lo segue e lo ascolta, possono essere non verbali (costante contatto con gli occhi, un cenno con la testa, un sorriso,…) o verbali ( "ti ascolto", "sto cercando di capire",…);
  3. inviti calorosi: incoraggiano il ragazzo a continuare il discorso, ad approfondire quanto sta dicendo ("vuoi dirmi qualcosa di più", "continua pure",…);
  4. ascolto attivo: l'adulto "riflette il messaggio del ragazzino, accogliendo solamente, senza emettere messaggi suoi personali o giudizi. L'ascolto attivo consiste, come del resto lo intende anche Rogers, nel cercare di comprendere quello che il figlio ci sta dicendo, per poi riformulare il pensiero con parole proprie per cercare un feed back sul proprio livello di comprensione dell'argomento con gli stessi sentimenti con i quali è stato espresso dal ragazzino.

L'ascolto attivo oltre a lasciare al ragazzo la gestione dei suoi problemi, evita fraintendimenti ed incomprensioni, ma soprattutto aiuta il figlio a cercare soluzioni autonome al problema, partendo dalle risorse che egli possiede e che sente di mobilitare. Va inoltre utilizzato come mezzo per esprimere la comprensione e l'accettazione del problema aiutando il ragazzo in crisi. Inoltre una modalità di conversazione con i figli basata sull'ascolto attivo li aiuta a prendere coscienza dei loro sentimenti, a temere molto meno le emozioni negative; il figlio viene anche reso più attento e ricettivo rispetto alle opinioni dei genitori, in una sorta di scambio empatico.

IL MESSAGGIO IO
Quando il comportamento del figlio provoca un problema al genitore, questi dovrà applicare, secondo Gordon, il metodo "messaggio io". Con questo metodo il genitore mette a "confronto" i propri sentimenti e bisogni con il comportamento inaccettato del ragazzo, esprime cioè cosa prova quando il ragazzo compie un'azione che può provocare determinati effetti indesiderati. I "messaggi io", a differenza dei "messaggi tu" ("perché continui a fare di testa tua…", "sei sempre disordinato…",ecc.) esprimono un sentimento di chi parla senza esprimere valutazione sul figlio che compie l'azione ponendolo di fronte agli effetti del suo atto e ai sentimenti che provoca negli altri. Il metodo "messaggio io" consta di tre momenti:

descrizione senza giudizio;

…quando trovo in disordine la camera…

effetto tangibile e concreto;

…sono costretto a pensarci io…

reazione agli effetti.

…ciò mi costa molta fatica e mi sottrae energie per le altre faccende…

Il genitore non userà più quindi "tu sei…" ma "io sento…".Il ragazzo sentirà che il genitore gli comunica il suo vissuto personale con autenticità ed onestà e non assumerà atteggiamenti di difesa; sarà facilitato ad entrare in sintonia emotiva con il genitore per capirne l'esigenza.

IL METODO SENZA PERDENTI
Quando l'ascolto attivo ed il messaggio &endash; io non ottengono gli effetti sperati e le esigenze di genitore e figlio entrano in conflitto, Gordon propone il "metodo senza perdenti". Quest'ultimo consiste nella ricerca comune di una soluzione soddisfacente per le due parti e per le reciproche esigenze. Se le due parti non subiranno sopraffazioni, ciascuno si forzerà di rispettare i diritti dell'altro e verrà trovata una soluzione che non comporterà nè vincitori, né vinti. Questo metodo va a sostituirsi ai due metodi più comunemente usati: l'autoritarismo e il permissivismo, entrambi fondati su un rapporto di forza dove il figlio, nel primo caso, o il genitore, nel secondo, escono sconfitti. Gordon definisce questo il metodo di risoluzione democratica dei conflitti.

IL PROBLEM SOLVING
Quando si presenta un problema al quale risulta molto complesso trovare una soluzione, si può ricorrere, secondo Gordon, all'applicazione del problem solving che consta di sei tappe:

  1. esposizione chiara dei problemi ai minimi termini, in modo sintetico;
  2. proposta delle soluzioni possibili, secondo le parti in causa;
  3. considerazione degli aspetti positivi e negativi delle proposte;
  4. scelta delle soluzioni idonee;
  5. predisposizione dei mezzi di attuazione della soluzione;
  6. verifica dei risultati ottenuti.

Questa tecnica verrà attuata dal figlio e dal genitore, discutendo, parlando e confrontandosi.
Utilizzando la tecnica del problem solving si possono ad esempio risolvere dei conflitti, oppure elaborare delle "leggi", cioè un regolamento in famiglia che verrà proposto dal figlio stesso e che per ciò sarà più facilmente rispettato.

Alcuni consigli per essere 'genitori efficaci':

Molta importanza, nella metodologia di Gordon, viene data all'ascolto in un clima di empatica accettazione. L'ascolto passivo, nel quale ci si astiene dal parlare, non senza comunicare all'altro il piacere di ascoltare quanto egli sta dicendo: lo si può fare con un sorriso, con uno sguardo, ecc.
Questo consente al figlio di esprimere le sue sensazioni, le sue emozioni in un clima di accettazione, che predispone alla crescita e al cambiamento Un altro tipo di ascolto è associato a frasi-invito, del tipo: "capisco", "davvero?", "ma guarda …". Nella comunicazione questi sono come dei segnali di via libera, che invitano a parlare, a raccontare.
Il piacere di ascoltare può essere anche espresso in modo verbale, con un 'raccontami come è andata', 'parla pure, ti sto ascoltando', 'dimmi cosa pensi di questa cosa', ecc. E' un modo un po' più direttivo, ma comunque esprime rispetto e considerazione.
E' una modalità empatica di entrare in relazione, come se si volesse entrare in contatto con le idee e le sensazioni dell'altro. Se un ragazzo si sente libero di esprimersi (e non giudicato, rimproverato, consigliato, minacciato e via dicendo) riesce a parlare di sé, dei suoi errori, cerca di capirne le cause ed a volte trova anche le soluzioni.

Conclusioni
Questa breve sintesi del pensiero di Tomas Gordon sulla capacità dei genitori di comunicare in modo efficace con i propri figli, non vuole avere la pretesa di esaurire un argomento così vasto come quello della comunicazione, ma vuole offrire alcuni spunti di ragionamento che ci sono sembrati particolarmente adatti alla fase evolutiva che i vostri figli stanno attraversando. Alcune indicazioni hanno carattere molto operativo e possono essere sperimentate; per un serio approfondimento consigliamo uno dei testi chiave del pensiero di Gordon sul Genitore Efficace.

T. Gordon "Né con le buone né con le cattive. Bambini e disciplina" Pagine: 184 Anno: 2001 ISBN: 88-87507-50-3 Prezzo: Euro 15,50

Carl Rogers "Potere personale" Astrolabio 1978